martedì 30 settembre 2008

Attentato alimentare?

Ovviamente siamo tutti a conoscenza dello "scandalo" dei prodotti Cinesi. I TG non hanno fatto che allarmarci, ricordandoci che il mostro Cinese è sempre in agguato e bisogna vigilare su di loro.
E così ancora una volta le leggende sui ristoranti Cinesi riempiono la bocca dei nostri "integerrimi" cittadini.

Inutile dire che sia i politici, che i TG dimenticano di dire che il problema è dovuto da questo"libero scambio". Che di libero ha ben poco, visto che i prodotti provengono dallo sfruttamento delle risorse sia umane che ambientali. Ma è un "piccolo" dettaglio, meglio ometterlo.

L'altro ieri alla radio hanno intervistato una sottosegretaria del nostro Governo e ha parlato, in merito al latte cinese contaminato, di "Attentato alimentare"! Vi giuro che se l'avevo davanti mentre diceva quella frase da quattro soldi, io sarei diventato più rozzo di Borghezio, più stronzo di La Russa quando comincia a ridicolizzare gli avversari, sarei diventato più odioso di Ferrara quando parla dell'aborto!
Ma come si fa a parlare di attentato alimentare solo ora, puntando il dito ai Cinesi, mentre sono anni che noi italiani siamo i primi a commerciare prodotti alimentari altamente tossici, contraffatti e il più delle volte scaduti?

Vogliamo parlare dei formaggi scaduti misti allo sterco dei topi rivenduti e trasformati in sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola? Oppure del latte Parmalat che lo ricavavano dalle mucche di Cernobil perchè così gli costavano due soldi? Quanto latte radioattivo abbiamo bevuto? Oppure dell'olio extravergine d'oliva contraffatto con sostanze sintetiche per renderlo più colorato?
Parliamo anche degli ortaggi e frutta che noi compriamo, quando andiamo al mercato vogliamo comprare sempre la frutta che sia un opera d'arte! E per renderla così"perfetta" utilizzano i fitofarmaci, che i contadini tra di loro li chiamano semplicemente"veleni". E noi tutti i giorni li mangiamo, li assimiliamo, e siamo felici.

Poi per rendere felici i nostri bambini, li ingozziamo di merendine, vero? E così li intossichiamo di conservanti, quelli con i numeri preceduti dalla lettera E. Tutti cancerogeni, non esiste un conservante che sia sano. E se dicono che esiste, è una bufala! Un alimento non può durare più di un mese sena un trattamento chimico.
Ma poi scopriamo che li mettono anche nella carne così pensiamo che sia fresca, nei prosciutti scaduti ecc. Sono riusciti anche a contraffare i cibi spacciandoli per biologici, e sapete benissimo quanto costano.

Vogliamo poi parlare della diossina negli alimenti? Tutti noi, teste di capra, abbiamo letto o visto Gomorra, no? Abbiamo visto gli ortaggi coltivati sopra un terreno dove c'erano sotterrati i rifiuti tossici.

Siete ancora convinti che la sicurezza alimentare sia messa in pericolo solamente dai Cinesi? E i nostri rispettabili e laboriosi cittadini? I nostri bravi imprenditori che ci avvelenano in continuazione pur di ricavare profitto?

Buon appetito teste di capra!


venerdì 26 settembre 2008

L'onore del fascismo

Io questo post lo voglio dedicare a quei ragazzi che credono fermamente all'ideologia fascista, e io sono assolutamente convinto che lo facciano in buona fede. Alcuni di loro ne sono affascinati perchè veramente credono in determinati "valori", anche loro non condividono l'attuale sistema e lo vogliono cambiare. Ovvio che non posso cercare nessuna forma di dialogo con quelli violenti, quelli che picchiano gli stranieri, quelli che bruciano i campi rom oppure insultano gli omosessuali. E non parlo nemmeno con quella gente(la maggior parte) che non si definisce fascista, che non ha nessuna idea, ma che ha quella componente che io chiamo "fascismo comportamentale". E quante persone ne sono affette, anche quelle che si definiscono di "sinistra" e se affronti con loro un discorso ti accorgi quanto sono razziste. Perchè è così.

Care teste di capra, alcuni ragazzi che militano nelle file di estrema destra hanno veramente il senso del cavallerismo, e credono fermamente nell'onore. Pasolini tutto
questo lo aveva capito da tempo, lui stesso disse in un intervista al corriere della sera: "Con i fascisti, soprattutto quelli giovani, ci siamo comportati razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente ad essere fascisti...Nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo accettati come rappresentanti inevitabili del Male."

L'onore è un valore importantissimo e non è catalogabile come "cosa di destra", è un valore che dovrebbe essere universale. E' sinonimo di rispetto verso gli altri, anche nei confronti dei cosiddetti "nemici". L'onore è un sentimento nobile, anche onorare la Patria lo è, e vuol dire sacrificarsi per il bene comune. E secondo voi quanti rivoluzionari avevano il senso dell'onore? Tutti! Da Pancho Villa a Che Guevara lo avevano. E da Garibaldi ai Fratelli Bandiera, quelli condannati a morte perchè avevano combattuto contro i Borboni.

Ma il fascismo? Mussolini stesso? Avevano rispettato l'onore? Si erano veramente sacrificati per le loro idee? Mostravano cavallerismo durante i combattimenti?

Lo chiamate onore aver dichiarato guerra alla Francia solo quando era già prostrata e vinta? Lo chiamate onore aver irrorato di gas chimici l'Etiopia uccidendo migliaia di uomini, donne e bambini? E causando anche gravi malformazione ai nascituri?
Ma quale onore? E quando per invogliare i ragazzetti ad andare a combattere in Abissinia gli cantavano quella famosa canzone sulle donne nere? Che erano tutte belle e disposte a far l'amore? La propaganda era stata ottima visto che erano tutti in piena fase ormonale. Sapete quante donne sono state violentate dagli italiani?


Mi dispiace amici miei, ma il fascismo non ha avuto niente a che fare con l'onore, niente di niente.

Sapete quanti ebrei contribuirono alla "causa fascista"? Era ebrea la cognata di Pavolini, la moglie del fratello di Mussolini, era ebrea la segretaria di Farinacci, era ebrea Margherita Sarfatti, che non era solo l'amante del Duce, ma ne era la vera mente e mentore, era quella che gli insegnava non solo a come si deve leggere ma anche a come si sta a tavola, era quella che gli spiegava cosa era l'arte, il Futurismo e poi l'architettura razionalista.

E tutto il cosiddetto "fascismo di pietra"? La famosa architettura fascista? Le bonifiche? E le città nuove come Aprilia, Pomezia, Carbonia, Latina, ecc ecc? Sapete che gli architetti che si erano dedicati alle realizzazioni erano tutti ebrei? Come l'architetto Giuseppe Pagano Pogatschnig, il padre del razionalismo italiano che fino alla guerra di Grecia in cui andrà volontario accuserà gli altri di non fare un'architettura sufficientemente "fascista"?
Mussolini se ne è fregato degli ebrei quando nel 1938 ha emanato le terribili leggi razziali! Lo avevano servito egregiamente, e poi un bel giorno li perseguita e li manda nei campi di concentramento!

Voltaire diceva che non si è perduto niente, quando ci resta l'onore.
Allora il fascismo, ragazzi miei, aveva perso tutto fin dall'inizio. Non perdetevi anche voi!




martedì 23 settembre 2008

Una strana apparizione

Avevo deciso di comprare un buon libro e allora mi recai alla Feltrinelli, quella che si trova in via Giulio Cesare, a Roma. Il problema è che ogni volta che ci vado, impiego delle ore per decidere, non potete immaginare quanti libri che ci sono in quel luogo.
Non avevo in realtà idee chiare di quale libro comprare, se un romanzo, un saggio, un libro di storia o di attualità. Mi ero soffermato in un romanzo che era uscito questi giorni, di solito diffido dai libri comprati dalla massa, ma il titolo mi incuriosiva.

