venerdì 28 novembre 2008

Carceri

"Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettano che, in alcuni eventi, l'uomo cessi
di essere persona e diventi cosa".

Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene

Dovete sapere che il Nicaragua aveva avuto un periodo bellissimo, dove le utopie si erano realizzate, dove veramente si stava realizzando qualcosa di unico nella storia, ed era una genuina alternativa ai blocchi contrapposti della guerra fredda, una rivoluzione che era riuscita a evitare l'involuzione volontaria.


Fu il periodo Sandinista, periodo ostacolato sia a destra che a sinistra. Tanto è vero che fu uno dei casi rari che il partito comunista, per ostacolare il sandinismo, si alleò addirittura con il centro destra.

Ho voluto fare una piccola introduzione sul Nicaragua, e precisamente su quel periodo, perchè era stato l'unico Paese a mettere in discussione "la necessità del carcere", trasformando le prigioni in fattorie aperte, gestite come cooperative dove i semi-detenuti si dividevano il ricavato dei lavori.

Del resto la prima cosa che fece quel grandissimo governo, fu l'abolizione della pena di morte, ma anche dell'ergastolo, introducendo misure che comunque avrebbero ridotto enormemente l'uso di celle e sbarre.

E invece qui in Italia le carceri esistono eccome, e non solo non vengono messe in discussione (per carità, non sia mai!), ma addirittura nessuno vorrebbe renderle più umane.
Noi, che viviamo nella patria di Beccaria, siamo diventati delle bestie senza etica, ci siamo dimenticati che lo scopo delle carceri è soprattutto rieducativo, e servirebbe per reinserire le persone che hanno sbagliato nella società.

Ma non solo riesce a reinserirli, ma li ammazza direttamente, al massimo escono con qualche malattia come l'aids o la tubercolosi. Oppure escono drogati, perchè tanti ragazzi la prima cosiddetta "pera" l' hanno fatta in carcere.

L'avete mai visto le carceri almeno da fuori? Sono spaventose, fanno paura, e se entri sembra che ti inghiottano con ferocia. C'è un vero e proprio studio, si chiama architettura giudiziaria, e ha come filosofia incutere paura e timore perenne ai detenuti. Rendere la loro vita più scomoda e terrificante possibile.

Secondo i dati di qualche anno fa nelle 207 carceri italiane erano presenti 59649 detenuti, a fronte di una capienza di 42959. Quasi 17 mila detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili. Di questi il 28% sono tossicodipendenti , il 2,4% alcoldipendenti, il 2.6% sieropositivi.
L'89% non hanno una doccia nella propria cella, il 69% non ha l'acqua calda, il 12% dei detenuti vive in un carcere dove nelle celle il bagno non si trova in un vano separato ed è invece collocato vicino al letto. Ci sono carceri che hanno una struttura risalente nell'800, una è quella di Palermo ove ci sono 693 persone, ma la struttura è adibita per 383.

Ma non è finita, c'è un dato allarmante che dovrebbe far riflettere il mondo politico, oltre la società civile. E invece sento un Di Pietro(ultimamente stimato da molti di voi) che dice che vorrebbe costruire altre carceri per evitare l'indulto.

Il dato lo potete visionare su www.ristretti.it e scoprirete che dal 2000 fino a quest'anno ci sono state ben 1313 morti, di cui una quarantina sono suicidi, e le altre sono morti da accertarne la causa. Alcuni sono stati degli omicidi.
Purtroppo i numeri potrebbero essere molti di più visto che molte morti passano ancora "sotto silenzio", nell'indifferenza generale dei media e della società.

Pochi hanno delle madri come Niki che riescono a lottare e trovare tutti i modi per farsi sentire, molti altri sono figli di nessuno. E passano inosservati.

E a proposito di Niki, lo sapete che lui è stato ritrovato morto nel carcere di super sicurezza di Sollicciano? Una delle peggiori carceri italiane, dove non di rado i detenuti presi dall'esasperazione scatenano delle rivolte? Sapete che ha la capienza per circa 300 detenuti, e solo oggi ci sono oltre 1000? E sapete che non è la prima volta che ci scappa il morto?

Il carcere è diventato un territorio talmente sconosciuto che perfino i servizi segreti sono disorientati, oggi non hanno più "controllo". L'unico controllo da parte della polizia penitenziaria è il continuo pestaggio nei confronti dei tanti detenuti.

Vi giuro, care teste di capra, se avessi lo stesso temperamento e carisma di un Sante Notarnicola, io mi farei arrestare e come lui farei scoppiare numerose rivolte, come faceva ad ogni carcere dove veniva trasferito.

Rivolte permanenti che chiedono semplicemente umanità.




mercoledì 26 novembre 2008

La manipolazione del consenso

Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del nemico.
E chi parla del nemico è lui stesso il nemico.

Bertolt Brecht
Questo è il titolo di un bellissimo libro di Noam Chomsky dove spiega in maniera semplice e diretta come il potere, attraverso i media, riescono ad ottenere il consenso dalla popolazione per fare tutte le porcherie che vogliono.

La madre di tutte le menzogne è il famoso attacco a Pearl Harbor. Ecco, care teste di capra, già state pensando a complotti vari, già credete che vi dica che in realtà non c'è stato nessun attacco.
Non è proprio così, e allora vi spiego meglio.

Durante la presidenza Roosevelt, l'opinione pubblica statunitense era in massima parte contraria all'entrata in guerra, mentre per i vertici politici-economici rappresentava l'occasione di assumere la leadership del mondo. Occorreva dunque un evento traumatico che portasse a urlare vendetta.
Lo strangolamento del Giappone, privato dei rifornimenti petroliferi, spingeva inesorabilmente la nazione del Sol Levante verso lo scontro diretto con gli USA.

E ovviamente i funzionari americani tutto questo se lo aspettavano. Ci credo, provate a levare il mangiare ad una persona, lei prima o poi si scaglierà contro di voi e vi sbranerà.

