lunedì 21 settembre 2009

L'omicidio del "maestro più alto del mondo".

Daniele Naldone, il giornalista di Liberazione, ha scritto un bellissimo ma nello stesso tempo agghiacciante articolo su Mastrogiovanni. Lo ha intitolato "Il maestro più alto del mondo", proprio come lo definivano i suoi alunni delle elementari.

Purtroppo si parla al passato perchè è morto, ed è ancora una di quelle morti che ci dovrebbero far indignare e anche allarmare. Ringrazio Daniele perchè è l'unico giornalista che , tramite un piccolo quotidiano nazionale come Liberazione, mette in risalto questi omicidi di Stato.

D'altronde è stato l'unico a dedicare vari articoli su Niki. E spero che continui visto gli ultimi sviluppi a San Marino.

Care teste di capra qui c'è una questione profondamente ingiusta ed inquietante: perchè tutto questo silenzio da parte di tutti gli altri quotidiani, compresi Repubblica e l'Unità, giornali per i quali voi andrete a manifestare per la libertà di parola? Ma se sono loro i primi ad auto censurarsi? Perchè nessuno di loro ha affrontato gli omicidi nel carcere, o quelle tramite TSO come Casu e il maestro Mastrogiovanni?

Dobbiamo allarmarci teste di capra, perchè qui si muore facilmente, e la morte per mano dello Stato è frequente e colpisce tutti indiscriminatamente. E sono morti che passano appositamente inosservate con la complicità dei media e giornali, compresi quelli che considerate ingenuamente di "opposizione".


Ringrazio Daniele per avermi avvertito dell'articolo di domenica, ben sapendo che non cercavo mica articoletti da quattro soldi che parlassero dell'uscita di Brunetta o delle ultime barzellette o festini di Berlusconi. Perchè tanto di questi futili e fuorvianti articoli ne troverete a quintali, e ci si organizza pure una manifestazione di massa per difendere (e passatemela questa parola) queste stronzate.

Ecco l'articolo:

