giovedì 31 luglio 2008

Iniziative

Come promesso, prima di salutarvi, ho deciso di rilanciare una bellissima e allo stesso tempo rischiosa iniziativa di un gruppo di pacifisti, i quali cercheranno di rompere l'assedio a Gaza, un campo di concentramento a cielo aperto. E questa volta i carnefici non sono i nazisti, ma addirittura gli israeliani, da vittime sono diventati carnefici. L'iniziativa la troverete diffusa qui http://ilsonnodellaragione.iobloggo.com/archive.php?eid=137 , e per questo dovrò ringraziare sia http://agoradelrockpoeta.blogspot.com/2008/07/langolo-del-rockpoeta-colpi-di-tosse.html
che http://vincenzocaldarola.blogspot.com/per avermelo ricordato di nuovo.

I palestinesi non sono affatto bellicosi, per tradizione e cultura. Ma la disperazione è un' arma terribile, capace di annullare qualsiasi istinto,e non possiamo meravigliarci che magari uno di quei ragazzini scampati dalle stragi come sabra e shatila, una volta cresciuti, sarebbero diventati dei Kamicaze.
Per quanto riguarda Israele, non tutti gli ebrei sono guerrafondai, c'è un movimento pacifista che si oppone alla logica di sterminio. Non è ancora abbastanza forte da imporsi sui governanti, ma lascia aperta una grande speranza.


Io, personalmente, ripongo la speranza nell'umanità delle persone, un esempio esemplare è questo:
un soldato israeliano di guardia durante un coprifuoco nei territori occupati, ad un certo punto, nella notte, ha appoggiato il fucile a un muro e ha preso la chitarra che aveva portato con sè sulla jeep. Ha cominciato a suonare una canzone ebraica tradizionale e gli altri , a poco a poco, hanno lasciato i fucili e si sono messi a ballare. Bene, dopo un po', dalle finestre delle case molti palestinesi si sono affacciati per applaudire e ritmare la musica.

Mi verrebbe da dire ai soldati di abbandonare i fucili e prendere le chitarre. Perchè la pace non è una vana speranza.

Per ultimo, a proposito di diritti civili, volevo segnalare l'iniziativa intrapresa da http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com/2008/07/tra-gli-ultimi-questi-dove-li-mettiamo.html
e la sostengo con tutte le forze, lo scopo principale delle carceri è la rieducazione e l'inserimento delle persone che hanno sbagliato nella società. L'Italia sui diritti stà andando a rotoli, Beccaria si starà rivoltando dalla tomba.

Intanto io latito e prima di andarmene vi saluterò con un ultimo post.


martedì 29 luglio 2008

Una storia sbagliata (Parte finale)

Da allora Christian cominciava a conoscere ancor di più quella ragazza. Si chiamava Elena e apparteneva alla tribù Sinta. Viveva in una baraccopoli e disse che il sogno suo e di tutti era di andare a vivere in case normali, e lavorare come tutta la gente normale.

Ma chi li prendeva? Non aveva il permesso di soggiorno perchè proveniente dal Kossovo e diciamolo cari lettori , senza ipocrisia! Prendereste una zingara a fare la colf? Sicuri? Quanti zingari devono nascondere la loro identità per lavorare? Tanti! Anzi tutti!
Christian aveva in mente di esaudire questi suoi desideri! Oramai non gli importava più degli amici falsi, dei colleghi cretini, della ragazza snob e di tutto quel falso mondo che lo circondava.

Comprò un anello d'oro, veramente costoso e decise di regalarlo ad Elena la mattina dopo. Ma quel giorno, per la prima volta, sulla metro non c'era. Christian aveva cominciato a pensare che magari si era ammalata, oppure quel giorno aveva semplicemente preferito riposarsi.

Davanti a lui c'era un signore che leggeva un giornale locale e gli occhi di Christian finirono su un titolo che a caratteri cubitali diceva :" Sgomberato il campo Rom di Boccea, rimpatriati tutti gli zingari. Città più tranquilla! ".

" Tranquillo un cazzo! ". Pensò Christian. Cominciava a sudare a freddo, era l'accampamento di Elena. Perduta per sempre.

La sera stessa andò dalla ragazza, gli regalò l'anello e disse :
" Deborah, sposiamoci !"



Fine




lunedì 28 luglio 2008

Una storia sbagliata(parte quarta)

Cari lettori, è proprio vero! Non è retorica questa, l'amore inaspettato fa fare cose impensabili, assurde, per certi versi irripetibili. Potrebbe addirittura far cambiare le persone, anche inseguendo un amore quasi immaginario.

