martedì 20 gennaio 2009

Un articolo di Luigi de Magistris

Un bellissimo articolo che non posso non sottoscrivere. E lo dedico in particolar modo alla signora Ornella, Stefania e Natascia Casu affinchè ci sia una giustizia vera, senza giustizionalismo.

L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana.

Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.
Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.
Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.
Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese.
Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.

In attesa di quel fresco profumo di libertà – del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese – che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.
In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.

Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela – anche con il sistema dell’autogoverno – tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.

Ma non bisogna avere timore. La storia – ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici – ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente).
Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale – nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori – della salvaguardia dei valori costituzionali.

Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.
Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.

Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione – nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione – anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.

Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?

Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura – innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro –, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia. In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”. Non avremo svenduto la nostra indipendenza, non avremo piegato la nostra coscienza, non avremo abdicato al nostro ruolo, non avremo abbassato la testa: ci ritroveremo con la schiena dritta, con il morale alto, con il rispetto di tutti (anche dei nostri avversari). Questo ci chiedono le persone oneste: di non “consegnarci” e mantenere alto il prestigio dell’ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra libertà ed il nostro destino.

Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana.
Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono – magari in modo subdolo e maldestro – a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei cd. “poteri forti”. Le riforme – anzi le controriforme – ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia. L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza. Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.

Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire. La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.

Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.

Luigi De Magistris è giudice del Riesame a Napoli

Tratto da MicroMega





21 commenti:

Franca ha detto...

"...bisogna lottare e non mollare mai..."

"...La storia la dobbiamo scrivere noi..."

Concordo in pieno con queste frasi...

Tua madre Ornella ha detto...

Si, concordo,
ma quanto è dura....durissima...
...i poteri "forti" ..intanto lui è a Napoli e why not??? Vedete che sono forti veramente?? E tutta la mobilitazione?? Stiamo vivendo un momento storico a mio avviso veramente buio e drammatico e servirebbe la vera Coesione, ma poi mi pure domando, come ci si riconosce?? ...non è semplice..
Grazie per la dedica del post, io proseguo come un trattore, ma hanno fermato lui,alle porte di San Marino, figurati me, che sono un moscerino al confonto...
Un bacio

La Mente Persa ha detto...

"Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro."
Grandissimo uomo!
gio

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

De magistris uno degli eroi dei nostri tempi.

Silvia ha detto...

Fantastico, non avevo letto questo articolo!

Purtroppo le decisioni giuste non sono sempre le più facili, bisogna avere dei valori ed attenersi ad essi incondizionatamente. A costo di rimetterci anche la pelle!
Mai abbassare la testa e piegare la propria coscienza, "oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza!"...Non possiamo lasciare i parassiti della nostra società indisturbati. Noi dobbiamo combattere anche il più piccolo sopruso nella nostra cuotidianità, i magistrati nella "loro". Ognuno deve fare la sua parte se vogliamo che qualcosa cambi davvero, se vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà!

A cosa si ridurrebbe, altrimenti, quest'esistenza?

Un caro saluto a te...

Silvia ha detto...

ops! che errore...Quotidianità =)

Calliope ha detto...

Dice bene De Magistris, ineccepibili parole e pensieri ma dover lottare contro quell'"invisibile" "virus" che sembra abbia contagiato l'intera società, che è l'opportunismo, la carriera, i favoritismi, il dio denaro e l'ambizione malevola...non credo sia facile per niente.
E' come..fatta la legge trovato l'inganno.
Plasmare cervelli e piegarli alle volontà altrui, come fare il lavaggio di cervello internos è cosa ormai comune come fossero dei dejavu e chi ha il solo pensiero di opporsi..viene fatto fuori.

Ma per fortuna esistono persone, magistrati che hanno il senso del dovere della lealtà della giustizia..ed anche se uno solo di loro continuerà immune da tale virus...ce la possiamo fare.

Buona serata spirito libero..altrochè incarcerato..
^_^

il monticiano ha detto...

Ecco che c'è qualche magistrato che, per uno molto semplice come me, mi fa addirittura sognare sia leggendolo che ascoltandolo.
Mi sono sentito rincuorato e sono proprio le persone come lui a dare un senso a quello che resta della mia vita.
Grazie De Magistris e grazie anche a te Incarcerato.

Gatta bastarda ha detto...

si deve decidere senza avere paura.

ecco coraggio nelle proprie decisioni... perchè è il loro lavoro e devono assumersi le responssabilità senza vendersi...
grande de magistris...

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Un esempio che spinge tutti noi a lottare giorno per giorno, alla ricerca di quel mondo che sognamo.
Grazie per aver messo in evidenza questo bellissimo pezzo.

amatamari ha detto...

Grazie

pierprandi ha detto...

Uno stimolo per tutti noi a continuare a lottare e a informare per un mondo migliore...

princicci ha detto...

non è sempre facile continuare a lottare contro tutto e tutti....solo dentro di noi possiamo trovare la forza per non arrenderci......purtroppo questa forza non si "impara": o ce l'hai o non ce l'hai ...de MAGISTRIS è un esempio per tutti!!!! claudia

riri ha detto...

Grazie!!!

articolo21 ha detto...

La durezza della quotidianità, ma anche la speranza di cambiare.

Punzy ha detto...

se non perde la speranza lui..dobbiamo tener duro anche noi..

Alessandro Tauro ha detto...

Davvero un articolo straordinario. Molto acuto e molto, molto profondo. Apre riflessioni ad ogni frase, e dà una visione di ciò che è Giustizia davvero esemplare, senza mai scendere nella banalità.

Grazie per averlo pubblicato.

Nicolanondoc ha detto...

Siamo tutti con te, da libero...però! !
passa da noi a bere.....
La tua capacità di esplicitare ...scorre come una specie di benessere.....grazie

Fra ha detto...

lottare si può si deve, anche se molto spesso ci si sente come delle formichine che possono essere schiacciate da un momento all'altro.

stefania ha detto...

Solo ora leggo la dedica Incarcerato sto sorridendo di gioia anche se gli occhi mi si appannano dalle lacrime, non siamo signore tesoro solo delle donne-madri che amano tanto e sempre ameranno.
Ci sono tanti modi per fermare o tentare di farlo ma nella VITA ognuno sceglie e risponde alla propria coscienza.
E' vero siamo sole e anche intimidite ma per dare un senso e dignita' alla morte bisogna proseguire........per morte intendo quella di chiunque, non il lutto personale con il quale devi confrontarti ogni istante della giornata.

Natascia Casu ha detto...

Grazie per la dedica anche se in forte ritardo...tutto procede al meglio per ora ma siamo ancora in "corsa" e tante le cose da seguire, aggiornementi appena rallenterà il ritmo, ciao