mercoledì 29 ottobre 2008

La perdita dell'ingenuità

Scusate ma questo post lo sto scrivendo di getto, è la prima volta che lo faccio. E chiedo scusa se non è ben articolato, ma l'avvenimento di questa giornata è da raccontare.
Questa mattina mentre il maledetto decreto veniva approvato, davanti a quel lurido palazzo di potere un immensa folla di studenti medi hanno manifestato con grande forza.
Ma dopo è avvenuto un fatto che ha smentito me in prima persona. Forse peccavo troppo di idealismo quando dicevo che forse non era da disprezzare che all'interno del movimento ci fossero anche ragazzi di estrema destra, pensavo nella mia ingenuità più pura che si potesse andare oltre l'appartenenza politica e sfidare apertamente il potere che vuole distruggere la scuola pubblica e omologare il sapere.
Purtroppo non potevo sapere che l'estrema destra, come nel passato, potesse essere ancora serva del potere bianco. Così è stato.

Ora non voglio fare nessun gioco di parole, voglio dire con chiarezza che questo dimostra che il governo ha una paura enorme. Non è un caso che il loro consenso popolare è partito dal 60 per cento e sceso al 40. E questo non è dovuta da questa "specie" di opposizione che risiede in parlamento, ma dal movimento, da questa grande onda anomala.
Il mandante di quei ragazzi è stato il governo stesso. Cossiga ci aveva avvertiti, no?

I ragazzi dell'estrema destra era composta da un ventina di persone, ma non avevano l'età dei liceali, erano adulti. E loro vigliaccamente hanno aggredito con spranghe i ragazzini, alcuni di loro feriti gravemente. E poteva capitare il peggio se non fossero intervenuti prontamente i ragazzi universitari a proteggerli.
Questi sono i fatti.
Oggi si può celebrare la "perdita dell'ingenuità" del movimento, ma non lo fermeranno.
Continuerà più forte di prima, domani ci sarà il corteo assieme ai sindacati ma badate bene, il movimento pretende di più e non si fermerà finché non otterrà l'abrogazione della legge.

Ora spero in un vero sciopero, quello generale. Noi lavoratori, precari, disoccupati dovremmo unirci a loro. Perchè è un problema che deve riguardare anche noi! Noi non rimarremo indifferenti.

Da domani comunque il movimento sarà dichiaratamente antifascista. E siccome sono incazzato nero, vi lascio questa canzone.

domenica 26 ottobre 2008

La vita spezzata di un ragazzo.

Questo è un post triste e nero come lo sfondo del mio blog, e anche una condivisione con voi di una battaglia che mi coinvolge personalmente visto che tratto la storia di un ragazzo della mia città. Io, come avrete capito, vivo a Roma ma provengo da una cittadina abruzzese di nome Avezzano. Si trova in un territorio particolare della regione, la Marsica. Una tempo zona di lotte contadine che si ribellavano contro il latifondismo di Torlonia, amico di Mussolini e per chi ha letto il libro Fontamara di Ignazio Silone, sa a che cosa mi riferisco.
Qualche mese fa un ragazzo di 26 anni, e che io avevo conosciuto, era stato arrestato in maniera preventiva perchè coinvolto in una truffa telefonica. Era il 19 giugno di quest'anno, Niki (il suo nome) non era mai stato in carcere in vita sua e aveva chiesto di essere messo in una cella con detenuti non violenti. Invece era stato rinchiuso in una cella della quarta sezione con due detenuti extracomunitari per i quali era stata disposta una sorveglianza assidua.

Purtroppo parlo di lui usando il passato perché dopo solo pochi giorni, una mattina , è stato trovato senza vita, impiccato alla finestra del bagno con un paio di jeans e un numero imprecisato di lacci da scarpe.

Immaginate il dolore di una madre quando ha appreso una notizia così imprevista, perché Niki amava la vita e non aveva mai pensato alla morte, anzi vi dico di più, lui era l'unico che non si è avvalso la facoltà di non rispondere. Voleva contribuire alla giustizia.