La Ferrari era stata riparata, era pronta per essere guidata e far morire di invidia la gente che la guardava. Ma Christian, guidato dall'irrazionalità chiamata amore, aveva deciso di continuare a prendere la metro. Oramai per lui non era più un serpente sotterraneo che fagocitava essere umani e pronto a divorare anche lui. Anzi, per assurdo, quello fu l'unico momento della giornata che lo rendeva vivo. A pensare che inizialmente gli sembrava un inferno, e quel treno lo paragonava anche ad un demone.
Oramai si sedeva sempre al solito posto ed aspettava sempre il momento in cui il "diavolo" con le sembianze di serpente inghiottiva quell'essere angelico. La guardava, lei sorrideva e gradualmente iniziarono a scambiarsi qualche timida parola.

La gente lo guardavano in maniera strana, ma a lui questo non gli importava più. Certo che anche voi, cari lettori, lo guardereste strano. Immaginate un pariolino che dialoga con una zingara. Vi verrebbe perfino da ridere, è veramente una scena buffa. Come se un gorilla cercasse di accarezzare una libellula, e ciò è veramente assurdo.
Non è ingeneroso paragonare Christian ad una scimmia, credetemi! Pensate che iniziò a non andare più dall'estetista e aveva cominciato a non radersi di più la barba. E quanti peli aveva!
I colleghi cominciarono ad avvertire il suo orribile cambiamento(dal loro punto di vista è così) e la ragazza, ovviamente, ancor di più.

Il primo "contatto "fisico" con la zingara lo ebbe dopo alcuni giorni. La ragazza gli prese la mano per leggergli il futuro. Al solo tatto, a Christian gli venne la pelle d'oca per l'emozione. Sembrava un ragazzino al primo bacio, aveva avuto la stessa sensazione.
La zingarella gli disse:" Hai una bellissima mano, molto delicata, e forse anche il tuo animo lo è!"
In realtà Christian non aveva mai fatto niente nella vita, le mani non le aveva usate nemmeno per girare un semplice sugo, ecco perchè così lisce. Dalle mani si capisce bene come è una persona, se ce l'ha troppo belle e delicate o è un suonatore di pianoforte oppure è semplicemente un nullafacente.
In effetti la zingara gli disse: "Oltre il tuo lavoro cosa fai? Sai suonare?"
"Ma certo, suono la chitarra". Mentiva spudoratamente. Ma lo immaginate lui a strimpellare una chitarra? Ma dai!
"Cosa altro fai di bello?" "Amo leggere". Mentiva ancora. "E fare sport". Questo era vero, lui era un salutista convinto.

(continua)







sabato 26 luglio 2008

Una storia sbagliata (terza parte)

Un altro giorno e Christian si preparava ad un altro supplizio. Dai, carissimo lettore, compatiscilo.
Provate ad "estrapolare" un indios che vive nelle foreste del Perù e "trapiantatelo" in questa città.
Un indios sta a Roma, come Christian sta nella metro, è un indicibile tortura!

Quel giorno riuscì a sedersi in un posto isolato, per lui era come se stesse raggiungendo un orgasmo, il più duraturo...Invece no! Un coito interrotto! Si era avvicinata una zingara per chiedergli qualche spicciolo perchè aveva appena finito di esibirsi con la fisarmonica. Christian per evitarla non la guardò , però poi sbuffando si arrese e stava per porgli qualche spicciolo. Ma appena sollevò lo sguardo verso di lei, rimase inebedito. Era una ragazza forse sulla ventina, mora con bellissimi occhi verdi. Aveva un sorriso dolcissimo, emanava un profumo d'arancio, un fisico perfetto, in più i suoi occhi sembravano che brillassero di luce propria, e trasmettevano tanta serenità. Insomma, per farla breve, era una bella ragazza.
"Cazzo, ma questa è una zingara!". Pensò subito che stava impazzendo e per levarsela di torno gli diede qualche centesimo. Lei ringraziò e se ne andò.

Quel giorno non sopportava nessuno, in particolar modo quando i suoi colleghi affrontavano i soliti argomenti denigrando e deridendo gli stranieri e i barboni.

La sera si coricò presto, non aveva voglia di sentire nemmeno la sua ragazza. Non riuscì per niente a dormire,era stata la prima notte in cui si girava e rigirava dal letto. Ma non perchè aveva mangiato pesante, ma perchè forse si era innamorato.

(continua)


venerdì 25 luglio 2008

Una storia sbagliata(seconda parte)

Il primo giorno era stato a dir poco traumatico per lui, vicino a lui si era seduto un barbone che aveva odori poco piacevoli, tanto che si era allontanato tutto schifato. Ma non era stato fortunato perchè si era avvicinato un ragazzo enorme che ad ogni respiro emanava una vampata di alcol etilico. Ecco! Aveva notato un gruppo di ragazze vestite molto bene! E Christian pensava che magari fossero colleghe. Si avvicinò ma appena aprirono bocca sembravano che provenissero da Tor Bella Monaca. Appurò dai loro discorsi che facevano le commesse in Via Del Corso e, quindi, rimase deluso. Mica potevano suscitare interesse a Christian, ma ma volete scherzare?