Quella di Francesco Mastrogiovanni, per le forze dell'ordine "noto anarchico", per i suoi alunni "il maestro più alto del mondo", è una storia di ordinaria persecuzione e di quotidiana repressione.
Una vita fatta di mille difficoltà, di tragedie messe alle spalle ma che lasciano un segno indelebile nella testa. Un'esistenza precaria fino all'ultimo giorno di libertà. Una storia di quelle che non vorresti mai raccontare ma che, come ci spiega il suo caro amico e compagno, il professore-editore anarchico Giuseppe Galzerano, «devi farlo, per rendere giustizia a Franco e far si che quanto gli è accaduto non si ripeta a nessun altro».
Liberazione è stato il primo giornale nazionale a denunciare la morte di Franco, deceduto nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7,20 di martedì 4 agosto. Pochi giorni dopo una mail inviata dal professor Galzerano ci ha fatto capire che qualcosa, in quella morte, non era chiara. Franco è stato ricoverato il 31 luglio per un trattamento sanitario obbligatorio. In quattro giorni è passato dalla calda spiaggia di San Mauro Cilento, dove stava trascorrendo le vacanze, al freddo marmo dell'obitorio dell'ospedale di Vallo della Lucania. Arresto cardiaco causato da un edema polmonare, hanno detto i medici. Ma c'è qualcosa di più che colpisce la nostra attenzione: Francesco Mastrogiovanni era salito agli onori della cronaca nei primi anni settanta per la morte di Carlo Falvella, giovane neofascista, vicepresidente del Fuan salernitano, ferito a morte durante l'aggressione dell'anarchico Giovanni Marini. Per capire in quale scenario sia morto il "maestro più alto del mondo", non possiamo fare altro che partire alla volta del Cilento per conoscere i parenti e i compagni. Il 9 settembre, nello splendido scenario di Castellabate è in programma la rassegna "Finisterre Plus", video, musica e performance dedicata a William Burroughs. "La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili". Un titolo, una frase, che spiega perché a Burroughs è stato accostato il racconto degli ultimi giorni di vita di Francesco Mastrogiovanni.
Ombra e violenza. Un resoconto dettagliato, quello fatto dal professor Galzerano e dall'ex sindaco di Montecorice, Giuseppe Tarallo, amico e compagno di Franco, che sembra costruito appositamente sullo sfondo persecutorio di una delle opere dello scrittore americano. Purtroppo, però, questa volta siamo al cospetto di una "storia vera" iniziata nel lontano 7 luglio 1972. Insieme a Giovanni Marini e Gennaro Scariati, Franco stava passeggiando sul lungomare di Salerno. Quel giorno era pieno di fascisti che da giorni cercavano di provocare Marini per avere la "scusa" di un'aggressione. Le sue indagini, all'epoca si diceva "controinformazione", sullo strano incidente stradale che il 27 settembre 1970 aveva provocato la morte sulla Roma-Napoli di cinque giovani anarchici calabresi, nei pressi di Ferentino, davano fastidio. Annalisa Borth, Giovanni Aricò, Angelo Casile, Francesco Scordo e Luigi Lo Celso si stavano recando a Roma per consegnare ai compagni della capitale i risultati di una loro inchiesta sulle stragi fasciste che avevano iniziato a insanguinare il paese, in particolare sul deragliamento del "Treno del Sole" Palermo-Milano del 22 luglio del 1970, nei pressi della stazione di Gioia Tauro. Giovanni Marini aveva scoperto che alla guida dell'autotreno, che procedeva a fari spenti, c'era un camionista con simpatie fasciste e che lo scontro avvenne precisamente all'altezza di una villa di Valerio Borghese. Erano iniziati a insinuarsi i primi dubbi sulla casualità dell'episodio. «Da allora su di lui incombeva una sentenza di morte alla quale sarebbe sopravvissuto per quasi trent'anni», spiega oggi il professor Galzerano. Giovanni, Franco e Gennaro si stavano recando a teatro. Ridiscendendo via Velia si trovano davanti a due giovani missini: Carlo Falvella e Giovanni Alflinito armati di lame. Franco accelera il passo per andare a parlare con loro. Dai racconti e dalle testimonianze del processo emerge come tentò di far da paciere ma, per tutta risposta, ricevette una coltellata ad una coscia da Alflinito e stramazzò a terra. I due compagni intervennero immediatamente e, nella rissa che ne seguì, Giovanni riuscì a disarmare Falvella ferendolo a morte con la sua stessa arma. Si costituì il giorno stesso mentre Franco venne trasportato in ospedale. Gennaro, invece, sarà immediatamente scarcerato perché minorenne. Da quel giorno il caso Marini finì su tutti i giornali: Giovanni era, per tutti, un mostro. «Per punizione», racconta il professor Galzerano, «peregrinava incessantemente da un carcere all'altro e a Caltanissetta venne rinchiuso in una cella senza luce da dove non smise mai di denunciare le aberranti condizioni di vita riservate ai carcerati». Per motivi di ordine pubblico il processo venne spostato da Salerno proprio a Vallo della Lucania. Marini viene condannato in primo grado a dodici anni (pena poi ridotta a nove in appello), Mastrogiovanni viene assolto ma allora per lui inizierà l'inferno. Un inferno in camicia nera fatto di minacce, telefonate minatorie, continue ritorsioni che lo porteranno ad emigrare al nord. A metà degli anni ottanta si trasferisce a Sarnico, sul lago di Iseo, in provincia di Bergamo, dove, per quindici anni, insegna nelle scuole elementari della zona. Ma la sua fama di "pericoloso anarchico" lo accompagnerà anche lassù. Il merito, questa volta, è delle forze dell'ordine che, con una nota, comunicano ai colleghi bergamaschi di non perderlo d'occhio. Inizia, così, una seconda fase di persecuzioni: questa volta condotta della forze dell'ordine.Alla fine degli anni novanta decide di fare ritorno a Castelnuovo Cilento.