Gli Usa furono avvertiti addirittura dall' autorità Peruviana, la quale aveva ottimi servizi segreti operanti in Giappone, che i nipponici si sarebbero preparati ad attaccare la base di Pearl Harbor. Insomma la base fu messa già da tempo in allarme.
Gli Statunitensi vi lasciarono solo vecchie corazzate, obsolete e praticamente inutilizzate nella seconda parte del conflitto.

Quello di Pearl Harbor fu un deliberato, cinico inganno di proporzioni colossali, volto a "conquistare i cuori e le menti" di una società civile indecisa o addirittura avversa. Sacrificarono duemila uomini per ottenere lo scopo.

Pearl Harbor fu solo l'inizio della strategia dell'inganno. L'elenco risulta infinito: l'autoaffondamento del Maine nel porto dell'Avana per avviare la guerra contro la Spagna che avrebbe permesso agli USA di assumere il controllo dei Caraibi, il falso incidente nel Golfo del Tonchino per la guerra in Vietnam, la messinscena del "massacro di Timisoara" con l'esposizione di cadaveri di indigeni presi dall'obitorio e messi "in posa" per le strade, i sacchi di cocaina a casa di Noriega(era farina per fare tamales) durante l'invasione di Panama costata la vita a migliaia di civili.

Oppure per giustificare la guerra del Kossovo, l'esposizione di fosse comuni di kossovari attribuite ai serbi, per poi saper che era esattamente l'incontrario.


L'elenco sarebbe lunghissimo ma ho voluto mettere in risalto "l'invasione" di Pearl Harbor per far capire come riescono a manipolare il consenso. E ricorda molto 1984 di Orwell, dove si viveva in un perenne stato di guerra del tutto inventata. E così controllavano la popolazione.

E così è adesso.





lunedì 24 novembre 2008

Il femminicidio

Molti mesi fa scrissi un post dedicato alla festa della donna ricordando la tragedia che ogni giorno avviene in una zona del Messico, proprio al confine con gli USA. Lo voglio dedicare a tutte le donne che subiscono i soprusi . Voglio riproporlo anche perchè ieri si è svolta una bella manifestazione femminista raccontata molto dettagliatamente dalla nostra amica Silvia.
E approfitto di questa premessa per ricordare che anche nella nostra "civilissima"Italia le donne subiscono violenze sia fisiche che morali.
E se qualcuno crede che le donne abbiano raggiunto la parità, vi consiglio di spulciare un po' di dati, e magari scoprirete che addirittura la Croazia (appena uscita da una dittatura) o l'Africa Del Sud promuove la parità delle donne in maniera superiore rispetto al nostro Bel Paese
.

Ho voluto scrivere questo post perchè domani è la festa della donna, una festa che non tutte le donne, nel mondo, la festeggeranno. Nella prima parte ho parlato brevemente delle qualità di questo stupendo Paese, ma ora parlerò di un fenomeno terribile in cui per la prima volta si usa un termine poche volte pronunciato : il femminicidio!

C'è una città del Messico situata al confine con il Texas chiamata Juárez , lì è nata la famosa Margarita (quanta ne ho bevuta nel mio squallido passato) e porta il nome del famoso indios che combatté per la liberazione dai colonialisti spagnoli. Questa città è meta continua di gente povera, specialmente indios privati della loro terra e costretti a lavorare nelle fabbriche per poter sopravvivere. Vi lavorano tutte ragazze dall'età media di diciassette anni e non sono fabbriche normali.

Sono delle multinazionali nate grazie al NAFTA, sarebbe l'accordo di "libero" scambio nato tra il Messico e gli USA. Producono pezzi di computer a poco prezzo e queste ragazze vi lavorano quasi 12 ore al giorno e sono ovviamente sottopagate. Ma il loro incubo magari fosse solo quello. Ogni volta che escono dalle fabbriche di notte, molte di loro, vengono sistematicamente torturate, stuprate e poi uccise.

Questo incubo è iniziato dal 1993(coincide con la nascita del NAFTA) fino ad oggi, pensate che da quando le mamme si sono organizzate in varie associazioni e cominciarono a denunciare al mondo questa cosa, dal 2001 le ragazze uccise non vengono fatte più ritrovare alla luce del sole. Infatti, ogni qual volta che qualche ragazza non ritorna a casa, le mamme sono costrette a scavare sabbia nel deserto con la speranza di ritrovare il corpo. Quando lo trovano, che è anche difficile riconoscere l'identità perchè orrendamente mutilato, vi piantano la croce rosa. Il deserto vicino a Juàrez ne è pieno di croci.

Sapete fino adesso quante povere ragazzine sono state uccise? Cinquemila! Tutte uccise da bande di narcotraffico e da criminali comuni.

E grazie alla complicità della polizia in primo luogo, e la copertura del governo Messicano e quello Statunitense per non mettere in cattiva luce le multinazionali, ogni giorno viene commesso questo femminicidio.


Indigniamoci e domani regalate alle donne delle mimose, ma sporche di sangue!


sabato 22 novembre 2008

Addio Sandro...

E' morto questa mattina a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Aveva 78 anni, essendo nato a Roma il 4 marzo 1930. Militante del Partito Comunista, poi Rifondazione Comunista con Fausto Bertinotti, Curzi e' stato storico direttore del Tg3 alla fine degli anni '80, poi direttore del quotidiano di Rifondazione Comunista "Liberazione". Attualmente era consigliere d'amministrazione della Rai.

Alessandro Curzi era dal 2005 consigliere di amministrazione della Rai, di cui per tre mesi - in attesa della nomina del presidente da parte della Commissione di Vigilianza - e' stato anche presidente, in quanto consigliere anziano. Curzi aveva diretto dal 1987 al 1993 il Tg3.