Alla prima fermata la metro vomitò una valanga di esseri umani inferociti e ne inghiottì altrettanti.

Ad ogni "vomito" Christian, siccome era la sua prima volta, rimaneva sempre impalato davanti all'uscita e inevitabilmente la gente gridava: "Ah rimbambito! Levate! " "Ma guarda che stronzo questo!". Poi c'erano anche i soliti commenti nostalgici: "Ma guarda i ragazzi di oggi, ai miei tempi non eravamo così rincoglioniti!". "Evviva la fica !". No, questa era un esclamazione di un ragazzino in piena fase ormonale e ovviamente non era rivolto a Christian. Da fare colonna sonora il tutto c'era una coppia di zingari che suonavano allegre musiche gitane...

Al lavoro era giunto distrutto, sembrava che avesse appena partecipato ad una battaglia, poverino.
Un suo collega che era anche un amico lo accolse dicendo:"Christian! Ma che cazzo hai fatto?". "No, niente." Mentì "Ieri ho mangiato veramente pesante! ".

I discorsi dei colleghi partivano con gli affari, le quotazioni della borsa, i lavori delle varie multinazionali, le ragazze che son tutte troie, quanto è bona la moglie di quel direttore oppure:"Al festino dell'altra sera ho bevuto troppo
Champagne!" "Io mi sono strafatto di bourbon!"
"Io non ho fatto una cazzo!" E quest'ultima frase era di Christian e voleva dire che semplicemente aveva passato la serata con Deborah, la sua ragazza. Lei era figlia del direttore di una multinazionale del tabacco e quanto, Christian, lo detestava. Principalmente perchè il padre non fumava. Insomma come se Berlusconi proibisse ai figli di vedere la TV oppure un produttore di vini fosse astemio. E chi non si incazzerebbe?

(continua)


giovedì 24 luglio 2008

Una storia sbagliata

Immaginate un ragazzo sulla trentina, abbronzato anche di inverno, vestito sempre in maniera impeccabile, faccia da bamboccione ma comunque da bravo ragazzo. Questo era Christian, uno di quei ragazzi che vengono definiti qua a Roma, nonostante che i conflitti di classe siano finiti da tempo, "pariolini". Almeno in apparenza dimostrava di essere un ragazzo molto sicuro di se.

Figlio di un notaio molto in vista, faceva l'avvocato tributario, un lavoro molto noioso, privo di soddisfazioni e forse lo detestava. Ma come ho detto, era troppo sicuro di se, e si atteggiava sempre come un uomo di successo.
Abitava nei pressi di Via Cavour, una zona popolata da vip, giornalisti affermati, politici di tutte le specie e da tanta altra bella gente. A pensare che un tempo assai remoto quella zona invece era abitata da operai, contadini, bottegai, meridionali...insomma da gente normale.
Il posto di lavoro di Christian era, appunto, una società di avvocati che sbrigavano le pratiche burocratiche per varie multinazionali ed era situata nei pressi di Piazza Della Repubblica.
E Christian amava recarsi al lavoro con la sua Ferrari e ne andava fiero specialmente l'estate; perchè poteva permettersi di andare in giro con l'auto tutta scoperchiata e mostrare il suo viso quasi plastificato, e godeva quando le ragazzette lo guardavano e lo salutavano.

Cari lettori, voi mi direte:"Ma non saranno cazzi suoi?". In effetti non mi frega niente neanche a me. Ma devo pur descrivere che tipo fosse, no? Purtroppo è fondamentale conoscere il suo carattere, quindi vi tocca!

Immaginate che per la prima volta nella sua vita, all'età di trent'anni, dovette prendere la metropolitana. La sua auto si era rotta! Che orrore! E non era abituato a vedere tutta quella gente...


(continua)



mercoledì 23 luglio 2008

Premessa

Ho bisogno di rigenerarmi care adorabili teste di capra, ma non intendo fisicamente(le ferie sono ancora lontane per me) ma mentalmente. Ho sempre voluto scrivere il meglio possibile ogni mio post, e per continuare a farlo ho bisogno di fermarmi. Così prima di rincominciare a scrivere a settembre ho deciso di condividere con voi un racconto che scrissi molto tempo fa e lo dividerò in più parti perchè è un po' più lungo della "zucchina di Zizù. Si intitola "Una storia sbagliata", un titolo che ho ripreso dall'omonima canzone di De Andrè , mi scuso con lui perchè non è pertinente al testo di questa bellissima canzone dedicata a Pier Paolo Pasolini. Poi mi scuso con voi perchè è una storia banale, scontata, insomma è una storia veramente sbagliata.

A domani.


domenica 20 luglio 2008

L' incubo americano

Noi spesso ci lamentiamo della bellicosità degli Stati Uniti, ma cosa vogliamo pretendere da una nazione che si è fondata grazie ad un genocidio?
E vogliamo dimenticarci che siamo stati proprio noi europei a causarlo? Prima di Colombo, il territorio nordamericano era popolato da numerose tribù che chiamiamo in maniera poco consona "Indiani D'America" o "Pellirossa", dopo il nostro arrivo ne sono rimasti qualche centinaio.

Ma che cosa ha veramente causato lo sterminio di una popolazione, che all'arrivo dei coloni, era di oltre tre milioni di persone? Non certo la "bellicosità" degli indiani, che accolsero con benevolenza e fiducia l'arrivo dell'Uomo Bianco. Il motivo, invece, sta proprio nel modo in cui gli indiani concepivano l'esistenza e i rapporti sociali, diametralmente opposto a quello degli europei.
La lotta fra le tribù non rappresentava il semplice sfogo di un istinto guerriero , ma la tendenza innata a rifiutare il concetto di "Stato": era la maniera per impedire raggruppamenti e unioni dominanti. E, badate bene, la tribù non veniva annientata e nè si acquisivano i loro territori. Questa concezione di vita venne presa da noi Bianchi "portatori di civiltà" come prova che gli indiani fossero selvaggi e per quanto possa sembrare assurdo, la loro vera colpa fu l'eccesso di democraticità. Anche il più rispettato dei capi, se manifestava tendenze dispotiche, non veniva seguito dalla tribù in battaglia.

Gli Irokesi sono stati definiti "i Greci d'America" per aver sviluppato la forma più alta di democrazia nella storia dell'umanità: senza bisogno di polizie, eserciti, giudici e prigioni, riuscirono a garantire per secoli l'autogoverno con la Lega delle Cinque Nazioni, grazie alla mancanza di capi assoluti e di potere centralizzato.
Come vedete, carissime teste di capra, l'utopia è stata possibile realizzarla e non è vero che va contro la natura dell'uomo, ma a noi occidentali non garbava tutto questo e avevamo bisogno degli spazi vitali e distruggere ogni forma di società libera. E noi occidentali non potevamo comprendere che esistesse una società non concepita come insieme di dominatori e dominati.
Per non parlare del puritanesimo anglosassone non potesse mai accettare la libertà sessuale delle donne indiane , perchè loro facevano normalmente uso di contraccettivi a base di erbe e avevano la possibilità di divorziare o di rifiutare uno sposo scelto dai padri.

Li abbiamo sterminati uno ad uno, prima gli abbiamo portato le malattie, poi ammazzato tutti i bisonti, poi distrutto tutte le foreste, gli abbiamo ammazzato anche i neonati perchè secondo un generale :" Le uova di pidocchio producono pidocchi".

L a strage simbolo per capire di che pasta eravamo fatti( e forse siamo) noi occidentali è quella dell'assalto al campo di Motavato vicino al fiume Sand Creek, proprio come la canzone di De Andrè.
Il campo fu assalito di notte e Giorge Bent, un meticcio adottato dalla tibù proprio come il protagonista del bellissimo film "Balla con i lupi" disse :" Vidi Motavato con una grande bandiera degli Stati Uniti. Lo sentii gridare alla gente di non aver paura, che i soldati non avrebbero fatto loro del male. Poi le truppe aprirono il fuoco dai due lati del campo".
Poi continuò:" Fu una carneficina indiscriminata di uomini, donne e bambini, Una quarantina di squaw avevano trovato riparo in un anfratto. Mandarono fuori una bambina di sei anni con la bandiera bianca attaccata a un bastoncino. Riuscì a fare solo pochi passi, e cadde fulminata..."


Mi fermo qui, perchè poi comincio a innervosirmi. Io questo post lo dedico a quella bambina di sei anni, e ai genitori che non immaginavano come l'Uomo Bianco potesse essere così animale.
E se qualcuno mi parla ancora degli Stati Uniti come una grande nazione da prendere esempio, mi dispiace ma me lo mangio vivo.


giovedì 17 luglio 2008

Una favola quasi moderna

LA ZUCCHINA DI ZIZU'

"Ho proprio voglia di mangiare una bella zucchina!” aveva detto Zaire rivolto a Zizù, tutti i ragazzini scoppiarono in una grande risata.

Certo che detto così non si capisce niente di tanta ilarità, non vorrei che non ti concentrassi bene nel leggere questo post , cara testa di capra , pensa che il buon Zizù non ha mai conosciuto un PC e tanto meno una vera casa.

Ma questo per lui non era un problema, viveva in un villaggio africano situato su un altopiano etiope. Apparteneva ad una tribù molto particolare, si chiamano i “Falasha”, parola che vuol dire semplicemente “Intrusi”. Sono ebrei, e dicono che discendono dai figli dei figli degli ebrei fuggiti in Egitto dopo la distruzione del primo tempio del re Salomone. Comunque anche loro attendono una terra promessa, tanto che gli israeliani li presero dal loro posto e li deportarono in massa in Israele. Ma erano sempre dei Falasha, degli intrusi e quindi soggetti a razzismo.

Insomma, Zizù era un ebreo, nero, magari anche omosessuale, ma questo non lo saprà mai. Aveva tutte le caratteristiche per essere ben accolto da noi italiani, brava gente. Specialmente da quelli che dicono : “Io non sono razzista però…siamo in troppi!” “Io non sono razzista però…manca a noi il lavoro, che vengono a fa’?” “Io non sono razzista però…quanto puzzano!” “Io non sono razzista però…Hitler non aveva tutti i torti!” “Io non sono razzista però…riapriamo i forni !!”
Avrete capito, noi siamo un popolo tollerante. Ma Zizù tutto questo non lo saprà mai, in effetti puzzava non poco. Ma l’acqua scarseggiava ed era meglio che l’utilizzavano per bere o annaffiare le piante, come ad esempio la sua “zucchina”!

Per capire bene bisogna andare a ritroso nel tempo e dire innanzitutto che tra di loro esiste una tradizione, ovvero piantare un albero ad ogni nascita. Così la pianta poteva accompagnare nel tempo la vita delle persone, e in qualche modo avere un “qualcosa” su cui sfogarsi, parlare, piangere e gioire… e sicuramente la pianta ti ascoltava e non se ne poteva andare, oppure non ti rispondeva con le solite frasi: “Sei un fallito? Dai, ti riscatterai!” “Ti ha lasciato un ragazzo o una ragazza? Vuol dire che non ti meritava!” “Sei uno sgorbio? Ma l’importante è essere belli dentro, non fuori…!” Insomma tutte cazzate, e una pianta non te le potrà mai dire. Tanto meno una Zucchina.
Il padre di Zizù si chiamava Zizzo. Non hanno una gran fantasia con i nomi,è vero! Lui era un uomo molto laborioso, era un grande aratore di campi e in più aveva un ottimo linguaggio. Era lui che predicava la Torah al villaggio, insomma era una specie di Rabbino.
Era uno di quelli che fu “deportato”in Israele e trovò non poche difficoltà, come gli altri “Falasha” d’altronde. Fu sempre un “intruso” e non conosceva l’elettricità e quando si ritrovò tra le mani un trattore si spaventò, gli sembrava un animale enorme. E il suo datore di lavoro l’ apostrofò: “Una zucchina vale più di te! Sei un primitivo!” A Zizzo quel commento lo turbò molto, e quando ritornò in Etiopia come tutti gli altri, decise di piantare per il proprio nascituro non un albero, ma una pianta di zucchina. Tutto ciò per dimostrare che almeno suo figlio varrà più di una semplice zucchina. Così nacque Zizù e la pianta cresceva insieme a lui.

Ovviamente fu l’unico ad avere come “compagna di vita” quella pianta e Zizù divenne un attrazione del villaggio. Aveva una mamma molto brava, si chiamava Zizza! Era anche lei speciale come persona, in effetti era l’unica donna che si faceva rispettare dal proprio marito, anzi, al contrario, era lei che comandava. In più era una donna che aveva “scelto” e non a farsi “scegliere”, praticamente era l’unica donna che amava veramente il proprio marito!
E Zizù cresceva bene, riceveva un ottima educazione e sarebbe vissuto serenamente se non fosse stato per quel particolare: la Zucchina! I suoi amichetti lo assillavano per questa particolarità e soffriva non poco.

C’erano periodi di carestia e la fame divorava l’intero villaggio, la zucchina cresceva e aveva raggiunto la consistenza adatta per essere mangiata, ma non fu mai toccata da nessuno per rispetto. Quante volte Zizù voleva mangiarla, anche per liberarsi da questo fardello. Ma il padre Zizzo gli ricordava assiduamente: “Tu vali più di una zucchina figlio mio, resisti!”
Aveva raggiunto l’età di otto anni Zizù, e a differenza dei nostri bimbi, lui era già adulto!
E l’ AIDS se lo portò via…

La zucchina, nel frattempo, era diventata così enorme che Zizzo e Zizza la cucinarono, tanto da sfamare l’intero villaggio.

Zizù fu l’unico “Falasha” a valere più di una zucchina.




martedì 15 luglio 2008

Chi ordinò quella infame operazione di polizia?

Ancora una volta, carissime teste di capra, sono rimasto deluso. Un giornale che dovrebbe essere di sinistra come la Repubblica ha intitolato il verdetto dei fatti della caserma di Bolzaneto come "mite" sentenza. Io non riesco a chiamare "mite" una sentenza che non ha condannato nemmeno la metà degli inquisiti. E quelli condannati si sono presi tre anni di galera che, grazie all'indulto, non li sconteranno. Molti di loro erano semplici poliziotti, ma nel frattempo hanno fatto carriera e alcuni di loro sono diventati perfino questori, non oso immaginare come gestiranno le città.
Il governo di allora è quello di adesso, l'allora ministro degli interni che aveva gestito la situazione è ora ministro dello "sviluppo" economico e si appresta a far costruire le centrali nucleari, la sua opera distruttrice non si è mai esaurita. L'allora capo della polizia De Gennaro, quello che istigò a testimoniare il falso i poliziotti che erano entrati a massacrare gli occupanti della scuola Diaz, dirige "solamente" il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, ed è "semplicemente" un dipartimento dei Servizi Segreti. E attenzione, la sua promozione non è stata ricevuta da Berlusconi, ma da Prodi.


Non è una sentenza mite, è una sentenza che ha semplicemente avvallato la sconfitta di quel bellissimo movimento, una sentenza che non ha reso giustizia nemmeno alla memoria di Carlo Giuliani, il quale se fosse stato vivo forse avrebbe ricevuto una condanna per disordine pubblico di massimo due anni. Perchè così avevano condannato alcuni manifestanti. Questo ragazzo,invece, era stato brutalmente ucciso.
La sentenza ha detto chiaramente che la tortura non c'è stata. Ovvio, la tortura in questo anomalo Paese non è considerato reato! Questo è il livello di democrazia che c'è nel nostro Bel Paese. Ringraziamo le "camice verdi"della Lega per avere questa legge che non vieta l'utilizzo delle torture.

Indymedia ha scritto un articolo con una domanda ben precisa : Chi ordinò quella infame operazione di polizia?
Io ho voglia di rispondere non su chi ordinò quell'operazione, ma sul perchè!
La risposta è tristemente semplice, è stata una vendetta, una squallida rivincita. La repressione non c'è stata solamente perchè quel movimento bisognava farlo sparire, non soltanto perchè faceva paura ai potenti del mondo. E sapete benissimo che non è un esagerazione visto che all'epoca un giornale come il Times considerò il movimento no global come la seconda potenza mondiale.
Esiste anche un altra motivazione e basta rivedere un po' la storia recente.
Nel 1960 l'allora governo Tambroni formò un governo con l'aiuto dell'MSI e quindi ci furono proteste enormi contro quel governo che aveva aperto le porte ai neofascisti. In effetti quel governo faceva paura per il modo di fare molto autoritario!

Nel maggio del 1960 il Movimento sociale italiano decise di convocare il suo quinto congresso a Genova, decisione che fu giudicata da più parti provocatoria in quanto da questa città, decorata medaglia d'oro della Resistenza, era partita l'insurrezione del 25 aprile. A peggiorare la situazione intervenne la notizia che ai lavori del congresso avrebbe partecipato anche Carlo Emanuele Basile prefetto repubblichino della città, tristemente noto per i suoi editti che causarono la deportazione di almeno 2.000 operai rei di sciopero bianco.
E allora ci fu una grandissima manifestazione organizzata da gente comune, da partigiani, da tutte le forze antifasciste.
Al tentativo di sciogliere la manifestazione da parte della polizia, i manifestanti rovesciarono e bruciarono le jeep, eressero barricate e di fatto si impadronirono della città, costringendo i poliziotti a trincerarsi nelle caserme. In piazza De Ferrari venne acceso un rogo per bruciare i mitra sequestrati alle forze dell'ordine. Il prefetto di Genova era stato costretto ad annullare il congresso fascista.


Era stata una grande vittoria da parte del movimento antifascista nella lontana Genova del 1960. Nella Genova del 2001 c'è stata semplicemente una squallida rivincita da parte di quelle forze sconfitte. Non a caso ci fu un forte accanimento contro persone inermi, non a caso l'odio fu fomentato da "onorevoli" provenienti dal movimento sociale, infatti non a caso c'erano presenze improprie nelle sale operative come Fini e Ascierto. Quest'ultimo è tristemente noto per essersi lasciato scappare una frase, sicuramente dettata dal suo cuore che batte a destra :« Forse se ci fosse stato qualcuno più esperto, ne avrebbe ammazzato più di uno. »


Allora chi ordinò quella infame operazione di polizia? Una risposta giudiziaria non l'avremo mai. La Storia ci ha già risposto!


domenica 13 luglio 2008

Sieropositivi

Questo post lo dedico esclusivamente alle persone che hanno scoperto di essere sieropositive .
Contrarre il virus HIV non è come avere il tumore oppure altre incurabili malattie, è una malattia scomoda. Una malattia che qui in Italia ogni giorno ben 11 persone la contraggono, e ben quarantamila persone non sa di averla.
Viviamo in una società piena di pregiudizi, e questo periodo dove si accentuano sempre di più le discriminazioni ne è la conferma. Non nascondiamoci dietro un dito, non facciamo gli ipocriti, se un amico, un compagno o una compagna, se un collega di lavoro che ci lavoriamo gomito a gomito ci svela di essere sieropositivo , inevitabilmente un brivido ci percorre la schiena. E cerchiamo di evitarlo, non lo frequentiamo più come prima, evitiamo di abbracciarlo, non lo baciamo.
E tutto questo anche sapendo che il virus si contrae per altre vie, quelle più intime.
Il sieropositivo percorre due morti, quella sociale e infine quella fisica.

Tu se per caso ti imbatti in questa pagina, ricorda che non hai nessuna colpa. Non sentirti sporco dentro, non è colpa tua se ti sei fidato della persona che amavi, della trasfusione di sangue e magari non eri nemmeno a conoscenza di questo male.
Dove è finita la pubblicità, vi ricordate, dove c'era quel professore che trovando un profilattico esclamava: "Di chi è questo?" E gli studenti mano mano si alzavano in piedi rispondendo: "E' mio!".
Perchè non c'è più? Forse la colpa è della Chiesa che oramai ha il potere in mano? Forse è colpa dei finti moralisti che gridano allo scandalo?
La TV è piena di pubblicità orrenda, ti costringono a comprare i veleni, riescono a rendere perfino la merda gradevole. Cè la svendita del proprio corpo.
E perchè non si pubblicizza più il profilattico? Perchè non permettono più di salvare le vite di tante persone?

Non credete alla balla che solo gli omosessuali contraggono questa malattia, mica crederete che il virus dell'HIV abbia preferenze sessuali?
I sieropositivi sono costretti a nascondere il loro male, è l'unica malattia di cui uno se ne deve vergognare. Vivono con la paura di essere scoperti , di perdere il lavoro e per ultimo, ma vitale, la paura di non poter più permettersi di amare...

Oggi un sieropositivo può vivere molto a lungo grazie ai farmaci antiretrovirali , ha la possibilità di vivere normalmente. Non ammazziamolo noi, per favore.

E facciamoci il test ogni tanto, senza vergogna.




venerdì 11 luglio 2008

L'italiano del granma

Nello stato di Veracruz, in Messico, la notte tra il 24 e il 25 novembre del 1956 era "buia e tempestosa" come nel più banale degli inizi di un avventura.
Dal porto fluviale alla foce del Rio Tuxpen, ottantadue uomini si stipano su un motoscafo che ne potrebbe trasportare comodamente una decina e scomodamente non più di venti e già questa sembra un azzardo, anzi, una scelta scellerata. L'imbarcazione si chiama Granma, abbreviazione di "granmother", perchè il precedente proprietario americano aveva un debole per sua nonna.

Care teste di capra, così iniziò la Rivoluzione Cubana, con un atto di sfida contro ogni logica dei rapporti di forza, delle condizioni avverse, persino contro le leggi della fisica visto l'ammassarsi di corpi su un motoscafo sgangherato per una traversata di otto giorni con mare infuriato. Comunque la si pensi fu un impresa epica che è entrata nella storia.

Tra le 82 persone con a capo Che Guevara e Fidel Castro c'era un italiano e tra l'altro unico europeo: Gino Donè, l'italiano del Granma!
Nato a Piave si unì non ancora ventenne ai partigiani e combattè i nazifascisti; nel dopoguerra emigrò in cerca di lavoro a Cuba, finchè entrò in contatto con con gli ambienti dell'opposizione alla dittatura filo americana feroce di Batista. Conobbe Fidel Castro e lo volle subito con se visto che era l'unico che aveva combattuto contro un esercito di occupazione . E se era scampato dai tedeschi...
Divenne anche un grande amico del Che, ancora oggi infatti lo chiama Ernesto.

Gino Donè nonostante sia ritornato a vivere nel Veneto, lui ogni anno si recava all'Avana per le celebrazioni di "quelli del granma".

Chissà cosa pensa del revisionismo, ma immagino che se ne infischi. Un tipo umile , commovente anche! Era un rivoluzionario, apparentemente duro, ma in realtà trasmette solamente tenerezza.
Hasta siempre Gino!