Le carceri italiane sono terribili, si possono contrarre le malattie, si posso subire violenze continue, ci si ammazza . Niki è morto a 26 anni, e non si può morire solo perché indagato, e soprattutto non è ammissibile che sia stato trattato come il peggiore dei delinquenti mentre il figlio di Totò Rina può essere scarcerato e continuare ad uccidere chi non paga il pizzo.

Questo post l'ho scritto per chiedere aiuto a voi adorabili teste di capra, perché voi che mi seguite avete una sensibilità non indifferente. Non vi chiedo di pubblicare un post o altro, ma vorrei che dimostriate la vicinanza alla madre di Niki che ha avuto il coraggio di aprire un blog e chiedere giustizia, un po' come sta facendo la mamma di Federico Aldovrandi. Ovviamente due casi differenti, ma in comune c'è la morte ingiusta di due giovani vite, e il dolore di due mamme che non si arrenderanno mai finché non avranno giustizia.

Vi prego, se volete visitate e se riteniate giusto commentate qui!

Cara signora Ornella , vedrai che non sarai più sola.


venerdì 24 ottobre 2008

Gli imprevedibili


Mentre noi teste di capra di sinistra ci scambiamo opinioni sull'appoggiare o meno una manifestazione del Partito Democratico, mentre argomentiamo anche in maniera molto strutturata cosa significa essere di sinistra, e mentre ricadiamo (a parer mio) nell'errore di appoggiare a priori qualsiasi manifestazione che protesta contro Berlusconi, in questo momento sta avvenendo qualcosa di storico. Finalmente dopo anni di accuse verso i giovani, verso la "generazione silenziosa", il movimento studentesco in maniera quasi imprevedibile si sta mobilitando contro il decreto Gelmini. Ma non solo. Bisogna premettere innanzitutto che i governi di centro sinistra passati hanno contribuito a indebolire la scuola pubblica privilegiando quella privata, ma sono stati più furbi. Le riforme le attuano in maniera "dolce", mentre la destra in cinque minuti distrugge la scuola che va dalle elementari fino all'università. Riforme violente che azzardo a paragonarle a quelle della Thatcher, ma lì i movimenti sono stati sconfitti. Ma noi siamo diversi, il periodo è diverso. Il movimento attuale non è paragonabile nemmeno al '68 per ovvi motivi, ma mi permetto di dire che fa ancora più paura. Per la prima volta non c'è più una contrapposizione generazionale, ora c'è una grande unione che va dai genitori fino a gli insegnanti, c'è un problema largamente condiviso. Ma attenzione, c'è un'altra grande particolarità che viene evidenziata con lo slogan degli studenti che urlavano davanti al Senato:"Voi non ci rappresentate". Non c'è un partito, uno solo, che sia il portavoce degli studenti. Per questo trovo disdicevole i nuovi manifesti infissi dal PD che dice di manifestare contro il decreto. Mi dispiace, da molti mesi che non uso più un linguaggio offensivo, ma questa volta mi sento di dargli un appellativo appropriato :Paraculi! Gli studenti manifestano all'improvviso, improvvisano lezioni all'aperto, a Piazza Vittorio faranno una lezione di antropologia, ai cortili studiano e all'improvviso escono e formano un corteo. E attenzione non dicono solo no! Ma faranno anche una controproposta, e questo imbarazzerà non poco la nostra Ministra. Perchè questo movimento non è affatto "liquido", ma concreto. E soprattutto è imprevedibile.


mercoledì 22 ottobre 2008

La misteriosa comunità cinese. Terza parte.

In questo post voglio parlare di un'altra questione molto interessante della comunità cinese che merita di essere approfondita. I cinesi stanno sempre tra di loro, e non solo nella vita mondana o lavorativa.
Mondana perchè è raro vedere cinesi che assistono ad un concerto o ad un qualsiasi evento frequentato anche da noi italiani. Lavorativa perchè è difficile vederli insieme con noi, anche perchè lavorano duramente nelle loro aziende in condizioni inconcepibili. Per noi però. Loro, a differenza degli altri stranieri, non lavorano sotto ricatto, non lo fanno contro la loro volontà. Loro lavorano esattamente come in Cina, con la differenza che qui guadagnano di più e con la prospettiva di aprire a loro volta una loro impresa.