La sua biografia
Frequentando il ginnasio "Tasso" a Roma, a tredici anni entra in contatto con gruppi della Resistenza antifascista capeggiati da Alfredo Reichlin; insieme a lui Citto Maselli, i fratelli Aggeo e Arminio Ravioli. Il suo primo articolo è sull'"Unità clandestina" per raccontare l'assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini.

Le manifestazioni studentesche antifasciste sono attive in tutta Roma e Curzi collabora attivamente con il gruppo partigiano romano che opera nella zona Ponte Milvio-Flaminio.Nel marzo del 1944 gli viene concessa, nonostante la minore età, la tessera del Pci.

Nel 1947-48 lavora al settimanale social-comunista Pattuglia, diretto dal socialista Dario Valori e dal comunista Gillo Pontecorvo. Nel 1949 diventa redattore del quotidiano della sera romano "La Repubblica d'Italia", diretto da Michele Rago. Nello stesso anno è tra i fondatori della Federazione Giovanile Comunista Italiana, di cui viene eletto segretario generale Enrico Berlinguer.

Divenuto capo-redattore del mensile della Fgci "Gioventù Nuova", diretto dallo stesso Enrico Berlinguer, cura anche l'antologia per giovani "L'avvenire non viene da solo" illustrata dalla pittrice Anna Salvatore, di cui si vendono 150 mila copie.

Nel 1951 è inviato nel Polesine per raccontare le conseguenze di quella tragica alluvione e vi rimane per un lungo periodo come segretario della Fgci.

Nel 1954 si sposa con la giornalista e "compagna" Bruna Bellonzi (avranno poi una figlia, Candida, destinata anch'essa a fare il mestiere di giornalista).

Tornato a Roma, nel 1956 partecipa, insieme a Saverio Tutino, Carlo Ripa di Meana, Guido Vicario, Luciana Castellina ed altri, alla fondazione del settimanale Nuova Generazione, di cui diventa direttore nel 1957.

Nel 1959 passa a l'Unità, organo del Pci, come capo-cronista a Roma. Nell'anno successivo, è inviato in Algeria per seguire la liberazione dal colonialismo francese e intervista il capo del fronte di liberazione nazionale Ben Bella.

Divenuto caporedattore centrale e direttore responsabile de L'Unità, nel 1964, per un breve periodo, ricopre la carica di responsabile Stampa e Propaganda della direzione del Pci, sotto il coordinamento politico di Gian Carlo Pajetta.

Dopo la morte di Palmiro Togliatti, accompagna il nuovo segretario del Pci Luigi Longo alla sua prima "Tribuna politica" televisiva diretta da Jader Jacobelli.

Fonde e dirige l'agenzia quotidiana Parcomit, voce ufficiale del Pci; collabora attivamente alla crescita della radio Oggi in Italia, che trasmetteva da Praga e che, seguita in quasi tutta l'Europa dagli emigrati italiani, può contare su uffici di corrispondenza particolarmente attivi in Germania (nella Volkswagen) e in Belgio fra i minatori italiani.

Dal 1967 al 1975 è vicedirettore di Paese Sera, quotidiano della sera di rilevante importanza nella seconda parte del secolo scorso, con un grande ruolo nella rappresentazione della rivolta giovanile del 1968 e della riscossa operaia del 1969.


Nella RAI
Nel 1975, con un bando di concorso indetto dalla Rai per l'assunzione di giornalisti di "chiara fama" disposti a lavorare come redattori ordinari, entra nella redazione del Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel 1976, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla Terza Rete televisiva della Rai. Nel 1978 è condirettore del Tg3, diretto da Agnes, e collabora alla realizzazione della popolare trasmissione Samarcanda.

Dal 1987 al 1993 dirige il Tg3.
Nel 1991 pubblica, con Corradino Mineo, il saggio "Giù le mani dalla Tv" (Sperling & Kupfer). Nel 1993, in contrasto con il nuovo consiglio di amministrazione della Rai (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Dematté), si dimette.

Nel due anni successivi, dirige il telegiornale dell'emittente televisiva Telemontecarlo. Nel 1994 pubblica "Il compagno scomodo" (Mondadori). Dopo un'esperienza di editorialista quotidiano all'interno del "Maurizio Costanzo Show", nel 1996 conduce le quattordici puntate del programma "I grandi processi" su Rai Uno.

Nel Festival di Sanremo 1995 ha cantato nel gruppo La Riserva Indiana col nome Sioux di "Grande Capo Vento nei Capelli" la canzone Troppo Sole

Nel 1997, in polemica con la candidatura dell'ex-Pm di Milano Antonio Di Pietro imposta ai propri iscritti dall'allora gruppo dirigente centrale del Pds, si presenta candidato al Senato in una lista di sinistra denominata "Unità Socialista", ottenendo il 14% dei voti.

Dal 1998 al 2005 dirige Liberazione, organo del Partito della Rifondazione Comunista guidato da Fausto Bertinotti; eletto consigliere di amministrazione della Rai dalla Commissione parlamentare di vigilanza, con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, diventa poi per tre mesi presidente della Rai, in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli.

Il 16 luglio 2008 si astiene, a sorpresa, sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai Fiction Agostino Saccà che, come risultava da numerose intercettazioni telefoniche, aveva progettato di dar vita a un'altra azienda di fiction, concorrente alla Rai, insieme al patron della più grande azienda concorrente della Rai stessa, nonché allora capo dell'opposizione, Silvio Berlusconi.

Tratto da http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=88566

Scusate, ma al momento provo solo dolore per la scomparsa di un altro grande giornalista.
Sempre più smarrito.


giovedì 20 novembre 2008

Il caso Telecom e l'ennesima ingiustizia

Vi ricordate il famoso scandalo Telecom di circa due anni fa? Era quando uscì fuori che gli addetti alla Security Telecom utilizzavano dei softwer speciali per entrare dentro le conversazioni private. E ovviamente utilizzavano le intercettazioni per ricattare politici, uomini d'affari, giornalisti. Non è una cosa di poco conto, anzi è uno scandalo che doveva far tremare il Paese intero e questa non è una esagerazione.