Siete depressi , scoraggiati, disillusi ? Ascoltate le sue parole, anche uno squallido incarcerato come me si è commosso:





Gino è morto il 22 marzo scorso.

martedì 8 luglio 2008

La guerra del Kossovo e i meno peggio

Purtroppo non esiste il meno peggio, e nemmeno tra le guerre esiste la "meno dannosa". Volete dire che una bomba sganciata dal governo Clinton facesse meno male di una di Bush? Provate a dirlo ai parenti degli oltre duemila civili uccisi dai bombardamenti "umanitari" in Kossovo!
Il governo D'Alema che ha appoggiato la guerra del Kossovo è forse stato il meno peggio del governo Berlusconi che ha sostenuto la guerra in Irak?
La risposta è assolutamente no. Non mi va di raccontarvi le bufale che ci hanno detto per fare la guerra in Kossovo, io vi racconto cosa ha provocato questa maledetta guerra.
Innanzitutto è stata una guerra sporca, cioè non si sono usate le armi "previste" dalla Convenzione di Ginevra, bensì chimico-nucleari. Infatti contro la Serbia e sul territorio Kossovaro (cioè quello che si voleva "liberare") sono stati impiegati proiettili e missili con testate all'uranio cosiddetto "impoverito"(depleted uranium), ottenuti rifornendo le scorie delle centrali nucleari. Solo in seguito la NATO ha ammesso (il 7 febbraio del 2000) di aver lanciato durante il conflitto almeno trentunmila proiettili all'uranio, senza specificare che le ogive dei missili Tomahawk(quelli intelligenti che quasi sempre colpivano mercati) sono anche esse a base di uranio impoverito!

Per gli USA che si ritrovano con almeno cinquecentomila tonnellate di scorie radioattive da smaltire dalle proprie centrali nucleari, il riciclaggio sotto forma di proiettili e testate di missili per loro è veramente un business criminale.
Si care teste di capra, la guerra appoggiata e diretta dai "meno peggio" ha reso la Serbia e il Kossovo territori altamente radioattivi. Nel 2000, un volontario di una Ong italiana ha prelevato un campione di terra nella città di Nuovi Sad e lo ha fatto analizzare al suo rientro in Italia: ne è risultata una radioattività da isotopo 238 addirittura mille(!) volte superiore al limite considerato accettabile per gli essere umani.

Purtroppo solo a lungo termine avremmo gli effetti dell'inalazione e dell'ingestione di ossido di uranio e ogni tanto qualche giovane militare della KFOR si ammala di leucemia, i poveri familiari proveranno a chiedere un risarcimento dallo Stato. Ma la popolazione serba e Kossovara, i bambini che nascono deformi, le madri condannate al cancro, gli operai delle fabbriche distrutte che per primi hanno tentato di ricostruirle esponendosi alla contaminazione, i contadini Kossovari "liberati" che avranno ingerito acqua e cibi tossici a loro insaputa, tutte le vittime innocenti di questa guerra "umanitaria", a chi chiederanno il risarcimento?

Infine ringraziamo il meno peggio D'Alema e ancor prima la "colomba" Clinton che l'Italia sopporterà il peso più oneroso tra i paesi che hanno partecipato a questa sciagurata guerra. Oltre all'inquinamento ambientale che ci colpirà o forse già ci sta colpendo causando impennate di tassi di radioattività, l'Adriatico è infestato di ordigni pericolosissimi, le famigerate cluster-bombs.
Centinaia di migliaia di queste micidiali bombe sono state sganciate in mare dagli aerei della NATO al rientro dalla missione, su preciso ordine dei comandi, per "questioni di sicurezza"( evitando di atterrare negli aeroporti con quel carico devastante).
Così non passa mese senza che i pescatori del Veneto, della Romagna, delle Marche, della Puglia ne segnalino la presenza tra le reti tirate in secco, e sono già diversi i feriti gravi per le esplosioni avvenute a bordo o poco distante dai pescherecci.

Ma secondo voi quelli del 1999 (che poi sono gli stessi di ora che fanno "opposizione") possono considerarsi i meno peggio, visto che per assurdo contribuirono a destabilizzare l'Europa stessa e a condannare intere generazioni ad affrontare la più subdola e pericolosa delle forme di inquinamento letale?




lunedì 7 luglio 2008

Eccomi

Ben ritrovate adorabili teste di capra! Veramente strano e inspiegabile ma mi sono affezionato a voi, rappresentate la mia seconda vita, fate parte di una altro mondo, di un' altra dimensione.
Sapete benissimo che non nascondo il sogno di vedervi tutti negli occhi, il mio sogno è che tutti noi ci autorganizzassimo e riunirci in una grande piazza. Ricordate questa parola : "Emersi".
Sapete quando ci tengo che emergessimo tutti noi dal sottosuolo, far vedere che questa nazione ha un altro volto fatto da persone sensibili, magari con tante debolezze e altrettanti punti di forza. Un Paese fatto da gente che veramente desidera una società diversa che non si limita solamente alla legalità della politica come predicano giustamente un Grillo, un Travaglio o un Di Pietro, ma che sia anche una società nuova basata sull'uguaglianza e fratellanza, una società dove esista uno Stato che difenda e valorizzi le persone più deboli, che valorizzi quelli che per natura non sono arriviste e non hanno il coraggio o il buon senso di non affossare le altre persone per andare avanti.

Questo è il mio sogno, e spero che sia anche il vostro.