Agli agenti del paese non sembra vero: ora avranno di che divertirsi. Per Franco la divisa diventa un incubo quotidiano che si trasforma in realtà il 5 ottobre 1999. Quel giorno per lui scattano le manette. Tutto inizia dall'ennesima, immotivata provocazione. Una multa per divieto di sosta a Vallo Scalo. Franco compie l'errore di mandare a quel paese un agente. Immediato l'arresto. Immancabili le botte nel commissariato. L'accusa è pesante: resistenza aggravata e continua nonché lesioni personali. Ovviamente Franco risponde con una controdenuncia per arresto illegale, lesioni personali, abuso di autorità e calunnia. Per lui scattano gli arresti domiciliari presso l'abitazione familiare, a Castelnuovo Cilento. Una beffa: il compito di controllarne l'osservanza viene affidato agli stessi carabinieri denunciati. Inizia il tormento al punto che diverse volte chiederà di tornare in carcere. Ma quando tutto sembra volgere per il meglio con il proscioglimento da ogni accusa, per Franco inizia la terza fase di persecuzione: quella dello Stato. Alla fine venti anni di angherie, soprusi, minacce, botte, lasciano il segno. Psicologicamente fragile, Franco si sente perseguitato. Ogni volta che incrocia una divisa, entra nel panico. Per due volte il sindaco di Castelnuovo firma la richiesta per un trattamento sanitario obbligatorio. Esperienza traumatica che Franco riesce a superare continuando ad insegnare. Adora i bambini e i bambini adorano questo maestro altissimo. Le uniche proteste dei genitori sono perché è poco severo. Di certo non una minaccia. Ma così non la pensa il sindaco di Pollica Acciaroli, Giuseppe Vassallo che ha formati contro di lui il Tso fatale. Il 30 luglio Franco si trovava nella località turistica cilentana quando, per l'ennesima volta, viene inseguito dai carabinieri. In preda al panico scappa. La pattuglia desiste. Il maestro trova rifugio nel bungalow del campeggio Club Costa Cilento. Un luogo tranquillo, per lui. Circondato da amici e persone che lo stimano come la signora Licia, la proprietaria del camping, che, di tanto in tanto, gli lascia i nipotini. Ma la mattina seguente l'incubo delle forze dell'ordine ritorna, prepotente. Arrivano sul posto una quindicina di carabinieri, una pattuglia dei vigili urbani, un medico dell'ospedale di Vallo della Lucania. Voglio portare Franco in ospedale. Il maestro scappa dalla finestra, si getta in mare, a nuoto raggiunge una secca. Per oltre due ore resta in acqua. Sopraggiunge anche una motovedetta della guardia costiera per avvertire i bagnanti che "è in corso una caccia all'uomo". Stremato, si arrende. Raggiunge la spiaggia, chiede una sigaretta, si fa una doccia. E' tranquillo. Consapevole di ciò che lo aspetta. Eppure, gli vengono fatte tre iniezioni. Sale sull'ambulanza e il suo ultimo messaggio è per la signora Licia. «Se mi portano a Vallo, non ne esco vivo». E così sarà. Dopo quattro giorni di Tso muore per un infarto causato da edema polmonare. Una morte naturale, "normale", dicono dall'ospedale. Ma dall'autopsia emergono particolari inquietanti. Franco aveva diversi lividi sul corpo e segni di lacci su polsi e caviglie. Era stato legato per tutti e quattro i giorni di Tso, anche se sulla cartella clinica non c'è traccia della contenzione. Ci rechiamo all'ospedale di Vallo per parlare con i medici. Nessuno apre bocca. Nessuno ha visto niente, anche se quattordici, fra medici e infermieri, sono tutt'ora sotto inchiesta. Tutti tacciono anche quando facciamo notare che le sbarre alle finestre e le porte del reparto chiuse a chiave non sono "normali". Chiediamo di parlare con i vertici dell'ospedale per avere dei chiarimenti che, puntualmente, non arrivano. «Quello che succede di sopra, non lo so» ci spiega, come se niente fosse, il vicedirettore. Ogni nostra domanda è un secco «no comment». Neanche quando domandiamo se avesse avuto notizia di una rissa al piano di sopra, cosa che spiegherebbe la contenzione (anche se non protratta per quattro giorni) e i lividi. «Quello che succede di sopra...». Certo, i dirigenti dell'ospedale non lo sanno. Rassicurante. Sta di fatto che un maestro elementare, che ha vissuto tutta la sua vita di precario insegnante, perseguitato da fascisti, forze dell'ordine, amministratori locali in quanto "noto e pericoloso anarchico", in poche ore è passato dalla calda spiaggia di Acciaroli al freddo marmo dell'obitorio dell'ospedale di Vallo della Lucania. Tutto per un trattamento sanitario obbligatorio deciso da un sindaco che non voleva avere problemi in una località che ha appena ottenuto la bandiera blu d'Europa e millanta di essere il paese di Ernest Hemingway. Come chiosa il professor Galzerano, «un falso storico senza precedenti».