Tutti noi abbiamo commesso qualche pecca con il telefono, e non ditemi che non è vero. Una telefonata erotica, una conversazione con l'amante, una raccomandazione, una bella litigata feroce, insomma tutte cose che a noi gente normali non possono farci nulla. Ma la storia è diversa se ad essere intercettato illegalmente sia un politico onesto, uno che non si faccia corrompere,e quindi potrebbe dare fastidio, oppure un giornalista d'inchiesta che veramente vuole fare informazione e magari calpestare i piedi ai potenti. A loro basta che gli intercettino una di quelle "strane" telefonate e per loro è finita. Diventano persone poco credibili.


Volevo dirvi tutto questo, care teste di capra, perché tutti i principali imputati dello scandalo Telecom come Tavaroli, Cipriani, Ghioni, Bernardini, Iezzi e tanti altri, molto probabilmente, grazie al patteggiamento non si faranno nemmeno un anno di galera.
E tutto questo grazie ad un processo lampo. E non vi sembra strano tutto ciò? Per arrivare alla conclusione (tragica) del processo per i fatti di Genova sono dovuti passare sette anni, ma anche per i processi più stupidi come aver rubato un portafoglio ci si mettono degli anni. E perché tutta questa fretta per un processo così importante?. La mia è una domanda più che legittima.

Non è un caso che il giornalista D'Avanzo all'epoca dei fatti parlò di una nuova P2, e non è un caso che stranamente uno degli imputati (Cipriani) sia amico della famiglia Gelli. Non è un caso che uno degli indagati dell' epoca, un certo Adamo Bove, si sia "suicidato". E non è un caso che lo stesso Bove era un esperto di informatica ed aveva collaborato anche con il numero 2 del SISMI Marco Mancini(indagato anche lui per lo scandalo telecom) per il caso del rapimento illecito di Abu Omar. Tutto questo non è un caso se analizzassimo il tutto.


E io non sopporto che queste persone potranno ricominciare a vivere la loro vita come se nulla fosse, mentre io mi imbestialisco che un ragazzo di 26 anni come Niki lo abbiano arrestato, messo in un carcere di super sicurezza e ucciso facendolo passare ovviamente per suicidio.
Non è possibile che i suoi capi, quelli che veramente gestivano le società telefoniche che facevano da intermediari con la Telecom(sempre lei?), abbiano avuto un trattamento diverso . E intendo diverso quando dico che l'imputato numero uno (un certo Mancini, ex presidente dell' Arezzo Calcio) non ha passato nemmeno un giorno nel terribile carcere dove è morto Niki.
Non è possibile che ci sia tutta questa ingiustizia.


Ma questa volta non la passeranno liscia.

Perchè Niki ha una madre meravigliosa che ha deciso di non arrendersi, e non lo farà anche per riscattare tutte quelle morti inspiegabili le quali non hanno avuto seguito perchè non c'era nessuno che se ne interessasse. Non avevano nessuna madre speciale come lei.

Io questo post lo dedico alla signora Ornella, la madre di Niki, perchè lei non si è fatta spaventare dal chiaro messaggio mafioso quando hanno ripulito tutto l'appartamento del figlio come per dire: "Se lo deve dimenticare!".

No, Ornella non lo potrà mai dimenticare. Nemmeno io, e insieme a tanta altra gente continueremo ad aiutarla fino a quando non avrà giustizia.

Io non mi fermo, e mi dispiace, amici miei, che sto coinvolgendo anche voi in questa battaglia.
E presto chiederò un vostro aiuto. Ancora un altro. Poi un altro ancora.



martedì 18 novembre 2008

Forse arrestato Vittorio Arrigoni

Vasta operazione stamani in mare della Marina militare israeliana che ha arrestato almeno 10 pescatori palestinesi e tre pacifisti internazionali. Lo riferiscono le agenzie di stampa palestinesi.
Secondo indiscrezioni tra i fermati ci sarebbe anche l'italiano Vittorio Arrigoni, l'attivista giunto via mare a Gaza city lo scorso 23 ottobre a bordo delle imbarcazioni pacifiste del Free Gaza Movement, che avevano violato il blocco navale israeliano. La notizia però non ha ancora avuto una conferma definitiva. Per il momento è noto solo il nome di uno degli internazionali fermati, lo scozzese Andrew Muncie, membro dell'International Solidarity Movement, una organizzazione impegnata a sostegno dei palestinesi.Le agenzie di stampa di Gaza riferiscono che unità della Marina israeliana stamani hanno circondato diversi pescherecci palestinesi a bordo dei quali si trovavano i tre pacifisti stranieri. Successivamente un gruppo di marinai israeliani si è trasferito a bordo delle imbarcazioni palestinesi dove ha provveduto ad effettuare diversi arresti.Da due mesi alcuni attivisti internazionali escono in mare con i pescatori di Gaza per «proteggerli», con la loro presenza, da eventuali azioni della Marina israeliana che vieta ai pescatori palestinesi, per presunte ragioni di sicurezza, di superare le sei miglia marittime dalla costa. Nei giorni scorsi le unità militari israeliane avevano usato i cannoni ad acqua e sparato colpi di mitragliatrice in aria e in acqua per dissuadere i palestinesi e gli internazionali dall'oltrepassare il limite imposto.
I pescatori di Gaza protestano contro il blocco navale israeliano che impedirebbe loro di poter gettare le reti in acque più pescose.

fonte: l'Unità


Ringrazio l'amico GAP che prontamente ha avvisato tutti noi del possibile arresto. Se così fosse non possiamo fare altro che unirci e inviare numerose e mail di protesta verso l'ambasciata israeliana. Vi posto il video che ha girato Vittorio Arrigoni e capirete di che pasta sia fatta il governo israeliano. Dicono che sia la nazione più democratica del medio oriente. Ditelo ai palestinesi che vivono in un enorme campo di concentramento a cielo aperto, ditelo ai pacifisti israeliani o ai militari che disertano. Fatevi dire che trattamento gli riservano.


lunedì 17 novembre 2008

Impressioni

Tu ragazzo che mi leggi con quegli occhi un po' tristi, a te ragazza che cerchi di leggere queste povere parole. Mi rivolgo a voi. Avete raggiunto quell'età che vi porta inevitabilmente a delle scelte.