I cinesi, dicevo, sono sempre tra di loro anche per altre cose di primaria importanza: hanno i loro ambulatori e i loro medici, la loro giustizia, le loro banche, i loro negozi, i loro giornali e i loro uffici di collocamento; ovviamente tutto in maniera clandestina. Lo dice un rapporto della Guardia Di Finanza che parla di "uno Stato interno, autoregolamentato, emetico e di difficile controllo".

Ovviamente è una visione molto esagerata, ma non infondata. Il più delle volte le lauree cinesi non sono riconosciute qui in Italia, perciò si tratta di un abusivismo cartaceo più che professionale.
Oppure preferiscono risolvere i problemi legali tra di loro perchè conoscono benissimo la lentezza dei processi(anche quelli più cretini) italiani.

Ma c'è un grave problema che riguarda le donne cinesi, e si tratta dell'aborto clandestino. Purtroppo i giovani cinesi non hanno la cultura della contraccezione e molto facilemente le donne rimangono incinta, ma quando devono lavorare sedici ora al giorno per ripagare il debito che le hanno permesso di emigrare e di avviare in impresa, la maternità è un impaccio non sostenibile.
Molte di loro, invece di rivolgersi alle strutture sanitarie italiane, abortiscono clandestinamente. Gli aborti sono realizzati da medici veri, ma anche da ex assistenti che si sono messi in proprio, o da praticoni che non sono laureati nemmeno in Cina. Il metodo è uguale al nostro, un raschiatore e una pompa per aspirare il feto, ma il problema è il contesto: scarsissima igiene e nessun esame clinico prima dell'intervento.

D'accordo, è inevitabile che ci chiediamo:" Ma sono stupide? Perché clandestinamente?". La risposta sta nel fatto che molte cinesi che ricorrono all'aborto clandestino lo fanno perché sono clandestine anche loro.
Anche se i medici non denunceranno mai la clandestinità delle donne che ricorrono all'aborto , perché per fortuna hanno o dovrebbero avere un etica, le cinesi hanno paura lo stesso. E io le capisco visto il clima di adesso.

Allora, mie adorabili teste di capra, cosa succede ora che la clandestinità è diventato anche reato?

Perché l'aborto clandestino non riguarderà più le cinesi, ma anche le altre donne di varie nazionalità. Un vero problema da non sottovalutare, Berlusconi disse che il reato di clandestinità è più che altro un deterrente. E invece non si rende conto che può anche portare alla morte.


domenica 19 ottobre 2008

I militari argentini non dimenticano.

E' successo che qualche tempo, fa il proprietario di un negozio di sviluppo delle foto a Buenos Aires, vide uscire dalla macchina una serie di immagini da far venire i brividi: uomini nudi, legati e incappucciati, che venivano torturati dai militari. Elettrodi sui testicoli, immersione in tinozze di liquami, umiliazioni e violenze di ogni sorta... Da buon cittadino il proprietario, evidentemente scosso da quelle immagini, si è precipitato a consegnarle al Segretario per i Diritti umani, che a sua volta ha avvisato il governo.

L'allora presidente Kirchner aveva immediatamente ordinato un inchiesta, intimando agli alti gradi delle forze armate di chiarire dove fossero state scattate queste terribili foto. E soprattutto di identificare i torturati e torturatori. Con grande sorpresa di tutti si scoprì non solo che quelle foto erano state scattate durante il governo democratico e non sotto il periodo nero delle dittature argentine, ma i volti dei torturatori appartenevano a ufficiali in servizio. Ma la cosa che aveva fatto scalpore è che i torturati ovviamente non erano presunti "sovversivi"sequestrati o prigionieri per qualsiasi motivo, ma erano soldati anche loro.

Le torture non erano delle messinscene, si è così scoperto che gli eredi dei genocidi in divisa che fecero sparire nel nulla trentamila persone avevano cominciato a praticare la tortura su se stessi.

Grazie all'energica determinazione del Presidente, gli alti comandi argentini hanno dovuto spiegare che praticare la tortura sui soldati delle forze speciali serviva a temprarli e a valutare la loro soglia di resistenza in caso fossero stati arrestati dai nemici.

In poche parole questa brutale forma di addestramento(insegnata nella famigerata Scuola delle Americhe gestite dal Pentagono), questo torturarsi a vicenda, questo soffrire gratuitamente, serviva soprattutto a rendere spietati i militari, a disumanizzarli.

Per questo sono sempre pronti, nel caso si restaurasse una dittatura come quella di Videla e Massera, ad essere brutali come nel passato. Ci sono le mamme di Plaza De Mayo che con ostinazione reclamano i loro figli scomparsi e non dimenticheranno mai i loro desaparecidos.
Ma anche i militari, a modo loro,ci tengono alla memoria. E ogni tanto provano quel vissuto direttamente sul proprio corpo.

Ma non c'è nulla da gioire per questo. Proprio nulla.

giovedì 16 ottobre 2008

La caccia all'uomo.

Quello che sto per raccontarvi è una storia che è difficile trovare delle fonti che la confermino, anzi non si trovano affatto. Anche internet che è un mezzo formidabile non si trova niente. E' una notizia che avevo appreso tramite un libro di Pino Cacucci di qualche anno fa, si intitola "Camminando". Un libro che racconta i sui vari incontri con gente che aveva qualcosa da raccontare, c'è un capitolo dove incontra una donna serba che vive in Italia. Suo marito era stato vittima della caccia all'uomo da parte degli italiani, e nonostante ciò non fa di tutta erba un fascio come di solito facciamo noi. Lei non ci odia, io personalmente non ci riuscirei. Solamente qui potrete trovare un intervista dove parla di questa storia agghiacciante. E ora ve la narro a modo mio.

E' una storia che coinvolge ricchi imprenditori e nobili annoiati, quella noia che solo la ricchezza può dare, quel denaro che porta a marcire l'animo delle persone, a volte è alienante e porta alla distruzione altrui. Qualche anno fa questo scandalo coinvolse alcuni imprenditori di Bologna, la città rossa, ora di un rosso sbiadito. Una città tranquilla e vivibile, in cui ogni tanto accadevano eventi inspiegabili, che andavano da assassinii senza un movente preciso, fino alle stragi compiute dai poteri occulti dello Stato, anche queste senza che mai un colpevole fosse stato identificato. Ma i delitti, questa volta, venivano compiuti fuori, all'estero. Un hobby, come dicevo, molto particolare, un servizio che una società camuffata da agenzia di viaggi offriva ai suoi "amabili" clienti. I clienti non potevano che essere dei merdosi ricchi imprenditori e avvocati. Queste persone, annoiate dalla facilità con cui i faggiani si lasciavano spappolare, venivano portate in Croazia,terra di caccia, e precisamente in un territorio controllato dalle milizie Utascia, e lì si dilettavano a fare il tiro a segno sugli abitanti di villaggi serbi e bosniaco-musulmani. Cecchini del fine settimana insomma. Questo è lo schifoso hobby di cui volevo parlare, questa è la battuta di caccia(all'uomo)che praticavano questi "rispettabili cittadini e laboriosi imprenditori".

Questa notizia non era stata diffusa, forse solo il manifesto ne aveva parlato, ma lì c'era la guerra ed era tutto lecito.




lunedì 13 ottobre 2008

Ancora razzismo

Ho appena appreso l'ennesima notizia di un episodio razzista, il più vile. Una ragazzina marocchina di 15 anni è stata picchiata dalle sue coetanee, tutto questo perchè non ha voluto far sedere un ragazzo(?).
Ed io, povero illuso, che avevo fiducia nella nuova generazione sotto il punto di vista della tolleranza, ed io che credevo che l'integrazione fosse possibile specialmente ora che le classi sono miste!

Ma si sa, il difetto nostro è che crediamo ancora in qualche briciolo di utopia, siamo troppo romantici, l'esercito di sognatori tanto acclamato da Che Guevara ultimamente è a pezzi.

Allora come risolvere questo problema, come far capire ai giovani di adesso che bisogna portare rispetto agli stranieri, che poi in realtà sono oramai più italiani di noi visto che sono loro a rendere questo Paese ancora produttivo?

Non ci crederete ma un sistema che potremmo adottare per quanto riguarda l'educazione all'integrazione è proprio la Svizzera. Riescono ad educare i giovani alla cultura della diversità.

I ragazzi del liceo devono immedesimarsi per un giorno nei panni di un immigrato clandestino.
A gruppi di 10 vengono bendati,chiusi in stanze buie e fredde in cui si sentono suoni paurosi. Ai ragazzi viene permesso di tenere solo pochi vestiti e in inverno con la neve devono correre nei boschi,di nascosto,con la polizia alle calcagna per raggiungere un Paese che simboleggia la Svizzera. La loro simulazione sarà terminata solamente quando raggiungeranno la destinazione prefissata.
Pensate che molti ragazzi non ce la fanno a simulare e si arrendono, le ragazze cominciano a scoppiare a piangere e vogliono ritornare a casa.

Non sarebbe il caso di far provare queste esperienze ai ragazzini viziati che ci sono qui in Italia? Visto che il loro passatempo è insultare e picchiare gli stranieri?

Io nel frattempo mi indigno sempre di più.






domenica 12 ottobre 2008

Qualcuno era comunista

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

Giorgio Gaber



giovedì 9 ottobre 2008

La misteriosa Comunità Cinese. Seconda parte.

Il giorno dopo la "rivolta" dei cinesi di Via Sarpi il giornale "Libero"aprì la prima pagina con un articolo di Vittorio Feltri, uno di quei giornalisti che crede di essere controcorrente.

Scriveva così :" Quando il nonno muore, viene subito macellato e lasciato qualche giorno a frollare, finchè la sua carne non si ammorbidisce un po'. A questo punto, i resti dell'anziano congiunto finiscono nel ristorante, cotti e serviti sotto mentite spoglie a malcapitati clienti attratti dai prezzi modici che pensano di mangiare maiale in agrodolce o riso con carne. In questo modo, i documenti del defunto passeranno a un giovane clandestino appena arrivato dalla Cina. Se conoscessimo la lingua, dalle case di Chinatown sentiremmo gridare : "E' pronto il nonno?"
"Non ancora, dagli ancora mezza giornata!"

Il nostro bravo Feltri continua scrivendo:
" Nel dubbio opterei per la cucina nostrana, che pure presenta molti rischi eccetto di dover prendere l'Alka-Seltzer allo scopo di digerire lo stinco pechinese.".

Allora il buon Feltri prosegue dando una semplice spiegazione: "Perchè esiste un fatto. Al cimitero, nello spazio dei non cristiani, ci sono salme di ogni nazionalità tranne che quella cinese. Qui in Italia non ci sono mai stati dei loro funerali !"

Vi giuro che è inconcepibile che un giornalista faccia una così squallida informazione, ma cosa esiste a fare l'albo dei giornalisti? Lo dovrebbero radiare come hanno fatto al suo amico e collega Farina!
Per risolvere questo"mistero" e per sfatare questa squallida leggenda basta solo informarsi e usare la logica, quella che ultimamente non viene mai utilizzata. Non bisogna mai prendere per buono tutto ciò che ci dicono, oramai questo deve essere una costante.