Mentre ero assorto dai miei miserabili dubbi, un fascio di luce mi abbagliò, emanava un piacevole calore e come d'incanto si materializzò un uomo baffuto. Io sinceramente pensai ad una allucinazione, ma da cosa diavolo era dovuta? Da quando sono evaso ho cambiato stile di vita, non bevo più come una volta, l'ultima canna che avevo fumato risale a qualche mese fa, allora cosa mi stava succedendo?

Quell'uomo mi fissava e sinceramente provavo un vero senso di inquietitudine, l'apostrofai: "Scusi, ma lei chi è?". Quell'uomo fece un espressione di sorpresa, poi trasformatasi in offesa: "Ma come chi sono? Mi deve dire lei chi è! Visto che si trova nella mia proprietà, anche se non amo molto questa parola!". Io rimasi a bocca aperta, tra me e me pensai che dal carcere ad una clinica psichiatrica il passo sarebbe stato breve.

"Scusi ma possibile che lei sia Giangiacomo Feltrinelli? Ma lei non era morto?". Inarcò le sopracciglia, fece una smorfia che sinceramente divertiva più che procurare spavento: "Certo che sono morto! A quest'ora sarei un po' vecchio, mica così giovane,non trova?" Io feci si si con la testa, anche se dentro di me pensai che così giovane non lo era affatto.
Continuò:"Possibile che la storia non si ricorda più di me? Sono stato assassinato perbacco, non ricorda?". Io mi stupii ancor di più, e con voce abbastanza pacata gli risposi: "Bè, io sapevo che lei fosse morto accidentalmente mentre preparava un attentato, o sbaglio?".
A questo punto si arrabbiò moltissimo e ad alta voce replicò: "Ma cosa dice? Sono stato assassinato perchè avevo scoperto delle cose importanti sulla strage di Piazza Fontana! Ma allora la mia morte non è servita a nulla, perdio!". Io cercai di scusarmi, di dirgli che così hanno scritto di lui, ma niente da fare.

Continuò poi dicendo: "Ma questo posto cosa diavolo è diventato? Più che una libreria mi sembra un centro commerciale!". Io cercai di calmarlo, ma sinceramente mi era alquanto difficile trovare delle parole che lo consolassero: " Sa' adesso c'è la concorrenza, esiste il libero mercato, la Feltrinelli comunque si è adeguata molto bene...". Gli occhi di Giangiacomo erano usciti fuori dalle orbite, non ero riuscito a trovare le parole giuste.
"Ma lei scherza, non era quello che volevo! Ma, mi dica, almeno i dipendenti si trovano bene? Sono gratificati dal loro lavoro?".
Vi giuro che avevo paura a rispondere, gli avrei procurato l'infarto. Ma per fortuna si muore una volta sola: "Non credo che siano contenti, lavorano di sei mesi in sei mesi, esiste un tipo di contratto che ti mette dei limiti di tempo, insomma lavorano senza garanzie...sarebbe il cosidetto lavoro flessibile!"

Il signor Feltrinelli rimase in silenzio per un lasso di tempo che sembrava infinito, e io ero alquanto imbarazzato. Il calore iniziale si convertì in un gelo terrificante, forse con quelle parole l'ho ucciso una seconda volta per davvero.
"Ascolta ragazzo". Mi disse con un aria di vera rassegnazione: "Ma almeno valorizzano i nuovo scrittori? Insomma la Feltrinelli attuale riesce a dare speranza a qualcuno come facevo io un tempo?".
Credetemi, in seguito mi sarei pentito, ma gli risposi in maniera secca e decisa: "Ma veramente la sua casa editrice pubblica i libri di scrittori già affermati!".

L'ho ucciso una terza volta!