Il momento della decisione purtroppo è arrivato, avete finito gli studi, avete fatto tutto quello che questa società vi ha messo a disposizione.

Ora con un non poco timore vi affacciate al futuro, la spensieratezza è finita. E come d'incanto arriva la crisi, l'incertezza oramai si è materializzata, non è più una semplice idea, ormai è qualcosa di concreto, di tangibile, e quanto vi pesa questo enorme macigno, vero?

Il lavoro che tanto avete desiderato , l' amore che non è ancora arrivato, la voglia di non dipendere più da una famiglia che magari vi soffoca, il ricercare continuo di se stessi. Sembra tutto sfumato.
Prima erano tutti sogni, ma ora la grande scelta vi ha sorpreso, sembrava una cosa talmente lontana e invece eccola qui, è arrivata!
Se vi consola, sappiate che è toccato a tutti, anche se viviamo in un periodo dove l'incertezza è diventata, per la vita, una tremenda costante.

Sfogatevi con un bel pianto, liberatevi da questa inquietudine, e affrontatela a viso aperto e con serenità questa benedetta paura.
E se alcune volte vi andrà male, se nel lavoro vi diranno: "Mi dispiace, ma non va proprio!" Oppure: "Non hai i requisiti giusti, avanti un altro", se il vostro partner vi lascerà, o lo lascerete, se ogni tanto andrete incontro a qualche fallimento, se il mondo ad un certo punto sembra crollarvi addosso, se in alcuni istanti vi sentite inadeguati, sappiate che siete degli esseri speciali, siete semplicemente umani. Vorrei abbracciarvi tutti , siete le mie dolci e adorabili teste di capra.

Però non fate i cretini, fatela questa scelta!

venerdì 14 novembre 2008

L'ardua sentenza

Mi lamentavo, eccome mi lamentavo. Non sopportavo la staticità del mio piccolo paese, odiavo le uniche due organizzazioni politiche giovanili che facevano capo ai due Partiti, così giovani e già pensavano alla carriera politica. Arrivisti! Mi lamentavo io.

Ero uscito fuori da quella passività così inutile, avevo cominciato a lottare contro i mulini a vento, io e qualche altro sognatore avevamo creato il terzo incomodo: i giovani comunisti. E già all'ora suonava come qualcosa di anacronistico. Eppure non ho lottato inutilmente. E chi diavolo se lo sarebbe immaginato che da lì a qualche anno, così inaspettatamente , in questo sterminato deserto che è la coscienza del mondo, un filo d'erba sarebbe spuntato dal nulla.? E proprio lì, nella patria del libero mercato, proprio a Seattle, negli USA! Altro che l'elezione di Obama, era all'epoca che il mondo rischiava veramente di cambiare.

E aveva cambiato tutti noi.

Così io, nel mio piccolo, avevo preparato il terreno fertile per la nascita del social forum. Che grande cambiamento! Era nato un punto di incontro per tutte le forze critiche al liberismo, dai cattolici ai comunisti, dagli ambientalisti agli anarchici. Eravamo proprio tutti.

Il WTO, che fino a poco tempo fa era sconosciuto ai molti, aveva paura a riunirsi. L'unica possibilità che gli rimaneva era la Luna. Ma il movimento aveva una tale forza che forse nemmeno l'ultimo pianeta del nostro sistema solare poteva andare bene.

E poi venne Genova.

Ancora sento il sapore acre dei lacrimogeni, sento ancora le urla dei giovani, il pianto dovuto dalla disperazione, ma soprattutto dal dolore. Poi il rumore di quel maledetto sparo, la morte di Carlo Giuliani. Il tutto sembrava così irreale, mi appariva troppo strano che si può morire ad una manifestazione. Non in Italia almeno.

Ma quei giorni la democrazia era stata sospesa.

Poi la notte a Diaz, una delle notti più buie della storia italiana. Tutti abbiamo pianto, e pensavo che fosse l'ultimo.
Ma oggi è arrivata l'ardua sentenza: piangerete in eterno!

Vi consiglio di vedere quali posti occupano nella società le persone prosciolte: non dovremmo sentirci più al sicuro!


Ma la disperazione oggi si è un po' affievolita perchè per me l'immensa manifestazione che si stà svolgendo a Roma è una vittoria. Qui nessuno lo ha detto, ma questi giovani sono i nostri fratelli minori, e forse il movimento no global creato in quegli anni è servito anche per loro.

Per una volta possiamo essere considerati dei buoni maestri!


giovedì 13 novembre 2008

Lettera a Travaglio

Ho deciso di pubblicare la lettera dalla mamma di Niki indirizzata a Travaglio, io la condivido in grandissima parte. Condivido anche la rabbia verso una certa parte della sinistra che si è schierata con i più forti, che sta dalla parte del potere; e come dice il grande De Andrè, i poteri buoni non esistono.

Ma la rabbia più forte è indirizzata verso i giornalisti, in una qualsiasi democrazia il compito dei giornalisti è sputtanarlo questo maledetto potere. E invece si rivelano sempre più complici, perchè l'omertà equivale all'asservimento del potere. E' facile criticare la politica, la mafia, in senso generale. Ma perchè sempre di più hanno paura a fare nomi e cognomi? A non occuparsi dei casi come la morte di Niki che coinvolgerebbero persone molto potenti e conosciute?
Quei pochi che lo hanno fatto, o sono stati uccisi o minacciati.