Care adorabili teste di capra, ci siete mai stati in un cimitero per verificare? Esiste un fatto, i cinesi, nei cimiteri milanesi e romani, ci sono. E per assurdo non stanno sempre tra di loro come si ostinano a fare in vita, ma si mischiano tra i defunti italiani. Le loro tombe sono in mezzo alle nostre e sono uguali alle nostre. Certo non è un bel passatempo, ma provate ad andare al Cimitero Maggiore di Milano e andate al computer che è a disposizione dei visitatori, scrivete un nome comune dei cinesi tipo Chen e vedrete che i morti ci sono eccome!
A Roma, per averne la prova, non è neppure necessario addentrarsi in quei malinconici vialetti. Basta collegarsi al sito internet dell'Ama e digitare i soliti cognomi.

Curioso che Feltri e tanti politici non verifichino quello che dicono, parlano a vanvera e noi giustamente abbocchiamo. Curioso quando la gente dice :"Ma io non ho mai visto un funerale cinese!" Ma per caso avete visto un funerale di albanesi, marocchini o rumeni? Io no! Ma non vuol dire che non li fanno.

Il tasso di mortalità dei cinesi risulta molto basso rispetto alle altre etnie(poi nemmeno vero perchè i filippini hanno un tasso di mortalità molto minore rispetto a tutti gli altri, non sarà che anche loro occultano i cadaveri?), questo per due fattori:

Il primo , il più triste, è perchè le altre etnie fanno lavori più a rischio, sono vittime delle "morti bianche", mentre i cinesi fanno lavori meno rischiosi(anche se in condizioni raccapriccianti). L'impalcatura uccide più della cucina, la pressa è più pericolosa della macchina per cucire.

Il secondo motivo, e questa è la motivazione per cui raramente incontriamo cinesi anziani, è perchè la maggior parte di loro,raggiunta l'età pensionabile , tornano da dove sono venuti.
E' nella loro cultura tradizionale che il desiderio di tornare nella propria terra natale è sacro. "Le foglie che cadono, tornano alle radici".


Ma allora qualcuno di voi mi dirà, come si scambiano i passaporti e documenti? Tra vivi se li scambiano. I cinesi arrivano con il visto da turismo e poi quelli che risiedono in Italia gli passano i loro documenti. Questo perchè noi non siamo in grado di distinguerli, tutto qui.
Purtroppo dobbiamo contribuire ad abbattere i luoghi comuni e pregiudizi nei loro confronti, una buona convivenza è dovuta anche da una buona conoscenza.





mercoledì 8 ottobre 2008

La misteriosa Comunità Cinese.

Gli avvenimenti recenti come il pestaggio effettuato ad un cinese residente a Roma e ancor prima la rivolta della comunità cinese di via Sarpi a Milano mi ha portato ad approfondire bene questo mondo a noi sconosciuto. E sappiamo benissimo quando non abbiamo la conoscenza, i pregiudizi aumentano e di conseguenza la paura con l'inevitabile razzismo. Lo stesso è avvenuto con gli zingari, e quanti luoghi comuni siamo riusciti ad abbattere con la giusta informazione!

Io credo che sia giusto parlarne, io penso che purtroppo più il tempo passa, più l'immigrazione cinese aumenta(e aumenterà), più gli episodi di intolleranza e insofferenza dei cittadini verso di loro aumenteranno. Non sarò buonista, ma mi sento obbligato a sfatare numerose leggende su di loro. E anche io fino a poco tempo fa,come tutti voi, ci credevo.

La prima comunità cinese, in Italia, risale nel 1916; ed è sempre stata dedita al commercio. I cinesi convivevano benissimo con la nostra popolazione, addirittura anche durante una parte del regime fascista, fino a quando però il 27 settembre 1940 l'Italia firmò l'alleanza con Germania e Giappone. Il Giappone aveva invaso la Cina allora governata dal leader nazionalista Chiang Kai Shek, che di conseguenza diventava nostra nemica. E allora circa duecento cinesi finirono nei campi di concentramento insieme agli ebrei, zingari,omosessuali e comunisti.