Emise un suono simile ad un lamento, ma davvero straziante. Disse qualcosa e scomparve all'improvviso. Le ultime parole che io riuscii a percepire erano state:
"Non era il mondo che volevo! Avevamo combattuto per renderlo migliore, e voi come dei cretini ve ne siete fregati!"


sabato 20 settembre 2008

La stagione dell'amore

La felicità è amore, nient’altro.”(Hermann Hesse)

Carissime dolci teste di capra, io ho sempre scritto post dedicati alle sofferenze umane, alle nostre debolezze, alle nostre continue difficoltà. Al lavoro che si perde, al lavoro che ti uccide, alla solitudine che ci circonda, l'ho dedicato ai pazzi, agli emarginati, insomma a quel popolo di invisibili che cercano di riemergere.
Ma non l'ho mai dedicato alle persone che soffrono per quel sentimento strano chiamato amore, strano perchè fa soffrire e gioire nel contempo. Quanto è bello quell'amore che strappa i capelli, che ti fa passare in maniera piacevole anche dure giornate, quell'amore che cambia le persone, l'amore che le cura anche. Quante follie si fa per amore, si perde l'appetito pensando a lei o a lui, ci si promettono cose impossibili, si riascoltano quelle musiche d'amore che sembrano scritte apposta per noi. L'amore ha ispirato le opere più grandi come le tragedie di Shakespeare, cantori dell'amore e della passione che vanno da Saffo a Neruda, da Baudelaire a Rimbaud.

Ma l'amore, il più delle volte svanisce,e come dice De Andrè non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza.
In una coppia la passione iniziale, inevitabilmente, svanisce e quanto è difficile mantenere l'amore e coltivarlo nel tempo. Eppure non è impossibile visto che non è cosa rara vedere coppie di anziani che ancora passeggiano mano per la mano e si scambiano ancora sguardi teneri. Mi piacerebbe avvolte conoscere le loro storie, magari scopriremo che anche loro hanno vissuto attimi di crisi, dubbi e forse anche, chissà, di tradimenti.


Io però questo post lo dedico in maniera particolare alle persone che hanno perso da poco il loro amore, quelle che sono rimaste deluse, specialmente alle donne che hanno avuto il coraggio di lasciare il proprio compagno pur ancora amandolo. Perchè noi uomini, o perchè siamo dei codardi, o perchè abbiamo paura di far soffrire le ragazze, non ne abbiamo mai il coraggio di fare il primo passo.

Una volta perduto l'amore, la solitudine ci piomba addosso, pensiamo che sia l'ultimo, abbiamo paura di non innamorarci più, che nessuna possibilità potrà ricapitarci. L'amore può finire a qualsiasi età, e a qualsiasi età ci si può di nuovo innamorare. State certi che l'amore vi sorprenderà di nuovo, all'improvviso, senza che voi ve ne accorgiate.
E non impegnatevi a cercarlo, quasi perchè avete paura di rimanere soli, non sentitevi in colpa che magari ancora non avete una famiglia mentre tutti i vostri amici si sono sposati o fatto figli. L'amore non si programma, non si forza, vedrete che all'improvviso ritorna, e vi sorprenderà di nuovo.






mercoledì 17 settembre 2008

Il lavoro uccide l'uomo

ARTICOLO 41 : "L' iniziativa economica privata è libera. Non può svolgere in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana"

Il lavoro è importante per l'uomo, ti permette di vivere, di non sentirti inutile, di ricoprire un ruolo nella società, forse ti nobilita anche come diceva la famosa scritta che accoglieva i deportati di Auschwitz. Ma il lavoro che ti nobilita, può anche ucciderti.

Fino a qualche mese fa, dopo la strage della ThyssenKrupp, i media hanno "scoperto" che i morti sul lavoro sono una vera piaga del nostro Paese. Poi è calato di nuovo il sipario e tutto è come prima, se non peggio.
Esistono le morti immediate e quelle a lungo termine, perchè lavorando puoi anche morire lentamente.
Altro che lavorare con lentezza come si diceva negli anni di protesta quando uno straccio di ideale esisteva ancora, qui si muore con lentezza. Sono tantissimi quelli che muoiono per causa del lavoro, ma non "sul" lavoro. Muoiono perchè il loro corpo è stato irrorato da agenti chimici e ,il problema, è che la malattia mortale si manifesta a distanza di anni. Con la conseguenza che risulta difficile dimostrare la sua correlazione con il lavoro e con il luoghi di lavoro che magari non esistono più.
Sono morti invisibili, sono senza un rumore di schianto, che di solito non gli dedicano nemmeno un trafiletto in una cronaca locale.
Il lavoratore è considerato una macchina che deve produrre il più possibile, non viene considerato in quanto "uomo", nessuno interessa se la sostanza con cui lavora è cancerogena o meno. Vi ricordate l'amianto? La sua dannosità era stata riconosciuta addirittura nel 1932 quando alcuni operai americani avevano fatto causa alla loro ditta .

In Italia solo nel 1992 ne hanno vietato l'impiego. Il risultato è che ogni anno, nel nostro "Bel Paese", muoiono più di tremila persone che sono state in contatto con l'amianto. L'epicentro è la Venezia Giulia, perchè lì ci sono i cantieri navali di Monfalcone, tutto era fatto in amianto. In quella regione, più o meno tutte le famiglie hanno il proprio morto di amianto.

Le fibre di amianto ti penetrano nella pleura, poi d'un tratto, anche a cinquant'anni di distanza, si risvegliano e ti annegano di liquido in un mese.

E oggi? Oggi hanno sostituito l'amianto con un altra sostanza riconosciuta dagli studiosi lo stesso come cancerogena : lana di roccia e lana di vetro. Ma come al solito dovremmo aspettare i morti, poi forse tra quarant'anni anche questi matreriali verranno messi la bando.

Per le morti immediate mi è difficile scrivere tutto in un post, però un dato importante ve lo devo dare. Non dovete credere che le morti bianche siano diffuse nelle grandi imprese, ma dovete diffidare da quelle maledette imprese a "conduzione familiare". Grazi agli appalti, queste imprese che hanno in media tre operai, devono fare il lavoro il più veloce possibile e a minimo costo per vincere le gare, e dove tagliano le spese? Al materiale non è possibile perchè sul mercato hanno un prezzo e da quello non si può prescindere, e quindi recuperano i soldi dai lavoratori( che li fanno lavorare in nero o li assumono con contratti par-time, ma che nella pratica lavorano come se fosse a tempo pieno), e tagliando i costi alla sicurezza.

Sono le imprese a "conduzione familiare" che ricattano il personale, che lo fanno lavorare duramente e rischiare la vita. Sono gli imprenditori di queste microimprese che diffondono la cultura della non sicurezza, sono loro che invogliano gli operai a non perdere tempo con le protezioni. Perchè in effetti, le protezioni per gli operai, la costruzione di ponteggi adatti per la sicurezza, ostacolano la "produttività" !

Perchè la sicurezza sul lavoro fa da freno all'economia di mercato, e la vita di un uomo vale solo pochi euro.







lunedì 15 settembre 2008

Un giorno perfetto

Care teste di capra io sono rimasto molto deluso, non riesco a capire come mai la gente abbia reagito in maniera negativa nei confronti del film di Ferzan Ozpetek.

Lo so è inusuale che io dedichi un post ad un film, ma non riesco a rimanere indifferente a tutto ciò. Se c'è qualcuno che sia capace di emanarti forti emozioni, di coniugare momenti di gioia e momenti di forte tristezza quello è solamente Ozpetek.
O forse non è piaciuto perchè lui deve solamente parlare delle tematiche gay e non di altre situazioni altrettante forti e strazianti? Questo film parla di vite soffocate, donne che subiscono in continuazione, uomini che sono violenti per propria natura e amano in maniera morbosa la propria moglie fino ad arrivare a soluzioni tragiche. E purtroppo avvengono realmente.

Ozpetek ha fatto un film che ti strazia, è vero! Riesce a tratti anche a farti gioire, ma il più delle volte piangi e alla fine forse qualche speranza riesci anche a scorgerla. Forse non è piaciuto perchè la maggior parte della gente non ama più la poesia, non vuole più emozionarsi o semplicemente preferisce vivere nel suo ambiente ovattato e sterile. Eppure io credo che questo film non può non coinvolgerti, perchè di donne imprigionate dai propri mariti ce ne sono e di uomini che hanno dei grandissimi vuoti e arrivano a tragiche conclusioni come quel personaggio non sono pochi.
Ci sono anche donne che non hanno la forza di lasciare il proprio marito perchè troppo succubi e avvolte non gli rimane che il suicidio, e c'è chi ce la fa e deve continuare a lottare continuamente contro il marito che non accetta la situazione e contro la stessa vita oramai precaria.

Alla fine del film rimani immobile, piangi, ricevi delle emozioni troppo forti e allora mi son chiesto: ma come si fa ad avere la forza di fischiare e criticare il film appena cala il sipario?
Ma siamo sicuri che il pubblico del Festival di Venezia sia umano? Poi ho girato un po' per internet e trovo commenti altrettanto negativi.
Ma cosa sta succedendo? Io mi auguro che Ferzan Ozpetek non si fermi e non cambi, noi abbiamo bisogno dei suoi poetici film, qui non fanno altro che proporti i soliti film alla Muccino che parlano di un mondo che non ci appartiene.

Allora vi dedico questo scritto del poeta turco Nazim Hikmet che tanto piace ad Ozpetek:

NON VIVERE SU QUESTA TERRA COME UN INQUILINO

Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo devi vivere saldo,
vivere
come nella casa paterna.
Credi al grano,
alla terra,
al mare
ma prima di tutto
all'uomo.
Ama la nuvola,
il libro
la macchina,
ma prima di tutto
l'uomo.
Senti infondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto
il dolore dell'uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole,
della pioggia
e della neve,
dell'inverno e dell'estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto
godi dell'uomo.


Avrei voluto dirvi di più su questo film, ma magari alcuni di voi ancora non l'ha visto, per questo non posso approfondire! Vi ripeto, è un film che vi strazia, vi distrugge, e anche se non vi piacerà io di una cosa ne son certo: non avrete sicuramente la forza di fischiare, perchè per fortuna noi siamo umani...



sabato 13 settembre 2008

La fine della società

Buon anno amici miei ! Inutile prenderci in giro, il nuovo anno inizia sempre a settembre e scusatemi se ve lo dico a mese ormai inoltrato. Che questo anno sia buono, noi ce lo auguriamo tutti ma i problemi sembrano non esaurirsi, anzi si complicano.

Il liberalismo imperante ci sta distruggendo, la società intesa come unione collettiva non esiste più. Cento anni fa, la formula dominante del liberalismo era l'ideologia provocatoria e spavalda del "grande balzo in avanti". Oggi, è solo un tentativo di giustificare la resa. Il liberalismo odierno si riduce al semplice credo della "mancanza di alternative", abbiamo una politica che elogia il conformismo e sinceramente ci si può arrivare anche da soli, si ha forse bisogno della politica per uniformarsi?

La società non esiste più, esistono singoli uomini e singole donne che competono tra di loro. E non lamentiamoci se aumenta l'insicurezza personale, il disagio, la perdita del senso della vita e anche quella della morte. Come dice Bauman noi siamo diventati una società "liquida", ovvero debole, non più solida. Le regole non esistono più, i partiti si sono indeboliti, il lavoro è precario, la nazione anche, e quindi anche la nostra stessa esistenza si è "liquefatta".
Ogni tanto nascono dei movimenti improvvisi in cui si ritrovano momenti di unione e fratellanza, ma anche questi sono brevi, hanno una vita breve e subito dopo ci si ritrova di nuovo soli.

In una società degna del suo nome le sofferenze private devono essere pensate e vissute come problemi condivisi, comuni e politici.

Le politiche neoliberiste hanno esaltato le libertà dell'individuo eliminando il tessuto sociale ed eliminando del tutto la dimensione collettiva. Il risultato è che viviamo in solitudine, siamo semplicemente soli.
E siamo tutti incarcerati.