Daniele Naldone



17 commenti:

angustifolia ha detto...

Non sai quanto mi addolori sentire questa storia: hanno prescritto un TSO (che voglio ricordare fu autorizzato anche durante il G8 dal Comune di Genova, perchè è un trattamento che può disporre il Sindaco, per quei manifestanti che davano in escandescenza - non bisognava opporsi alle manganellate gratuite?) per Franco con l'accusa di aver tamponato 4 auto, quando la sua non riportava alcun segno!
Io un'idea ce l'ho sulla sua morte, e cioè che gli abbiano "somministrato" un abusato elettroshock (che deve essere praticato secondo precise regole di sicurezza, al di fuori delle quali è da considerarsi un intervento non corretto e rischioso). Quando si applica una tale corrente il danno cerebrale è garantito, la sua entità dipende dall'intensità e dalla durata delle scosse. Recentemente sono stati usati numerosi sedativi per diminuire le convulsioni ed eliminare la paura e la resistenza di molta gente. Questi farmaci, particolarmente: paralizzanti muscolari ed anestetici, servono a rendere più docile il paziente, ma invece di diminuire gli effetti dannosi delle scosse sono dannosi essi stessi; in presenza di tali farmaci sono necessarie scosse più intense per ottenere l'effetto desiderato, cioè le convulsioni.
L'elettroshock produce amnesia, incapacità ad apprendere, danni cerebrali irreversibili, paura, apatia, perdita di creatività, caratteristiche queste che ne fanno un ottimo mezzo di controllo mentale della personalità (lui è stato definito oltre che "noto anarchico" (?) "pericoloso socialmente, intollerante ai carabinieri"... e secondo me purtroppo non dev'essere stata la prima volta, tanto da farlo scappare a nuoto e ferirsi immezzo ai rovi! Il decesso per edema polmonare, provocato da un’insufficienza ventricolare sinistra, potrebbe essere stato causato da una dose eccessiva di anestesia o da soffocamento con la propria lingua. Nella sua cartella clinica ci sarebbe un buco di oltre 10 ore rispetto ai trattamenti a cui è stato sottoposto prima di morire, ovvero dalle ore 21 del 3 agosto fino alle 7,20 del giorno successivo, quando i medici del reparto ne hanno constatato il decesso. Con l'autopsia sono stati prelevati dei tessuti che stanno analizzando: dobbiamo solo sperare, per l'ennesima volta, che salti fuori la verità e venga fatta giustizia!

cometa ha detto...

Incarcerato, non riesco a scaricare nulla dal link dove dovrebbe trovarsi il pdf, vuoi verificare?
ciao, erri

Guernica ha detto...

Che la Stampa si autocensuri è noto a tutti.Anche a chi manifesta contro la censura e a chi finge di dormire sonni tranquilli!
Così come sono noti gli omicidi di Stato, altrimenti Inca non ci sarebbe tutto questo "farsi solo i fatti propri".Tutto dettato dalla paura e in un certo senso dall'egoismo.

Credo che ormai la stampa sia solo Il Quarto Potere in Italia.Pertanto deve rispondere agli altri tre.
Si parlava proprio ieri di questo tra amici...

Crocco1830 ha detto...

Hai ragione Incarcerato, dobbiamo indignarci, con tutta la forza che abbiamo. Ringrazio attraverso questo commento, il bravissimo Daniele Naldone per il lavoro che fa. Lo seguo sempre nei suoi articoli su Liberazione. Uno vero giornalista, per un piccolo ma vero giornale.

angustifolia ha detto...

Scusate se faccio un commento qui per Cometa, visto che penso che col precedente post abbia chiuso.
Ci mancherebbe che il creatore di un blog non possa rispondere quante volte gli pare, e anche tutti gli altri, sempre nel rispetto (o anche no, per chi ha l'immunità), sennò qual è lo scopo di stare attaccati alla tastiera, essendo a kilometri di distanza?
Volevo solo dire che è un bel "luogo comune" dire che certi lavori gli italiani non li farebbero più: prendiamocela invece coi padroni che sfruttano! è logico che una badante (e io l'ho fatta e sono veneta - magari un non sens per la Lega - mi fate sgamare) se straniera ci sarà la convenienza di offrirle vitto&alloggio, e averla a disposizione 24 ore su 24 (ho delle amiche che mi raccontano che è fatto loro rimprovero se escono, soprattutto con dei connazionali!); senza contare quanto risparmierà lo Stato perchè dall'anno prossimo verranno tolti i finanziamenti per un certo tipo di assistenza sociale domiciliare e per le case di riposo (che sono carissime e se le potranno permettere solo gli anziani con varie rendite, non parliamo poi di chi ha una pensione, non dico minima, normale) e anzi, il Governo ci guadagnerà, coi 500 € che per la maggior parte verranno trattenuti dal datore di lavoro al/alla dipendente (senza contare i 5.000 € che prenderanno ai clandestini per non finire in prigione, e che verranno comunque espulsi).
Grazie per lo sfogo: io ancora sogno una Terra dove i frutti son di tutti!

l'incarcerato ha detto...

Mi hai fregato il prossimo post che scriverò Angustifolia!! Avevo in programma di parlare della regolarizzazione avvenuta di recente per gli stranieri non in regola!

Non importa, lo scriverò lo stesso! ;)

amatamari© ha detto...

Che tristezza infinita.

angustifolia ha detto...

Manterrò un silenzio..."tampa"!

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Conosco il fatto di Casu e so di altri vergognosi fatti analoghi.

Hai fatto un post importantissimo e mi unisco al tuo grazie per Daniele Naldone.

Tua madre Ornella ha detto...

Bravo Daniele,
ti posso dire una cosa? Per te ci verrei a manifestare!!
Bravo Inka bel post, e quoto tutto quello che ha scritto angustifolia!!

Vi Abbraccio
Ornella

Il Blog | Attualità | Psicologia ha detto...

Complimenti per il tuo Blog! E' molto interessante..
Ti andrebbe di fare uno scambio di link con il mio www.francescogreco.splinder.com ?

Grazie!
Ciao
Francesco
Il Blog | Attualità | Psicologia

cometa ha detto...

@ angustifolia: da bravo libertario, ho un senso rigoroso del rispetto di certe regole, quando le faccio mie, perciò non posso risponderti anche se avrei qualcosa da dire. Se desideri che ne parliamo, lasciami un commento da me e ti contatto. ciao, erri

luce ha detto...

Io non sapevo niente di queste cose...
Solo grazie per quello che fai e dici.
Grazie di cuore e mente da una testa di capra.

angustifolia ha detto...

Avevo detto che stavo zitta ma...grazie Ornella (non so come fai ad essere così forte)
Avete visto? I due pesi e le due misure: il carcere per Tarantini è un signorile palazzo!
Perchè i delatori (quelli che fanno le spie per interesse privato, sollecitando l'intervento delle forze dell'ordine) vengono presi in considerazione solo per chi, pur non avendo commesso crimini, sono ritenuti "socialmente fastidiosi"? (come chi fuma uno spinello, chiede l'elemosina - problemi che andrebbero risolti in un altro modo - fa le scritte sui muri, o è un ambulante senza permesso che ha pagato tutte le contravvenzioni!)
E ingenuamente mi chiedo anche come mai sul sito www.comitatogiuseppecasu.it non c'è più nulla (solo pubbllicità): qualcuno lo sa?
(per cometa: sono passata "da te")

Matteo ha detto...

Davvero noi continuiamo a indignarci e questi fatti continuano ad accadere, branchi di fascisti che stanno là apposta per provocare, con l'avvallo dei governi, come le ronde che servono proprio per provocare qualche immigrato per far scattare la rissa e così poterlo arrestare. Queste cose non compaiono sui grandi giornali "per bene" perché altrimenti tutto il bicameralismo e il "dialogo", la collusione di questa "opposizione" con la maggioranza verrebbe meno.
Del resto sappiamo, noi, tutti i fascisti presenti nella polizia e nelle forze armate, noi sappiamo, ma queste sono cose che non si scrivono sui grandi quotidiani, perché lì vige "il rispetto dell'avversario" e non importa quanto sia criminale questo avversario.
Lo abbiamo visto, nelle manifestazioni contro il G8, poliziotti che picchiavano i manifestanti e facevano il saluto romano e lo vediamo in questi casi lontani dalla ribalta della cronaca nazionale, tenuti allo scuro, sotto silenzio, perché le complicità di chi governa non devono venirsi a sapere, chi governa deve uscirci sempre candido come la neve.
Lo abbiamo visto nei torturatori assunti dal governo italiano per andare a seviziare i presunti terroristi,una prassi che viene perpetuata nelle nostre carceri, dove i ricchi e i potenti non ci finiscono mai, e dove chi ci finisce deve affrontare un girone infernale.
Inutile neanche stare qui a citare la costituzione che dice che la pena carceraria deve limitarsi alla privazione della libertà e tendere alla rieducazione, basterebbe un elementare principio di umanità per capitlo.

Tua madre Ornella ha detto...

X angustifolia

Come faccio ad essere così forte??
è l'amore per mio figlio ed il fatto che le IN-Giustizie non le ho mai tollerate, MAI!!
Tarantini?? Mi dovresti vedere, non mi sono piu' pesata, ma la rabbia dentro mi stà consumando e neanche lentamente....
Non si vergognano?? Con tutti quei capi d'accusa....Pensa solo che se Niki era figlio loro era VIVO
ed è questa cosa, una cosa alla quale non potrò MAI rassegnarmi...
Un caro saluto
Ornella

riri ha detto...

..dolore e disgusto.