Io questa lettera la dedico ai veri giornalisti di inchiesta che hanno pagato con la vita le loro indagini. La dedico ad Ilaria Alpi che ha indagato sui traffici illeciti delle scorie radioattive, a Mauro De Mauro che è morto per aver indagato sulla scomparsa di Enrico Mattei, ad Antonio Russo morto per le sue inchieste sui crimini russi commessi in Cecenia, ad Enzo Baldoni perchè era uno dei pochi giornalisti in Iraq a fare le vere inchieste, mica come gli altri che alloggiavano e facevano le dirette dall'albergo.


E ce ne sono tanti altri, che ai più sono sconosciuti.

Io non credo che Travaglio gli risponderà. Spero di essere smentito.


Caro Signor Travaglio, ho letto i Suoi libri (li vendo anche) e l'ho seguito sempre in televisione, la mia non vuole essere polemica, né tanto meno critica, ma non faccia lo stesso errore della sinistra, che si è staccata talmente tanto dalla massa, che non è più' seguita da nessuno, se non dagli anti-Berlusconi.Io sono la mamma di Niki, probabilmente non avrà visto la mia video-intervista, ma gliela consiglio.
Il mio sà è un "piccolo" caso, una mamma "disperata", certo la mia storia è fatta anche di nomi altisonanti che però non si trovano in un cimitero ora, ma nel loro bel posto di lavoro a continuare ciò che avevano iniziato...
Forse sono una idealista (ancora???), ma da ieri non comprerò piu' giornali. perchè un "bacino idrico in alta quota" era piu' importante di una intervista di Grillo per la Verità e la giustizia
seguita da 47.000 italiani per la morte di un ragazzo di 26 anni.
Perchè Le dico questo?? Perchè forse tutta questa Sua storia sull'antimafia con nomi altisonanti per altro già sentiti, non l'avvicina ai 47.000 italiani, che mi hanno lasciato post dappertutto, pregando Lei di occuparsi di questo caso.
Anche qui si affaccia la mafia, anche qui non si capisce che cosa sia successo e chi ci sia dietro a questa storia, anche qui silenzio e omertà da parte di tutti. Perchè non scende in mezzo alla massa e parla di un ragazzo, un tecnico, e si diverte a scavare e chi sà se dal basso non coglie l'alto??? ma con un fatto REALE...si legga i giornali di San Marino su questo caso che interessa direttamente l'Italia.....La Verità su mio figlio l'aspettano in tanti, dov'è il vecchio giornalista che non aspetta il lancio di agenzia per fare un pezzo sul giornale?? Scendete fra la gente per far capire che la mafia l'abbiamo anche quando acquistiamo la mozzarella, e quando andiamo a lavorare ad una azienda e pensiamo di lavorare ed essere apprezzati per le nostre capacità, magari invece siamo utilizzati da questo sistema marcio che và ribaltato??
Il sistema secondo me va ribaltato dal basso, perchè dall'alto non ci si riuscirà mai e Lei ne è una prova vivente (da quando parla???) Forse invece, cominciando a scavare in queste situazioni, che vi vengono offerte, ma dalle quali tutti si tengono lontani, si potrebbe ottenere molto. Sono una mamma tanto disperata, ma altrettanto LUCIDA, e non mi fermerà l'omertà, non mi fermerà il Silenzio, non mi fermerà il disinteresse!!NON E' STATO UN SUICIDIO quello di mio figlio, e non bisogna leggere tra le righe.....
Non mi faccia smettere di comprare anche i suoi libri!!
Date prova di coerenza!!
La saluto cordialmente


Ornella Gemini

mercoledì 12 novembre 2008

Una storia dedicata al prete che benediceva le torture

Qualche anno fa, e precisamente nel 2003, Roma era diventata una città più caotica del solito. Il traffico bloccato, la gente si innervosiva ancora di più del dovuto, certo forse era più comprensiva se tutto questo caos era dovuta da una manifestazione.
In realtà si celebrava un
“importantissimo” matrimonio alla chiesa di Santa Maria Degli Angeli, si sposava il rampollo di casa Savoia Emanuele Filiberto con l’attricetta francese Clotilde Courao. Che bella festa, erano 30 anni che i Savoia non entravano in Italia perché non gli era stato permesso. Grazie al governo Berlusconi, il loro “triste” esilio era finito e Filiberto poteva realizzare il suo sogno: sposarsi nella sua terra amata.

Però quasi mi dispiace rovinare questo avvenimento che può sembrare una di quelle favole che un tempo si raccontavano ai bambini prima di andare a dormire,quelle favole di re che combattevano con onore, o come quella del Piccolo Pricipe….

Il padre del festeggiato (il principe Alberto) era più ingrassato del solito , già pensava ai futuri torbidi affari che farà qui in Italia con la complicità dei parlamentari del governo, ovviamente tutti piduisti come lui. In seguito sarà arrestato, ma come al solito rilasciato. Non è la prima volta che gli succede,dopotutto se era stato scagionato quando
nel lontano 78 aveva ucciso un ragazzo(morto dopo giorni di agonia), niente gli può più far paura.

Ma la motivazione che trasforma questa apparente favola in un racconto tragico e per niente commovente(benché tutti erano emozionati per il matrimonio, ad alcuni uscivano perfino delle lacrimucce), era che il matrimonio veniva celebrato da un certo Monsignor Pio laghi, un sacerdote a detta dei

cronisti di “elevata statura”! Mi chiedo perché questa definizione, alto non lo è, di moralità ancor peggio, non si sa a che cosa si riferissero!
Purtroppo questo “illustre personaggio” entra a far parte di una brutta storia, da non dimenticare, una storia che deve rimanere nella memoria di tutti,
gli appartenenti di questo mondo.