Sapete che abbiamo avuto anche un cinese partigiano? Sorpresi, vero? Lo era stato un prete di nome Antonio Tchang Kan-I, e fu arrestato dai nazisti una mattina del 22 ottobre 1943. Avevano scoperto che aiutava i prigionieri inglesi evasi da altri campi d'internamento, e quando perquisirono la sua camera da letto trovarono ricetrasmittenti, una macchina fotografica e una pistola. Fu condannato a morte. Ma riusci a fuggire provvidenzialmente da un campo perchè ci fu un bombardamento.

Sono strani i cinesi, spuntano dal nulla, sono tutti uguali, hanno sempre tante banconote e comprano tutti i negozi che vogliono. E addirittura non muoiono mai. Sono quasi un secolo che vivono da noi e ancora non sappiamo nulla di loro. Sappiamo solamente che lavorano come bestie da soma, sono più infaticabili dei veneti. Loro sono in grado di ricavare soldi da qualunque cosa, sono alchimisti nati.

Al prossimo post cercherò di sfatare una leggenda che dice che tengono nascosti i loro decessi e così i documenti del defunto possono essere trasferiti ai nuovi arrivati, entrati illegalmente in Italia.


Ditemi la verità, anche voi pensate che sia così, vero? Prima di informarmi, io sì.

Un libro illuminante che vi consiglio di comprare è della BUR, Chi ha paura dei Cinesi?


domenica 5 ottobre 2008

La sofferenza di una donna sposata.

Hai una bella casa, figli che ti danno soddisfazioni, il bimbo appena nato che ti dona un sorriso, hai un marito che ogni giorno cerca di sorprenderti con regali e innumerevoli coccole.
E allora? Come mai sei infelice? Perchè di nascosto, quando non c'è nessuno e ti ritrovi con te stessa, tu piangi? Non sei più innamorata, vero? Non sopporti più tuo marito, ti da fastidio ogni volta che mangia, non lo sopporti quando parla, non sopporti che lui sia felice ogni volta che ti vede. Soffri molto vero?

"Incarcerato, cosa devo fare, io sono destinata a soffrire...". No cara, mi dispiace, tu non sei destinata, tu semplicemente vuoi soffrire. Non hai il coraggio di lasciare tuo marito vero? E allora cosa vuoi che ti dica! Tu non sei mica Leopardi che della sofferenza ne ha ricavato la poesia, tu non sei Frida Kahlo che è nata con una grave malattia e nonostante ciò è riuscita a prendere decisioni importanti per la sua vita.


Io non accetto che una donna del terzo millennio non sia capace di prendere delle decisioni, una che vuole sacrificare la sua vita, e poi in nome di che cosa ?! "Ma che ne sai, incarcerato, io ho figli, devo pensare a loro".
La verità è che sei codarda , i figli sono grandi oramai, e forse già lo sanno e non ti stimano per questo. Hai figli piccoli? A maggior ragione devi avere il coraggio, i bambini sono i primi a percepire il disagio che tu hai. E lo trasmetti.
Proust diceva che la sofferenza è una specie di bisogno dell'organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo, e quindi devi avere il coraggio di cambiare, non conservare.

Più il tempo passa e più ti abituerai alla sofferenza, e anche l'età comincerà a farsi sentire, non vorrai mica innamorarti di un giovane ragazzo all'età di 80 anni?
Parla con tuo marito, digli che non l'ami più. Hai paura di farlo soffrire? Hai paura della solitudine? Di rimanere sola per sempre? Fuori c'è un mondo intero, non sei l'unica che ha avuto gli stessi tuoi problemi. E se , ironia della sorte, sarà proprio tuo marito ad abbandonarti all'improvviso, magari proprio quando sarai anziana? Poi si che sarai sola, e magari hai anche dei figli stronzi che non ti cercano più. Vorresti fare la fine di quelle povere vecchiette che muoiono in solitudine? E la gente si accorge della loro morte solo quando il corpo comincia a puzzare?

Mi dispiace donna con poco coraggio, se non vuoi osare continua pure a piangere. Io ti deriderò.


giovedì 2 ottobre 2008

Che cosa faranno, che cosa già hanno fatto.

Mi dite cosa faranno quando i figli degli immigrati si accorgeranno in che modo abbiamo trattato i loro genitori? Cosa faranno quando scopriranno che noi italiani li abbiamo considerati fannulloni, delinquenti, portatori di malattie e puzzolenti? Cosa faranno quando sapranno che li abbiamo trattati come dei carcerati richiedendo una loro impronta digitale? Mi dite cosa faranno quando scopriranno che tanti schifosi italiani si sono arricchiti grazie a loro, perché hanno fatto caporalato? E quando scopriranno che questi “caporali” da quattro soldi volevano avere rapporti sessuali con le sorelle dei loro padri? E tutto questo per dargli un lavoro al limite della schiavitù? Che cosa faranno quando scopriranno che i loro genitori sono considerati schiavi usa e getta grazie alla legge Bossi-Fini? Quando si accorgeranno che i loro genitori dovevano avere un lavoro prima di mettere piede in Italia, per avere il permesso di soggiorno? E che cosa faranno quando scopriranno che i loro genitori, quando erano clandestini, sono stati rinchiusi nei CPT ? E quando sapranno che quei posti sono una specie di lager? E che i loro padri sono stati maltrattati, ridicolizzati, denutriti ? E che le loro madri sono state violentate? Si perché noi, giustamente ,ci scandalizziamo delle torture fatte ad Abu Graib, ma dovremmo vedere anche cosa facciamo a casa nostra qualche volta! Cosa faranno quando sapranno che i loro padri sono morti nei cantieri perché gli italiani non hanno badato alla sicurezza? Perché tanto sono stranieri e farebbero di tutto per campare la famiglia? Cosa faranno quando si informeranno che il governo italiano ha fatto un accordo con Gheddafi per poter deportare gli stranieri in Libia? Un paese che ha le carceri più dure del mondo? Cosa faranno i figli degli immigrati quando si accorgeranno che in realtà, anche essendo nati in Italia, sono considerati sempre stranieri dalla nostra squallida società? E cosa faranno quando si accorgeranno che sono visti in malo modo se sono musulmani? Perché dovrete pur ammettere che la discriminazione religiosa c’è qui in Italia!
Mi dite cosa cazzo faranno quando anche loro subiranno gli attacchi dai ragazzetti di estrema destra che non capiscono che se la stanno a prendere con la gente sbagliata? E quando si accorgeranno che assisteranno ad una guerra tra poveri?

Se ci sarà un cambiamento ,un nuovo 78, saranno proprio loro i protagonisti. Ecco cosa faranno.


Questo è uno scritto che avevo postato mesi fa e ho voluto riproporlo, ho da aggiungere qualcosa, un evento mi ha colto di sorpresa.
Cosa faranno quando la maledetta camorra,o sistema, arriva a chiedere il pizzo anche a chi i ha pochi soldi, e quei pochi li mandano alle loro famiglie che vivono in altri continenti? Cosa faranno quando questa piaga che noi italiani non abbiamo il coraggio di curare chiederanno il pizzo alla loro comunità?
Si rifiuteranno, ecco cosa faranno. E la camorra si vendicherà uccidendo sei di loro che lavoravano onestamente ma con il coraggio di opporsi.
Manifesteranno duramente, ecco cosa faranno! Grideranno"Italiani bastardi"! Non potranno dire altrimenti, vivono con l'intolleranza da parte nostra, vivono con lo sfruttamento di quei pochi, vivono con le minacce di quegli altri.

A Castelvolturno lo hanno fatto, dovremmo farlo anche noi, ma noi stiamo solamente a guardare. E molti, anche a criticare.

Per fortuna non siamo tutti uguali, approfitto allora per ricordare che sabato 4 ottobre ci sarà a Roma la manifestazione antirazzista.
Cerchiamo di parteciparvi, qui c'è anche il blog che cura l'iniziativa: http://4ottobre2008.bloog.it/

Cerchiamo di avere l'umiltà di imparare da loro, a Castelvolturno hanno dato una bella lezione, non solo alla Camorra, ma a tutti noi.