Si tratta della dittatura Argentina che purtroppo è poco conosciuta, parliamo delle 70000 vittime scomparse, parliamo dei desaparecidos. Pochi sanno che tra questi, almeno un migliaio, erano italiani.
Si sa che l’Argentina era meta di tanti italiani che cercavano lavoro, e molti di essi erano giovani che avevano degli ideali. Giovani che lavoravano duramente e, giustamente, pretendevano dei diritti, pretendevano la democrazia. E la cosa farebbe ribrezzo pure al peggior cinico di questa Terra è che l’Italia non li ha, come vedremo, aiutati; anzi si è resa complice di questi golpisti militari.

L’ ammiraglio Eduardo Emilio Massera , iscritto alla p2, fece parte del triumvirato golpista (assieme a Videla e Agosti) che si instaurò il 24 marzo 1976. Fu la giunta più sanguinaria della storia e anche la più silenziosa perché imbavagliarono tutti i mezzi di informazione. Un vero e proprio sanguinario, tanto che nominò come comandante del primo corpo d’armata il generale Suárez Masón, altro iscritto alla p2 , e fu una delle figure guida della più estrema tra le fazioni militari durante l'era della repressione.


L’ammiraglio Massera aveva torturato migliaia di desaparecidos italiani ed essendo piduista aveva l’aiuto di tanti “colleghi” nostrani, sapete che l'ambasciatore italiano a Buenos Aires, Enrico

Carrara, amico dei militari e informato in anticipo del golpe del 24 marzo, aveva provveduto a blindare le porte dell'ambasciata ? Non voleva si ripetesse quello che era accaduto tre anni prima a Santiago del Cile, dove grazie al coraggio di due diplomatici allora giovani - Roberto Toscano e Tommaso de Vergottini - l'ambasciata italiana aveva accolto migliaia di profughi.
Nell'agosto del '76 l'ambasciatore Carrara, dichiarava frivolo e impudico nel mezzo

dell'apocalisse argentina che «Qui mi sembra che la questione dell'ordine pubblico sia stata brillantemente risolta».

E l’allora nunzio apostolico Monsignor Pio laghi era amico intimo di Massera! Erano amici perché magari avevano gli stessi “principi”, dopotutto avevano in comune un amore verso l’italia(quella piduista ovviamente) , una sua celeberrima frase da lui smentita era una di queste “Sono i nuovi crociati contro il flagello della sovversione”, magari lo diceva sorridendo quando giocava a tennis con l’ammiraglio Massera, dicono che era un gran campione. In effetti organizzerà,in futuro, partite di tennis qui in Italia per beneficenza.

Il monsignore stimava moltissimo Massera anche perché era antiabortista, infatti quando catturava qualche fanciulla incinta la accompagnava al parto e poi faceva prendere il suo bambino nato da qualche suo amico e torturava la madre buttandola poi in mare da un aeroplano. Commovente difensore delle vite che nascono.

Commuove ancora di più quando in un omelia celebrata dopo il golpe disse "Il Paese ha un'ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza.
I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo".

E bravo il nostro monsignore che nel frattempo ha fatto carriera, infatti era stato promosso dal “terzomondista” Giovanni Paolo ll addirittura come portavoce all’estero del Vaticano.
Chissà se riesce a dormire serenamente la notte, secondo me tutte le notti gli rimbombano gli echi delle grida di queste fanciulle, di questi ragazzi che subivano le più indicibili torture,tutte eseguite con la sua benedizione.


Per concludere, ritorno al racconto iniziale. Ovvero il matrimonio dei Savoia da lui celebrato a Roma. Provo ad immaginare come abbia concluso il matrimonio : “Nel nome della P2(ops di Dio) vi dichiaro marito e moglie!”


Commovente, no?

lunedì 10 novembre 2008

Nessuno si senta escluso....

Ci sono avvenimenti tragici che sembrano così lontani da noi. La morte, la malattia, la perdita del lavoro, l'abbandono, l'emarginazione, il rimanere senza casa, queste sono tutte situazioni le quali molti di noi le conosciamo solo per sentito dire.
Per questo che noi assistiamo al dolore delle persone al riparo, in sicurezza. Esattamente come quando vediamo un film horror oppure un thriller.

Questo periodo tutti noi, la maggior parte di noi, siamo scossi per la tragica morte di Niki. Ma non neghiamolo, non nascondiamoci dietro un dito, leviamoci di dosso ogni misera forma di ipocrisia, a noi ci dispiace, ma nella nostra intimità più profonda pensiamo che siano situazioni così distanti da noi da non rimanerne mai coinvolti. E invece ci sbagliamo di grosso, quindi vi racconto una storia che dovrebbe farci riflettere, anche per capire meglio il dolore della signora Ornella. E' una di quelle storie sbagliate perchè gli sporchi giochi di potere coinvolgono persone di qualsiasi strato sociale. Nessuno si senta escluso!

Era il 1985, c'era una ragazzina di appena 17 anni che come tante già lavorava. Era così sensibile, aveva un animo nobile, e aveva deciso di lavorare semplicemente perchè voleva aiutare la famiglia. Si chiamava Graziella Campagna e aveva avuto la sfortuna di entrare inconsapevolmente in una storia di mafia, di intrecci massonici, connubi tra Stato e Antistato.

E' il caso che determina questa storia così assurda ed è per caso che qualche mese prima Graziella legge un cartello appeso a un negozio di Messina. Era una lavanderia, e cercavano un aiutante per lavare, stirare, fare le consegne a domicilio. Uno di quei lavori pagati poco, e in nero. Ma per lei era meglio di niente.

Era stata subito assunta, e allora aveva cominciato a lavorare duramente, ma con molta dedizione. Forse non sarebbe stata sempre così, forse avrebbe trovato un lavoro migliore, forse si sarebbe sposata e avrebbe avuto dei figli. E invece no, il caso aveva voluto che aveva lavato una giacca e dentro quella biancheria per caso aveva trovato un piccolo documento.
Ed era strano, perchè da lì si capiva che il cliente non aveva lo stesso nome con cui di solito era conosciuto.

Tutti lo conoscevano come l'ingegner Cannata, ma il suo vero nome è molto diverso, molto "onorato" in certi ambienti, a anche molto temuto. Era Gerlando Alberti junior, il nipote di un grande boss della famiglia di Porta Nuova di Palermo. Altro che ingegnere, lui era mafia, era Casa Nostra, ed era latitante da almeno tre anni.

Graziella quel maledetto giorno uscì dal lavoro, ma non era più tornata a casa. Il giorno dopo fu ritrovata morta con cinque fucilate, ben cinque maledetti bossoli. Uno al braccio e alla mano e gli altri alla testa, allo stomaco, alla spalla e l'ultimo al petto.

Provate ad immaginare il dolore della famiglia e provate ad immaginare che all'epoca, il maresciallo dei carabinieri, lanciava ipotesi come delitto passionale. Poi si era saputo che quel giorno il maresciallo era insieme ad un uomo appartenente ad una di quelle massonerie colluse con la mafia.
Graziella aveva avuto la fortuna di avere un fratello carabiniere che con ostinazione cercava giustizia e con l'aiuto della polizia erano riusciti a ricostruire il tutto.
Riuscirono ad arrivare perfino ad un processo, ma furono tutti assolti. All'epoca, e penso ancora adesso, esisteva il cosiddetto Rito Peloritano. Ovvero capitava che la mattina , Tizio faceva il magistrato, Caio faceva l'avvocato, poi c'erano i mafiosi che a volte, ma solo a volte, venivano imputati. Poi, alla sera, li si trovava tutti a cena assieme.

Per un caso veramente fortuito, e per l'ostinazione del fratello di Graziella, il processo si è rifatto ed è ancora in corso. Una flebile giustizia si è riuscita ad ottenere. Ma la rabbia è che questa ragazza non c'entrava niente, è una ragazzina che inconsapevolmente osserva questo contatto tra Stato e Antistato. E allora andava soppressa, e tutto perché per puro caso ha trovato in una giacca uno stupido documento, un pezzo di carta che gli è costata la vita.

Questa è una brutta storia vera, una storia che fa paura, non solo perchè ha come vittima una ragazzina di 17 anni che un giorno legge un cartello su un negozio e dà alla sua vita una piega sbagliata. Ma è una storia che dovrebbe farci capire come certi problemi riguardano tutti, e come chiunque, anche il più lontano, il più diverso, il più "piccolo", non sia mai al sicuro.

E secondo voi, la storia di Niki è così diversa? Così lontana da noi?



venerdì 7 novembre 2008

La verità per Niki

Stasera, massimo domani mattina, Grillo parlerà di Niki nel suo blog.

Il potere della rete è formidabile, ma il ringraziamento va a voi.
Perchè la rete, senza umanità, è solo una inutile matrice.

AGGIORNAMENTO:

GIA' DA OGGI POTETE VEDERE L'INTERVISTA SUL BLOG DI GRILLO.

martedì 4 novembre 2008

Io so i nomi.





Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpe istituitasi a sistema di protezione del potere).

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.

Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. 12 dicembre 1969: alle 16,30 un ordigno esplode all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano provocando 16 morti e 84 feriti Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Pier Paolo Pasolini

sabato 1 novembre 2008

Io dico basta.

Io dico basta al falso perbenismo di questo assurdo Paese, ai giustizionalisti solo nei confronti di chi ruba per il pane.
Dico basta anche ai garantisti, quelli verso i potenti. Perchè, dicono, che comunque davano da mangiare a tutti.

Io dico basta a chi protesta contro chi vive nel fango, a chi esulta la polizia che picchia i ragazzi perchè fanno solo casino, e che poi si lamentano che c'è una generazione silenziosa.
Basta all'individualismo esasperante, a chi pensa solo per se. A chi mette l'io a disposizione solo di se stesso, al massimo al parente, e non per la collettività.

Basta a chi vive da parassita, a chi si arricchisce a discapito degli altri. A chi esulta la flessibilità, perchè tanto loro hanno già il posto fisso. Dico basta agli economisti che parlano del PIL, della produttività, a chi dice che son tutti fannulloni. A chi si preoccupa solo delle imprese, ma non di chi ci lavora.

Io dico basta alle morti silenziose, a chi addita la colpa ai lavoratori, perchè, dicono, sono loro che si distraggono. Basta a quelle persone che si dichiarano di sinistra, e sono più a destra di quelli di Forza Nuova, almeno questi qui hanno la faccia tosta di ammetterlo.

Basta a chi dice che siamo razzisti perchè sono gli stranieri che se la cercano, dico basta a chi dice di tollerare i gay, ma l'importante è che stiano per conto loro e guai se provassero ad ostentare in piazza la loro sessualità.

Io dico basta a chi ancora sotto sotto pensa che la donna viene violentata perchè un po' se la cerca lei. E poi sono gli stessi che non sopportano le donne mussulmane che vanno in giro con il burka. Non che sia giusto, ma a loro dei diritti delle donne non gliene frega niente. Criticano semplicemente per dire che noi siamo una civiltà superiore. Rispetto a chi?

Io dico basta a chi muore in carcere, basta a quelli che credono che il carcere sia un albergo a cinque stelle. Io dico basta all'indifferenza, alla passività, alla superficialità, alla perdita dell'etica.

Basta alle stragi di Stato impunite, alla politica lontana da noi, dico veramente basta a chi cerca di ridicolizzare chi lotta contro il potere. E magari non lascia altra scelta ad uno come Saviano di abbandonare questo Paese.

Io dico basta all'infelicità dovuta dall'eccessivo consumismo, e ad ogni istante ci dicono che dobbiamo essere sempre belli, sorridenti, e vincenti. Perchè chi perde è considerato un buono a nulla.

Io dico basta soprattutto a quelli come me che adesso non hanno niente altro da dire se non...basta!

E allora ho bisogno un po' di silenzio: