venerdì 28 novembre 2008

Carceri

"Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettano che, in alcuni eventi, l'uomo cessi
di essere persona e diventi cosa".

Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene

Dovete sapere che il Nicaragua aveva avuto un periodo bellissimo, dove le utopie si erano realizzate, dove veramente si stava realizzando qualcosa di unico nella storia, ed era una genuina alternativa ai blocchi contrapposti della guerra fredda, una rivoluzione che era riuscita a evitare l'involuzione volontaria.


Fu il periodo Sandinista, periodo ostacolato sia a destra che a sinistra. Tanto è vero che fu uno dei casi rari che il partito comunista, per ostacolare il sandinismo, si alleò addirittura con il centro destra.

Ho voluto fare una piccola introduzione sul Nicaragua, e precisamente su quel periodo, perchè era stato l'unico Paese a mettere in discussione "la necessità del carcere", trasformando le prigioni in fattorie aperte, gestite come cooperative dove i semi-detenuti si dividevano il ricavato dei lavori.

Del resto la prima cosa che fece quel grandissimo governo, fu l'abolizione della pena di morte, ma anche dell'ergastolo, introducendo misure che comunque avrebbero ridotto enormemente l'uso di celle e sbarre.

E invece qui in Italia le carceri esistono eccome, e non solo non vengono messe in discussione (per carità, non sia mai!), ma addirittura nessuno vorrebbe renderle più umane.
Noi, che viviamo nella patria di Beccaria, siamo diventati delle bestie senza etica, ci siamo dimenticati che lo scopo delle carceri è soprattutto rieducativo, e servirebbe per reinserire le persone che hanno sbagliato nella società.

Ma non solo riesce a reinserirli, ma li ammazza direttamente, al massimo escono con qualche malattia come l'aids o la tubercolosi. Oppure escono drogati, perchè tanti ragazzi la prima cosiddetta "pera" l' hanno fatta in carcere.

L'avete mai visto le carceri almeno da fuori? Sono spaventose, fanno paura, e se entri sembra che ti inghiottano con ferocia. C'è un vero e proprio studio, si chiama architettura giudiziaria, e ha come filosofia incutere paura e timore perenne ai detenuti. Rendere la loro vita più scomoda e terrificante possibile.

Secondo i dati di qualche anno fa nelle 207 carceri italiane erano presenti 59649 detenuti, a fronte di una capienza di 42959. Quasi 17 mila detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili. Di questi il 28% sono tossicodipendenti , il 2,4% alcoldipendenti, il 2.6% sieropositivi.
L'89% non hanno una doccia nella propria cella, il 69% non ha l'acqua calda, il 12% dei detenuti vive in un carcere dove nelle celle il bagno non si trova in un vano separato ed è invece collocato vicino al letto. Ci sono carceri che hanno una struttura risalente nell'800, una è quella di Palermo ove ci sono 693 persone, ma la struttura è adibita per 383.

Ma non è finita, c'è un dato allarmante che dovrebbe far riflettere il mondo politico, oltre la società civile. E invece sento un Di Pietro(ultimamente stimato da molti di voi) che dice che vorrebbe costruire altre carceri per evitare l'indulto.

Il dato lo potete visionare su www.ristretti.it e scoprirete che dal 2000 fino a quest'anno ci sono state ben 1313 morti, di cui una quarantina sono suicidi, e le altre sono morti da accertarne la causa. Alcuni sono stati degli omicidi.
Purtroppo i numeri potrebbero essere molti di più visto che molte morti passano ancora "sotto silenzio", nell'indifferenza generale dei media e della società.

Pochi hanno delle madri come Niki che riescono a lottare e trovare tutti i modi per farsi sentire, molti altri sono figli di nessuno. E passano inosservati.

E a proposito di Niki, lo sapete che lui è stato ritrovato morto nel carcere di super sicurezza di Sollicciano? Una delle peggiori carceri italiane, dove non di rado i detenuti presi dall'esasperazione scatenano delle rivolte? Sapete che ha la capienza per circa 300 detenuti, e solo oggi ci sono oltre 1000? E sapete che non è la prima volta che ci scappa il morto?

Il carcere è diventato un territorio talmente sconosciuto che perfino i servizi segreti sono disorientati, oggi non hanno più "controllo". L'unico controllo da parte della polizia penitenziaria è il continuo pestaggio nei confronti dei tanti detenuti.

Vi giuro, care teste di capra, se avessi lo stesso temperamento e carisma di un Sante Notarnicola, io mi farei arrestare e come lui farei scoppiare numerose rivolte, come faceva ad ogni carcere dove veniva trasferito.

Rivolte permanenti che chiedono semplicemente umanità.




66 commenti:

Uhurunausalama ha detto...

Sono d'accordo con te in quasi tutto quello che scrivi ma pensi davvero che per ogni persona(non dimentichiamoci che non tutti si trasformano in vittime)ci sia una vera e propria possibilità di redenzione?una possibilità di rieducazione?io non ne sono così sicura poichè la natura umana è molto varia.Se si sbaglia bisogna sicuramente pagare ed è giusto che ci siano metodi alternativi per scontare la pena:metodi che producano poi un risultato concreto.ma a volte mi chiedo se diremmo le stesse cose se qualcosa di grave succedesse ai nostri familiari:ecco,io non saprei risponderti di fronte ad uno stupro o una violenza su minore.E' un problema che ci portiamo avanti da moltissimo tempo e credo che di pietro,che io apprezzo,cerchi di tamponare una situazione che è già 'straripata':non si può cancellare tutto con un colpo di spugna,rivoluzionare tutto in un attimo;l'indulto è stata una porcheria perchè dovrebbero pagare tutti,politici compresi:per te è giusto che questa gente continui a governarci?per me no!

Pietro ha detto...

è un problema annoso, a volte si vuole essere sinceri democratici ed essere piu' perdonisti, altre volte, specie quando la cosa ci riguarda, vuoi che la gente paghi fino in fondo.
In ogni caso le carceri italiane sono vergognose

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Persone come Beccaria, vedendo come ci siamo ridotti, si rivolteranno sicuramente nella tomba. Provo rammarico per loro, e per tutte quelle persone che hanno dato la vita per un'Itlia diversa.

Tua madre Ornella ha detto...

Pietro, "pagare" come dici tu non significa morire, non significa subire abusi, non significa essere violentati e vessati psicologicamente, e nel carcere purtroppo, a parità di trattamento, ci sono sia persone in custodia cautelare (in attesa di un processo) e sia chi stà scontando condanne accertate. Ora secondo te è normale subire simili trattamenti e vivere in certi ambienti, dove non sono neanche assicurate, le minime condizioni umane di vita? Non sono giuste nè per gli uni, nè per gli altri. Ma ti rendi conto che quando queste persone usciranno, "se" usciranno, avranno tanta di quella rabbia che davvero saranno persone pericolose?? Perchè odieranno, sia chi li ha tenuti in quelle condizioni, ma odieranno anche noi, che sapendo (perchè ormai non sà solo chi non vuol sapere) non abbiamo fatto nulla per loro, che fanno parte della nostra società, e dovrebbero essere "Rieducati" e una volta usciti, pronti al reintegro magari, nella sedia accanto alla nostra in ufficio.
Un bacio a Niki, che è entrato con il suo vestito di seta, nel FUOCO.
Ornella (la mamma di Niki)

Alessandro Tauro ha detto...

Credo, caro incarcerato, che tu abbia colto proprio un punto-chiave della questione: la rieducazione.
Spesso è difficile, improbabile, per certi soggetti del tutto impossibile. Ma è comunque il principio in base al quale si dovrebbe ritenere utile privare temporaneamente della libertà una persona.
Ma le carceri consentono questo recupero? Quante volte persone che si sono macchiati di piccoli reati finiscono per diventare delinquenti recidivi stando nelle carceri?

E' giusto considerare il principio della deterrenza dal commettere reati, così come deve esistere anche una sorta di pena per un crimine commesso.
Ma questo nulla toglie al principio che è necessario, indispensabile, fare di tutto per recuperare una persona.
Perché un criminale, lasciato a sé stesso per diversi anni in un carcere, resta sempre un criminale.

E se il principio che vale è solo quello in base al quale tale individuo debba stare il meno possibile in giro e basta, una società così ha già fallito.
Ha rinunciato ad operare per migliorare la sua stessa esistenza...

Eludere il problema anziché risolverlo, questo a mio giudizio è il rischio principale.

Punzy ha detto...

Forse, incarcerato, ti sembrera' che ti remi contro
ma comunque
Io sono d'accordo con la costruzione di altri istituti di dentenzione perche' le attuali condizioni carcerarie sono disumane. Il fatto che persone siano state riconosciute colpevoli di delitti piu' o meno gravi non significa che debbano essere trattati come bestie, picchiati dai secondini o violentati dagli altri detenuti.
Questa e' barbarie.
Diversa la situazione in cui si ha modo di gestire i detenuti in maniera approfondita, perche' l'eliminazione della promiscuita' renderebbe molto piu' facile l'individuazione delle persone che e' possibile recuperare e rieducare e delle persone la cui PERICOLOSITA' SOCIALE E LA SOCIOPATIA sono irrecuperabili. Come sociologa, posso dirti che e' cosi, ci sono patologie non curabili, che non hanno a che fare con la schizofrenia ma con alterazioni comportamentali che rendono incapace l'individuo di discernere il bene dal male e di valutare le conseguenze etiche delle proprie azioni. Queste sociopatie NON SI CURANO,si disciplinano, si tengono sotto controllo ma a meno di non voler trasformare il detenuto in una specie di zombie farmaco dipendente non c'e' possibilita' di fermare l'atto criminale ne' di impedire, liberandolo, di reiterarlo.
Purtroppo, la pericolosita' sociale di alcuni elementi e' un motivo piu' che fondato per tenerli sotto chiave e io francamente ne sono felice
Questo significa trattarli come bestie? bastonarli? violentarli, umiliarli?
no, assolutamente
NIente buonismo pero': da persona di sinistra ho imparato che certe persone NON POSSONO ESSERE RECUPERATE percio' e' bene tenerle sotto controllo
E in un carcere che abbia condizioni di vita umane e intento di recupero ci si puo' concentrare su chi, invece, ha comesso un errore ma ha capacita' e volonta' di riconoscerlo e recuperarlo

E mo' schifami

terry ha detto...

Ornella ha perfettamente ragione (perchè vive il problema sulla sua pelle): oltre a questo io nutro ancora l'utopia (perchè a forza di scartare le ideologie si buttano via anche le idee) di un mondo senza galere, perchè vengano date a tutti le stesse possibilità, senza bisogno di uccidere, rubare e violentare. La genetica si tramanda perchè indotta, se si assumono droghe e alcol e farmaci, e si vivono cancri dati dall'inquinamento e dallo sfruttamento delle risorse anche umane, se non ci si può poi curare...scusate mi sto facendo prendere. MA Punzy, cosa c'entra essere di sinistra? FARE PIU' CARCERI? Io direi se proprio dobbiamo, perchè non ingabbiamo i veri colpevoli del marciume della società, anzichè isolare anche solo chi la pensa diversamente o peggio ancora non ha fatto niente?
Scusami ma poi tu per me rappresenti una categoria che, soprattutto coi bambini, non si comporta proprio benissimo. Un abbraccio da 'sta crapa tosta!

Gap ha detto...

Come sai ho un po' di difficoltà a scrivere, quindi sarò breve.
E' molto più facile reprimere che fare in modo che non si delinqua. Su un muro ho letto che si ruba per fame e non per fama. Certo questo non vale per tutti i reati, ma nella gran massa di persone con soggiorni brevi nelle carceri, prevalgono i piccoli reati riconducibili al bisogno.
Se si preferisce condannare per il piccolo spaccio invece di trovare una soluzione alternativa, è logico che la popolazione giovanile "ospite" delle pastrie galere salga e non mi stupisco neanche del fatto che si possano cedere edifici carcerari storice in cambio di nuovi istituti penitenziari come a qualcuno è venuto in mente di proporre.
Tutto fa parte di un disegno studiato a tavolino, che si ingloba in un discorso più generale di cambiamento delle regole in maniera restrittiva.
Per esperienza diretta (conoscenze personali e perchè mia figlia lavora nel campo) ti posso dire, e rispondo anche a uhur..., la "redenzione" è sempre possibile, o perlomeno è giusto e doveroso tentare. Ma se non si applicano i meccanismi previsti, o meglio, si riduno le possibilità di reinserimento, è normale che anche l'ex detenuto con le migliori intenzioni tornerà a delinquere.
Se si riducono i fondi destinati ai progetti mirati al reinserimento, quali possibilità hanno di cambiare vita?
Se anche cambio vita e vengo fermato dalle forze dell'ordine per un controllo casuale e vengo portato in commissariato per cinque ore solo per il gusto di farmi capire che sono sempre ricattabile e vittima, vale la pena aver cambiato vita per lavorare a 400€ al mese?
E' che dalla teoria alla pratica il cammino è lungo, tutti ti dicono che è giusto dare un'altra possibilità, ma nessuno offrirebbe lavoro ad un ex detenuto, anche qui parlo per esperienza diretta.
Anche questa questione dovrà essere oggetto di una "rivoluzione sociale" di cui ci dovremo farci carico.

Franca ha detto...

Premesso che ti do ragione per la condizione inumana delle carceri italiane, faccio però un distinguo.
Il carcere ha due funzioni: quella di espiazione della pena e quella rieducativa, che, secondo me, non possono essere distinte, ma devono evolvere di pari passo.
Io, personalmente, non sono d'accordo che le colpe non si espiino.
Chi sbaglia deve pagare, in modo proporzionale alla colpa, in condizioni che favoriscano il nuovo inserimento nella società...

Punzy ha detto...

Mi e' venuta in mente un'altra cosa, ho ricercato l'articolo ma non l'ho trovato, per cui non posso citarlo; non ricordo in quale dei paesi civili che invidio (repubbliche scandinave) esistono, per i reati che prevedono pene inferiori ai tre anni, un tipo diverso di istituti di detenzione, dove i reclusi non vengono quindi in contatto con ergostolani, mafiosi,pluriomicidi, stupratori e pedofili.
Anche quella e' una strada

l'incarcerato ha detto...

"Io, personalmente, non sono d'accordo che le colpe non si espiino"

Ho preso ad esempio questa frase di Franca per fare una domanda ben precisa: ma leggete il post che scrivo? Ho i miei dubbi. Ho detto che chi sbaglia non deve scontare una pena?

Vi chiedo una cortesia, io per scrivere questi post ci metto un grosso impegno, avrete notato che è raro che faccia un copia incolla di articoli di giornale, avrete fatto caso che cerco di scrivere post meno lunghi possibili ma con numerose informazioni. Sapevate del Nicaraqua ad esempio? Ho voluto parlarne solo per far capire che alcune utopie sono state realizzate. Anche le trasformazioni delle galere.

Per favore, leggete anche i post, perchè noto dai commenti che forse il mio sforzo di scrivere e documentarmi è veramente inutile.

Per gli altri commenti come Punsy(comunque non ti schifo affatto, adesso non esagerare), o Uhuru risponderei esattamente con il post. Altre parole non riesco a trovarle.Mi dispiace...

l'incarcerato ha detto...

Ecco Punzy,a nche quella è una strada, ma come ha detto il grande GAP non basta.

Punzy ha detto...

E invece qui in Italia le carceri esistono eccome, e non solo non vengono messe in discussione (quindi in questo passaggio mi sembrava che, appunto, volessi metterle in discussione)

E invece sento un Di Pietro(ultimamente stimato da molti di voi) che dice che vorrebbe costruire altre carceri per evitare l'indulto
(anche qui mi sembrava che le volessi mettere in discussione)

quindi, a me sembrava che il post mettesse in discussione il carcere, in quanto luogo di detenzione, a favore di un sistema diverso

Io non sono d'accordo sul sistema doverso, a meno che le fattorie dove sono situati pericolosi sociopatici non siano circondate da un manipolo di energumeni da wrestling che atterrano chiunque tenti di evadere
Io il post l'ho inteso in questo modo, ho forse errato il significato?
in genere ho una buona comprensione del testo scritto ma posso sbagliarmi e per carita' lo accetto
ma se invece ho capito bene, non concordo su soluzioni alternative, non per quanto ruiguarda personaggi irrecuperabili dalla pericolosita' sociale elevata
Diversa la situazione per le persone accusate di reati minori, per reati che non siano contro la persona; per individui in grado di comprendere colpe e responasabilita', come citavo a proposito dei paesi scandinavi
SE non sei d'accordo con me va bene e ci mancherebbe altro, ma perche' devi accusarmi di non capire quello che leggo?
e se non ho capito io e non ha capito Franca e non ha capito qualcun altro non e' che magari l'intento non fosse proprio chiarissimo?
scusa per la polemica
anzi no niente scuse

Punzy ha detto...

Per Terry:
Certo che possiamo colpipre l'origine del marciume della societa' e dove li vuoi mettere questi marci corrotti?
dimmi, dimmi pure
Il carcere e' un luogo spaventoso e promiscuo NON DOVREBBE ESSERLO e concordiamo tutti con questo
NON DOVREBBE ESSERE UTILIZZATO PER ISOLARE CHI LA PENSA DIVERSAMENTE e concordiamo tutti anche con questo ma rimane, secondo me, l'indispensabilita' di recludere casi irrecuperabili e pericolosi; il distinguo va fatto sul tipo di reato, sulla pericolosita' sociale dell'individuo e sull'effettiva possibilita' di reiterazione del reato stesso
e poi queste parole sono riferite a me:
Scusami ma poi tu per me rappresenti una categoria che, soprattutto coi bambini, non si comporta proprio benissimo?

perdonami, ci conosciamo?
pensi che io non mi comporti bene con i bambini perche' li prendo in giro sul mio blog?
ma hai capito che quello che scrivo e' ironico? non prendo in giro solo i bambini e spesso, dietro la presa in giro dei bambini c'e' un attacco feroce ai genitori
E ripeto, ci conosciamo?
ma cosa sai della mia vita?
sai se ne ho mai avuto uno, di bambino?
sai se l'ho perso dopo averlo sentito muovere dentro di me?
sai per caso se per anni ho fatto volontariato presso istituti per l'educazione dei bambini down?
sai se ho il diploma di istituo magistrale e ho l'abilitazione per insegnante di sostegno ottenuta con anni di tirocinio in classi con bambini difficli?
sai tutto questo terry?
e allora, scusa, di cosa stai parlando?
qulla categoria di persone che..puoi dirmi: "sei una di quelle scrittrici che prende in giro i bambini e a me da' fastidio"
ok, sacrosanto
ma la satira e' irriverenza, se non fosse irriverente non sarebbe satira
L'unico criterio che uso nello scrivere le cose e': se mi fanno ridere o meno. L'autocensura non la faccio, preferisco che sia chi mi legge a farla da solo, leggendo soltanto quello che gli piace e scartando altro
Quindi, se quelle parole erano rivolte a me, come persona e non come scrittrice, credo proprio che dovresti scusarti perche' non sai che persona sono, sai che tipo di scrittrice sono e se non ti piace quello che scrivo, figurati ma non dire che non ti piaccio come persona PERCHE' NON SAI QUELLO CHE SONO, COME SONO E QUELLI CHE SONO I MIEI DOLORI

Gap ha detto...

Punzy cara, mi costringi a scrivere con un dito della mano sinistra.
Calma, il pericolo dei blog è che spesso si risponde ai commenti senza essersi peritati di informarsi con chi si ha a che fare. Riportiamo la discussione dentro il binario giusto, stiamo parlando degli ultimi tra gli ultimi, facciamolo anche per loro.
Anche io sono del parere che la certezza della pena è indispensabile, ma non vedo perchè Olindo e rosa, che potrei reputare senza speranza, non debba provare a "redimerli". Potrei anche essere in sintonia con il costruire nuove carceri se ciò servisse a migliorare le condizioni dei detenuti e non fosse una manovra immobiliare per aiutare gli amici degli amici.
Però ,innanzitutto, facciamo qualcosa per quelli che sicuramente non sono e non rappresentano un pericolo per la società. Faccio un esempio, Tanzi e Cragnotti che hanno ridotto sul lastrico migliaia di persone sono comodamente agli arresti domiciliari perchè non socialmente pericolosi e, guarda caso, malati. Molte persone con reati simili e di minore entità come danno stanno per intero scontando la pena, perchè non sono Cragnotti e Tanzi. Apllichiamo lo stesso metodo e mandiamoli ai domiciliari con l'affidamento ai servizi sociali e facciamoli lavorare per le onlus. Quindi rieducazione e lavoro socialmente utile. Ecc, come ho tentato di spiegare sopra.

Anna ha detto...

L'umanità c'è nella carceri, se la paghi. Anche lì dentro le cose girano come fuori ed il trattamento non è uguale per tutti.
Lì tutto è più esasperato, ovviamente. La vita non è uguale per tutti e la sicurezza della pena c'è solo per i poveracci.
Uè, non ci redarguire :-)

Gap ha detto...

E' logico che se Terry si scusasse non farebbe male.

terry ha detto...

Cara Punzy non la devi prendere così.
Dici che hai "buona comprensione per il testo scritto" ma per fortuna non abbiamo frequentato tutti la stessa scuola (nella diversità, il bello!): io ho detto - rappresenti una gategoria che non si comporta - non ti ho accusato di nulla personalmente!
Se ti sei sentita così ferita, sinceramente mi dispiace, non era mia intenzione.
Così come non penso che tu abbia bisogno di farti difendere da Gap, e scusami anche tu Gap: qualcun altro?

Gap ha detto...

Perchè ti picchi se ho "difeso" Punzy come tu dici. Il valore dell'amicizia per te non conta nulla, cara semianonima Terry? In cosa avrei difeso Punzy, con quali parole? solo per averti detto che se avessi chiesto scusa non avresti fatto nulla di male?

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

in effetti non tutti secondo me hanno possibilità di tornare sulla retta via.

Per il resto certi scandali nelle carceri italiane sono davvero vergognosi.

E la condizione nella carceri sono anch'esse veramente scandalose.

Ciao
Daniele

l'incarcerato ha detto...

Certo che metto in discussioni le carceri, ma non ho mai detto che non debbano scontare la pena.


Anche io sono del parere che la certezza della pena è indispensabile, ma non vedo perchè Olindo e rosa, che potrei reputare senza speranza, non debba provare a "redimerli".

Quello che ha ascritto GAP è favoloso,e mi fa male vedere scritto qui che ci sono casi irrecuperabili, senza speranza.

Mi chiedo, e questa domanda è molto pertinente, sei anche per la riapertura dei manicomi?
Io però mi fermo qui, dovrei scrivere in maniera più dettagliata, più strutturata i commenti. Ma capisco perfettamente che il mio è un discorso incomprensibile per alcuni.Anzi per molti.

Va bene, risolviamo la cosa costruendo nuove carceri di massima sicurezza, risolviamo il problema riempiendo nuove carceri, facciamoli marcire lì dentro, tanto sono bestie vero? Se sono in carcere sono cazzi loro, e se muoiono è uno in meno nella società. D'altronde se la sono cercata!

Io non mi auguro la morte nemmeno al peggiore assassino.

"e se non ho capito io e non ha capito Franca e non ha capito qualcun altro non e' che magari l'intento non fosse proprio chiarissimo?"

Il mio intento è più che chiaro, e per fortuna da pochi è stato capito.


E se non capite, mi dispiace.

L'Italia sta sprofondando sempre di più, e io ho paura pure di una rivoluzione. Qui c'è rischio che ci scanniamo anche per un briciolo di pane.

Prima quella culturale. Soprattutto per una certa parte di gente che dice di essere di sinistra. Ma non sono nemmeno come i rafanielli. Perchè sono rossi fuori, ma NERI dentro.

Comunque dai,qui siamo tutti amici, non è un luogo per fare attacchi, diciamo, personali.

Quindi calma è!

l'incarcerato ha detto...

E mo capisco pure che il sandinismo era stato fatto fuori così trasversalmente!

Diamine, eppure sono passati solo 30 anni quando nei favoloso anni 70 c'era Lotta Continua che appoggiava le rivolte dei detenuti, che ascoltava gente come Sante Notarnicola, che veramente la società rischiava di capovolgersi.

Mi domando come sia possibile che di colpo tutti questi ideali se ne siano andati a farsi friggere.

Punzy ha detto...

Rispondo un un'ultima volta e poi basta, perche'sono parole al vento
cero che possiamo provare a redimere Rosa e Olindo.
Finche' non si sono redenti, pero' li teniamo sotto chiave.
ben nutriti, puliti, non percossi e seguiti.
Il carcere in Italia e' uno schifo ma puo' essere qualcosa di diverso, carcere non e' uguale a carro bestiame.
Io sono per istituti di detenzione ove si pratichi il rispetto dei diritti umani; e ci metto pure Cragnotti e Tanzi.

Per i manicomi: io ho un cugino schizofrenico; dato che non esite alcun tipo di struttur per queste persone, una volta ha preso un coltello e ha colpito la sorellina alla spalla, con gravissime conseguenze che mia cugina porta ancora oggi
NOn sono per l'apertura dei manicomi intesi come dimenticatoi delle persone da trattare a calci in faccia ma per l'apertura di strutture, anche solo giornaliere, con persone preparate che sappiano trattare con rispetto i malati di mente ed alleviare il peso delle famiglie si.
E il peso (e io ne so qualcosa) e' grandissimo, sia in termini economici, sia in termini di qualita' di vita di tutta una famiglia che ha un malato di mente in casa, privo di qualsiasi aiuto statale e strutturale

Punzy ha detto...

Stiamo perdendo di vista il concetto:
quale' il problema, che esistano istituti di detenzione?
che le condizioni di vita e il mancato rispetto dei diritti umani in questi istituti di detenzioni siano totalmente assente?
che mettiamo i pluriergastonlani insieme ai ragazzini che hano fatto uno scippo?

Punzy ha detto...

Per terry:
io ho detto - rappresenti una gategoria che non si comporta -che categoria sarebbe? e in che modo ne sono diventata rappresentante?
potrei dire che tu rappresenti una categoria di giudica le persone senza conoscerle, utilizzando lo stesso tipo di criterio

terry ha detto...

MA...a-ri-scusa Punzy, non avevi detto che era l'ultima volta e poi basta?
L'incarcerato sa che oggi per me è una giornata particolare, per il tema che ha affrontato, ma se anche mio amico sa che mi so difendere da sola.
Caro Gap, non siamo tutti qui semianonimi?

"C'era una volta un cane lupo che si chiamava Carmelo, nato in Sicilia alle falde del vulcano dell'Etna.
Amava la vita e la giustizia e credeva profondamente alla libertà.
Era un cane lupo anarchico, randagio ma felice di esserlo, non voleva padroni.
Un giorno si trasferì al nord d'Italia e l'acchiappacani lo catturò e lo portò al canile di una grande città.
E così Carmelo fu scaraventato in una lurida e sporca gabbia a sognare tutti i giorni la libertà.
Carmelo pensava solo a scappare, scappare da quel posto bestiale.
Nella sua giovane vita aveva sopportato con forza ogni traversia ma il canile, quello, non riusciva a sopportarlo.
Rimaneva per ore intere a pensare a come scappare: sognava la fuga, sognava la salvezza.
I giorni andavano e venivano e il morale sprofondava in basso sempre più in basso, gli sanguinava il cuore, lui abituato ad essere libero non riusciva a vivere chiuso in una gabbia: doveva evadere.
Ne parlò con il cane accanto alla sua gabbia:
- bau, bau, bau, chi sei?
- bau, bau, bau, sono Nerone, un pastore tedesco.
- bau, bau, bau, te la senti di evadere?
- ma da qui non è riuscito a scappare nessuno.
- noi ce la possiamo fare.
Nerone accettò, scelsero di scappare, in una notte dove una bianca nebbia, umida e spessa impregnata di pioggia, avvolgeva tutto il canile.
Carmelo, con i denti riuscì a smuovere il chiavistello ed uscì dalla sua gabbia e subito dopo aprì anche quella del cane Nerone.
Nel canile regnava una gran calma, il cuore di Carmelo si era fatto piccolo piccolo e batteva forte, controllava con gli occhi e con le orecchie tutto il cortile.
Lui andava avanti e Nerone dietro, non era ancora fatta, c'era da saltare il muro di cinta, ad un tratto furono circondati dagli acchiappacani.
Uno di loro si rivolse a Nerone:
- hai fatto bene ad avvisarci, sei furbo, sai da che parte stare ed ora ritorna nella tua gabbia.
E gli gettò un osso per avere tradito il suo compagno.
Subito dopo gli acchiappacani si rivolsero a Carmelo:
- bastardo volevi scappare perché sei contro il governo degli acchiappacani.
- Tu sei quello che abbaia per l'autonomia e la libertà di tutti i cani.
- Adesso te la diamo noi la libertà e la giustizia.
E giù bastonate.
Con una ira nel cuore contro tutto il mondo dei cani e degli acchiappacani Carmelo cadde per terra e svenne.
Si svegliò l'indomani con un oscuro velo di sangue che scendeva continuamente davanti agli occhi.
Era legato ad una grossa catena che gli stringeva il collo mentre la pioggia cadeva sul suo povero corpo.
Tremava e batteva i denti.
Sentiva una fame ed un freddo cane.
Cominciò a disperare.
Aveva perduto.
Si era fatto ingannare da una cane pastore tedesco traditore.
Aveva perso l'ultima speranza.
Gli acchiappacani venivano tutti i momenti a tormentarlo:
- Bastardo cane anarchico, sei per l'abolizione dei canili invece vivrai sempre qui.
- Se ubbidirai e accetterai di vivere da cane vivrai se no ti faremo morire di fame e di sete.
- Se smetterai di ringhiare ti daremo un po' d'acqua.
Carmelo pur in fin di vita quando vedeva avvicinarsi gli acchiappacani non smetteva di ringhiare e abbaiava: - i cani lupi anarchici non si arrendono, piuttosto muoiono.
E loro: giù calci e bastonate.
Quella continua tortura fisica era divenuta talmente intollerabile che più di una volta si sentì sul punto di lasciarsi cadere a terra e ubbidire agli infami acchiappacani.
Soltanto il suo orgoglio da cane lupo lo faceva resistere.
Ormai la sua era solo una disperata resistenza.
Una ira sfrenata lo faceva resistere.
Non gli interessava più nulla della vita, né passata né futura, non gli interessava più nulla né della vita né della morte, doveva solo resistere agli acchiappacani.
Il bruciore della sete gli tormentava la gola, i suoi poveri occhi erano coperti di sangue.
A guardarlo, sanguinava da tutte le parti, non aveva più nulla di un cane lupo a parte l'orgoglio, il coraggio ed il cuore.
Una notte, la quarta da quando era legato alla catena senza acqua e cibo, Carmelo comprese che le sue energie lo stavano esaurendo.
Si sentiva stremato, sfinito, perduto, le forze lo stavano abbandonando, si sentiva tormentato da una insopportabile sete.
Ormai era più morto che vivo, il dolore e l'infelicità non lo lasciavano in pace, sapeva che stava morendo con tutte le sue speranze non realizzate.
Chiuse gli occhi pensando che non li avrebbe più riaperti, ma ad un tratto una voce parve uscirgli dal cuore e gli comparve la fata Anarchia che gli disse:
- i cani liberi non moriranno mai, i cani liberi non possono morire.
E all'improvviso il cielo si fece sereno, comparve una ciotola di acqua e di cibo.
La luce del sole, il cibo e l'acqua gli diedero conforto e riaccesero in lui un po' di speranza.
Dopo qualche giorno gli acchiappacani sbalorditi che il cane anarchico era ancora vivo, gli levarono la catena dal collo e lo rimisero nella sua vecchia cella.
Carmelo dopo qualche giorno si riprese e pensò di nuovo ad un'altra evasione.
Amava troppo la libertà e non poteva accettare di vivere prigioniero.
Una notte fredda e oscura gli comparve di nuovo la fata Anarchia e gli sussurrò:
- i canili esistono perché i cani si sottomettono agli acchiappacani, tu non l'hai fatto e sarai libero e dopo la libertà troverai l'amore.
Carmelo, il cane lupo anarchico, provò di nuovo a scappare e questa volta ci riuscì e ora che aveva ritrovato la libertà andò a cercare l'amore."

Gap ha detto...

Semi anonima perchè cliccando sul tuo nome non si viene rimandati a nessun blog. Solo per quello.
"ma se anche mio amico sa che mi so difendere da sola", ti ripeto che non ho difeso nessuno, e se anche lo avessi fatto non vedo il problema, o solo trovato che avessi travalicato i limiti di una sana polemica con accuse personali ingiustificate.
E su questo aspetto spero di non dover tornare.
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1) Mi sembra che tutti siamo d'accordo sul fatto che i luoghi di detenzione debbano esistere.

2) Tutti, mi sembra, siamo d'accordo che detti luoghi debbano essere "umani" e non luoghi di perdizione.

3) Tutti, mi sembra, che siamo d'accordo sul rieducare e riabilitare senza per questo lasciare liberi coloro che sono ancora socialmente pericolosi.

4) Tutti, mi sembra, siamo d'accordo sulla necessità della certezza della pena.

5) Tutti, mi sembra, siamo d'accordo sulla necessità di pene alternative per i piccoli reati.

O insieme con il mio braccio destro è fuori uso anche una parte di cervello o la polemica si è sviluppata su sfumature e/o fraintendimenti.
Se non ho capito, per favore, spiegatemelo voi.

andrea ha detto...

Grazie incarcera' per la bellissima canzone del video (le cui parole forse non tutti i tuoi commentatori hanno ascoltato con attenzione).
Faber era una persona molto umana.

p.s.: anch'io sul blog non c'ho niente, è obbligatorio? però il nome è quello mio vero.

Anonimo ha detto...

Sono un assidua lettrice ma non altrettanto assidua commentatrice. In questo caso però l'argomento mi tocca perchè per motivi lavorativi conosco molto bene il mondo carcere. Da quello che ho capito, e che l'autore sembra confermare, ciò di cui parla non è se sia giusto o sbaliato punire chi sbaglia ma le modalità di questa espiazione. Non entro nella polemica che ho visto svilupparsi, desidero solo dire la mia perchè penso sia doveroso porsi questi interrogativi. Troppo spesso il carcere viene messo da parte come se non ci riguardasse, come se non facesse parte del nostro sistema.
Non sto qui a dibattere se tutti abbiano una possibilità di "redenzione", mi piace credere di sì ma se anche così non fosse non si può in nome di pochi irrecuperabili impedire un percorso di crescita per tutti gli altri.
Che in carcere ci sia un vuoto di senso e di diritto è innegabile.
La punizione consiste nella privazione della libertà, il resto è accanimento. E il resto è dover condividere spazi minuscoli dove non si riesce neanche ad aprire una finestra(con le sbarre), non potersi lavare liberamente e con l'acqua calda, non avere i vetri alle finestre della sala docce, dover fare mille richieste per avere una coperta quando l'inverno si fa gelido, non avere un antidolorifico per un semplice mal di testa, girare a testa bassa perchè si è considerati un niente e a forza di esserci trattati ci si diventa un niente.
Le violenze subite in carcere sono tante, sottili e quotidiane, sono umiliazioni, ferite brucianti.Sono sotterranei giochini psicologici.
E non pensiamo neanche che la costruzione di nuovi istituti sia stata programmata per alleviare le difficoltà dei detenuti dovute al sovraffollamento. Dietro ci sono interessi economici e un sistema impazzito di arresti e carcerazioni.
Se ci fosse un sistema giudiziario e penale e soprattutto un sistema sociale differente non ci sarebbe tanta gente dentro. In altri paesi d'Europa si riesce a far altro perchè i numeri dei ristretti sono minori e questo non perchè le popolazioni nordiche siano meno devianti per natura ma perchè c'è un diverso stato sociale, un diverso sistema giudiziario, un sistema di prevenzione.
Il carcere divora, mangia dentro, segna indelebilmente e per sempre le persone che ci passano. E la società esterna non permette a nessuno di togliersi di dosso questo scomodo vestito. Anche se si lotta contro tutto e tutti e contro se stessi per cambiare si resterà per sempre detenuti. Ci sarà sempre un tatuaggio di troopo a svelare il passato, un viso segnato a tradire la propria storia, una guardia pronta ad esagerare anche durante un semplice controllo stradale, una fedina penale da presentare per lavorare...
Il carcere umilia e spezza, rende deboli e qualcosa può cambiare solo se a queste persone verrà restituita una dignità e data una seconda possibilità. Almeno provarci...
F.L.

Anonimo ha detto...

La zia di NIKI.....Come sempre riesci bene a parlare di "cose" molto importanti!Sperando che ognuno di noi ne riesca a cogliere il significato profondo, vorrei,in qualche modo e molto umilmente,riflettere con te e quanti altri leggono i tuoi articoli. Le carceri...purtroppo nessuno ne parla, pochi si informano e quasi nessuno.."piange" per quelle persone private di ciò che di più sacro può avere l'uomo:la libertà.Non voglio polemizzare,nè tanto meno giustificare a tutti i costi,ma fissare l'attenzione sull'istituzione "carcere" e come viene gestita.Generalizzare è sempre un errore e sapere è un dovere.Forse dovremmo cercare di capire, di analizzare le situazioni,di provare empatia e non giudicare...Io visitando il sito di informa carcere ho conosciuto storie allucinanti,abusi,violenze.privazione dei diritti fondamentali che dovrebbero farci vergognare di essere uomini!Perchè ci si dimentica che sono "persone"?Sono figli,mariti,fratelli,padri...e molto spesso ragazzi che entrano certi di essere al sicuro e scoprono di essere inghiottiti da una realtà disumana dove le parole d'ordine sono solitudine,disperazione e violenza! Una violenza diversificata che ruba la dignità,gli affetti,la speranza! Oggi visitando quel sito ho letto un articolo di Alfredo Sole ( un detenuto- che ironia il suo nome!)che parla della morte di un ragazzo suicidato di 27 anni nel carcere di Enna, il 6-11-08! L'ennesima vittima di un sistema che non funziona,che tortura e non rieduca,che annienta per il gusto di annientare! Avete saputo qualcosa? Anche lui era un figlio,probabilmente un fratello ecc. però avete saputo che il nostro peresidente del Consiglio ha fatto cucù....E tutti tacciono!!!In quell'articolo Sole dice "persino Dio si gira dall'altra parte"..ma io penso che Dio sia completamente assente in certi luoghi..anche se..io personalmente non lo riesco più a vedere,nè a sentire...E gli uomini,ascoltano le urla disperate di chi soffre? Jolanda

Fra ha detto...

Aveva 30anni posto sbagliato al momento sbagliato. Brigatista=assassino = colpevole.
Picchiato e umiliato tenta il suicidio. Questa è la storia di un amico di mio padre al quale non è mai stata data la possibilità di dimostrare la propria innocenza è morto prima del processo non ha retto psicologicamente.
Sicuramente le carceri ospitano anche persone colpevoli, ovviamente, ma non credo che trattarli come animali porti sulla via della redenzione.In fondo potrebbe capitare anche a noi o ad un nostro conoscente e non credo che vorremmo essere trattati così

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Allora Incarcerato: non sognare di dire nemmeno per scherzo che i tuoi post non servono a niente: io li leggo e sono sempre interessantissimi. Penso che anche se ci fosse un solo lettore, questo merita di essere soddisfatto.
Per il resto, credo sarebbe ora di umanizzare la società risolvendo il problema o almeno provandoci dalla radice.La prevenzione, quel bellissimo slogan "prevenire è meglio che curare". Cosa genera nella società tutta questa violenza? Perchè la società si trova in questa deriva di valori? Come sono riusciti in 30 anni a plagiare le menti riducendo in questo modo la società, ci sarà un metodo opposto, o no?

Anonimo ha detto...

Mi sa che arrivo un pò tardi e la discussione è andata un bel pò avanti. Mi sembra di capire che c'è unanimità di opinione sulla certezza della pena e sul fatto che ci debbano essere condizioni di vita dignitose nelle carceri italiane. Detto questo e andando nel merito ci accorgiamo che al di là di quello che possiamo pensare la realtà non è assolutamente questa. La pena è certa solo per le solite persone o categorie se vogliamo così definirle: tossici, stranieri, alcolisti, barboni...perchè questa gente prima o poi sconta tutto, anche a distanza di anni da quando si è compiuto il reato, infatti in quanto recidivanti (sappiamo tutti che la tossicodipendenza è un percorso che purtroppo dura anni e in questi anni il "tossico" commette reati...e qui ci sarebbe un altra domanda: perchè una persona deve essere costretta a fare reati, a complicarsi ancora di più la vita, ad andare in galera per quella che l'OMS definisce una vera e propria malattia? è come se il diabetico dovesse rubare per avere l'insulina...) gli vengono revocati prima o poi tutti i benefici di cui hanno usufruito (indulti,condoni,affidamenti, ecc)
...e poi scusatemi ma il concetto di colpa è possibile che vari di anno in anno: se stiamo con un governo più progressista ci si può fare le canne altrimenti si va in prigione. Se vediamo le leggi sugli stupefacenti degli ultimi 20 anni c'è stata una vera e propria isteria, direi che che qui il buon senso non è di casa. Non voglio farla tanto lunga, se no vi annoio. Parlavamo di condizioni di vita dignitose per i detenuti: in Italia per il momento abbiamo uno tra gli ordinamenti penitenziari più moderni del mondo, il problema è che è solo sulla carta...in una delle mie ultime detenzioni mi sono sbizzarito a valutarne i vari articoli e credetemi non ce ne era uno che era rispettato, mi riferisco soprattutto alle condizioni di vita...concludo anche perchè la maggior parte delle cose che volevo dire le ha dette F.L. e mi trovo daccordo con GAP...un'ultima cosa, la redenzione lasciamola ai santi!
L'Autonomo, un ex detenuto

Anonimo ha detto...

...Parliamo in molti come se questo problema non ci riguardasse personalmente, gli "altri" sono in carcere, gli "altri" delinquono, gli "altri" devono redimersi, gli "altri" devono pagare...Potrebbe succedere a chiunque di finire in carcere, potrebbe accadere a chiunque di ritrovarsi barboni, ammalati, migranti, prostitute o clienti, con un handicap, o semplicemente vecchi...Tutte queste categorie deboli di cui discettiamo potrebbero un giorno riguardarci. Ovviamente ciò non è scontato ma trovo sconcertante ritenersi al di fuori. Quello di cui parliamo è solo il variegato mondo umano che in quanto tale riguarda tutti noi. Quando incontro qualcuno non mi chiedo quale sia il suo genere di appartenenza, la sua nazionalità, il suo vestito, il suo passato...L'unica cosa certa che so è che di fronte a me c'è un altro essere umano.
Un pensiero dolce alla mamma di niki e un grazie all'autonomo che ha lasciato testimonianza.
Riccioli Neri

il Russo ha detto...

Se altri hanno detto di arrivare tardi io sono quello che arriva tardissimo ma prova lo stesso a portare il suo modestissimo contributo, perlomeno non farò il ganassa tipo Gap dicendo "sarò breve" e poi ti faccio un romanzo.
Avete dibattuto di tantissime cose ma nessuno (mi sembra, correggetemi senza massacrarmi se sbaglio perchè ho visto che qua c'è molta permalosità) ha sviluppato un pò meglio l'affermazione/provocazione dell'autore di questo blog: ma come, dice lui, proprio nel paese del Beccaria.
Ecco, andiamo a monte e parliamo un pò di garantismo? Negli ultimi anni il garantismo è roba per inquisiti per tangenti o ricconi simili, mentre un ragazzo di colore che viene fermato a Parma dai vigili viene massacrato, trattenuto ingiustamente, umiliato in ogni modo e solo una campagna di stampa mostruosa partita da Repubblica sollecita ad andare a fondo e mettere sott'inchiesta i controllori.
Altro esempio, sentenza Bolzaneto a Genova.
Gli stessi magistrati dicono che di torture ce ne sono state eccome, solo che siccome non si riesce a risalire alle responsabilità individuali dei carcerieri (perchè Bolzaneto era un carcere di tipo Cileno, altrochè) non ci sono praticamente colpevoli, mentre i detenuti che erano stati fermati in strada e condotti in quella caserma (anche se saranno poi tutti rilasciati per non avere commesso il fatto) subiscono una pena che nessuna legge italiana potrà mai infliggere: percosse, umiliazioni, vessazioni e violenze.
E qui ritorno al tuo discorso incarcerato: come facciamo a pretendere che chi sta in carcere (quindi spesso gente passata in giudicato, ma come nel caso di Niki neanche quello) sia rispettato, se non riusciamo manco a evitare che subiscano "punizioni preventive" i fermati o solamente indagati?
Questo merdoso Paese ha voglia di manganello come diceva Montanelli, se poi arriva ingiustamente sulla testa di reietti o dimenticati dentro un carcere chissenefrega, no? Tanto hanno sbagliato, quindi se lo meritano....
Che schifo.

Silvia ha detto...

Purtroppo spesso si tende a generalizzare...Il discorso per me varia di caso in caso.
Ci sono individui che possono e devono recuperare, avere una seconda possibilità ed altri che a mio avviso sono irrecuperabili...

In entrambi i casi "l'uomo non deve mai cessare di essere persona" e dev'essere trattato in quanto tale.

Certo quando poi si viene a sapere che alcuni mafiosi godono addirittura di privilegi in carcere non so più che pensare...

Buon fine settimana, a presto!

Angela ha detto...

il ricordo del Nicargua...fu l'unica rivoluzione, quella sandinista, che non fucilò i suoi nemici...inviò migliaia di ragazzi a educare i campesinos a leggere e scrivere...
se l'Italia avesse una politica e una cultura degna di una democrazia non avrebbe l'affollamento nelle carceri, né la lunga reclusione per reati minimi, né i veri mafiosi chiusi in case di campagna. Spesso in carcere ci vanno i pesci piccoli: se ci fossero i "signori", avrebbero già da tempo l'acqua calda e la vasca idromassaggio.
Fuori dal carcere, c'è una tale confusione, una tale ingiustizia, una violenza continua, perchè dentro il carcere ci dovrebbe essere il senso della dignità umana? Questi luoghi non sono che il prolungamento di un male di vivere, di un'assenza di valore della persona. Fanno da specchiamento al paese: sono l'epressione estrema del nostro fallimento. L'Italia è un paese marcio e del suo umanesimo non è rimasta che una nozione enciclopedica. (grazie per il tuo passaggio dalle mie parti)

davide ha detto...

non posso che sostenere questa tua idea sul mondo carcerario.
Lo dico da comunista che non è da confondere con "stalinista",che società nuova possiamo sognare e volere edificare se poi ci atteniamo sulla linea dei giustizialisti borghesi come Travaglio o Di Pietro.
Il carcere è un posto infernale dove chi ci entra spesso è anche innocente,visto che viene chiuso lì dentro prima di regolare processo.Abbandonati alla violenza di altri detenuti e di guardie,con numeri alti di morti per suicidio-bisogna vedere quanti reali e quanti son stati suicidati-di violenze sessuali e altro.
Lo spirito piccolo borghese represso e frustrato di alcuni compagnucci ,spaccia per buonismo cattolico un discorso serio come la rieducazione dei detenuti e il loro reinserimento,perchè in realtà questa è la strada veramente di sinistra e progressita,poichè la maggior parte di questi prigionieri sono proletari e sbandati del sottoproletariato.Noi non chiediamo una vacanza in un albergo,ma che l'individuo possa esssere rieducato e programmato per uscire e inserirsi nella società secondo le proprie qualità.
Questa idea che carceri e magistrati possano essere considerati collaboratori o "dialoganti" con la sinistra, mi pare un discorso assai reazionario e se vogliamo essere buoni stalinista
Il carcere deve essere trasformato in un centro di rieducazione,che tenga conto della persona e l'aiuti a ricominciare una nuova vita
In fin dei conti penso che compiere un crimine sia una cosa che possa capitare a moltissimi di noi,e sopratutto attenti a quelli che ci entrano incastrati dalle forze dell'ordine e per sventura!

stefania ha detto...

Come madre di Renato Biagetti sento la necessita' di esprimermi riguardo all'omicidio ed alle accuse con cui il PM cita in giudizio Amoroso Gioacchino. Io non sento l'esigenza di una giustizia punitiva per il crimine che ha tolto la vita a mio figlio, solo su una cosa non transigo: sulla VERITA’ che mi è dovuta e che è dovuta a Renato, che non ha compiuto nessun reato. Di una giustizia menzognera non so che farmene, non mi appartiene se la motivazione sara' ancora 'morte per rissa avvenuta per futili motivi tra balordi'. Se questa deve essere la modalità per avere giustizia, preferisco che vengano dichiarati entrambi innocenti e mandati liberi! Solo attraverso una OGGETTIVA VERITÀ DEI FATTI si puo' ottenere una giustizia. Perche' io conosco Renato e il suo modo di vivere come nessun altro. Non accettero' mai una lettura di questo evento tragico come un semplice e banale diverbio degenerato per futili motivi ! Per tante ragioni: perche' Renato non era un rissoso e nella sua vita non ha mai fatto a botte, non ha mai cercato lo scontro fisico con nessuno, ha sempre anteposto al suo il bene del prossimo. Era un ragazzo che ha dedicato la sua giovane vita allo studio, ottenendo sempre ottimi risultati e non riportando mai note disciplinari........potrei allegare tante dichiarazioni dei suoi insegnanti e in special modo da chi lo ha visto come allievo nell'ultimo periodo della sua generosa vita. E cosi' e' stato anche quella notte. Perche' Renato Laura e Paolo sono stati aggrediti - mentre stavano tornando a casa dopo una tranquilla serata reagge sul litorale di Focene - da due individui, scesi dalla loro auto già armati di coltelli. Perche' quei due armati di coltelli gli sono saltati addosso con violenza inaudita urlando loro di tornarsene a casa perche' non erano del luogo. Signor Giudice, Signor PM chi scende dalla propria auto con coltelli alla mano per aggredire chiunque possa considerare estraneo e diverso, non sta cercando una lite. E' un aggressore, e' un potenziale assassino (come i fatti hanno dimostrato). Le mani di mio figlio erano bianche, non ha mai impugnato nulla che potesse offendere l'altro, anche nel momento dell'estremo saluto accanto ad un medico del Policlinico Gemelli, notavamo come fossero perfette, senza segni, ne' escoriazioni. Non e' possibile ridurre la violenza di questo atto alla degenerazione tragica di un banale diverbio, perche' sarebbe come uccidere mio figlio un'altra volta. Renato ha ricevuto 8 coltellate violentissime e non soltanto Laura e Paolo - che erano direttamente coinvolti - ma anche altri testimoni hanno visto che tutti e due avevano in mano un coltello e che entrambi hanno colpito Renato. Nel giudicare l'imputato di questo processo si deve tener conto delle testimonianze di chi era presente quella notte, di chi era al suo fianco, di chi insieme a Renato è stato aggredito e ha avuto lesioni, per ricostruire l'accaduto in modo corretto senza omettere le responsabilita' di entrambi gli assassini. Vi chiedo, nel processo, di raccontare l'aggressione con oggettiva verità e trarre le conseguenti conclusioni. Lei, giudice, ha in mano uno strumento di comunicazione e di educazione verso i giovani. Gli atti devono raccontare la verità, una verità semplice: che due ragazzi per odio verso l'estraneo, verso il diverso da sé e dal proprio contesto, hanno aggredito e ucciso Renato e ferito Paolo e Laura.
La sentenza sulla morte di mio figlio può avere una valenza per altri giovani se viene raccontata negli atti la verità sull'aggressione violenta e devastante che ha subito mio figlio, oso dire scannato come un agnello sacrificale.
Per dare un senso alla morte di Renato si deve chiarire quanto siano orribili la sopraffazione e l'uso delle armi, quanto sia terribile non riconoscere nell'altro un proprio simile, ma solo un nemico da abbattere. In tal modo la sua sentenza deve servire a convincere un ragazzo a fermarsi, a riconoscere la supremazia della vita, deve fermarlo prima che una vita ancora sia strappata. Se lei scriverà una sentenza che possa fermare un'altra aggressione, avrà restituito a mio figlio la vera essenza della vita che è l'amore universale o anche semplicemente e non secondariamente la giustizia. Certa di essere compresa la ringrazio e le porgo i piu' distinti saluti.

Stefania Zuccari

AL GIUDICE DEL TRIBUNALE DEI MINORI
AL PM
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I paesi nordici insegnano, la Danimarca ha carceri umane inserite in parchi dove il detenuto
puo' fare dei lavori.
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Solo una cosa Incarcerato mi da un senso d'angoscia sapere che chi ha profanato il corpo di mio figlio, in tutto non si fara' nemmeno 8-9 anni.
A 28-29 anni uscira' con tutta una vita d'avanti,senza aver elaborato nulla. Al secondo grado per il maggiore hanno riconfermato la pena
sempre mai un mi dispiace da parte di NESSUNO, solo grida tipo tribunale di merda e, un battito di mani da parte dell'omicida.
Per l'allora minorenne 17 anni, il tribunale dei minori ha spostato tutto a marzo, ma d'allora e' sempre stato a casa sua non ai domiciliari o con obbligo di firma.
LIBERISSIMO e come dissi piu' di un anno fa cioe' luglio 2007 al pm "Lei non facendolo seguire da persone competenti alla elaborazione e comprensione, dichiara agendo cosi a tutti i suoi amici e ambiente che e' GIUSTO SOPPRIMERE UNA VITA"
Ciao

l'incarcerato ha detto...

Cara Stefania, sono esterrefatto per la motivazione della condanna. Molto pericolosa e preoccupante, a quel ragazzo che ha accoltellato suo figlio, grazie anche all'assurda sentenza, il carcere sarà ancor di più inutile.

stefania ha detto...

Gia' Incarcerato ne' a loro ne' a gente come loro, ne' a chi permette e fomenta tutte queste idee mortifere.
Non solo io ho dovuto fare due denuncie alla polizia per telefonate anonime, in una e' uscito fuori che hanno messo su emule un giro di foto pornografi-
che con il mio nome e relativo telefono.
Ma dicono che non si puo' risalire a chi lo ha fatto, perche' mancano tracce.
Ma io mai smettero' di URLARE LA VERITA', e' una promessa che ho fatto a Renato.

Saretta ha detto...

e cosı bello essere ıgnorantı con te caro ıncarcerato!!!

stella ha detto...

Un sabato sera possibilmente sereno a tutti!

terry ha detto...

Cara Stefania, sulla tua ferita continuano a spargere sale, ti sono vicina.
Mi pare strano quello che ti hanno detto, perchè tutti lasciano delle tracce: quando a me capitò l'incidente col quale andai in coma ci fu una testimonianza, raccolta sul posto dai vigili, della quale non informarono neanche la polizia. Quando poi ripresi conoscenza, chiedendo agli stessi vigili, mi dissero che non risultava nulla; allora andai in tribunale come vittima della strada, e la testimonianza saltò fuori, solo che per paura di ritorsioni (?) dissero che non potevano mettermene a conoscenza se non tramite avvocati: siccome il danno non fu permanente lasciai perdere, non potevo permettermi la spesa (se fossi morta magari avrei fatto più "notizia").
A mia sorella che riceveva telefonate di minaccia da parte di un maniaco, dissero la stessa cosa: lei non aveva il diritto di conoscere l'identità di quella persona, e allora come poteva sporgere denuncia?
Questo per dire come funziona la nostra giustizia: poi però puoi ritrovarti arrestato, e condotto in isolamento, per "concorso morale" durante una manifestazione, senza aver commesso alcun reato!
Giustamente, nel post originale, vengono riportati i dati di sovraffollamento delle carceri...questa sera, in una tv non di "stato", ho sentito dire che nelle suddette vi è una dispersione di spazio rispetto ai detenuti e che ci sono strutture che andrebbero chiuse per risparmiare sui costi! Quando entri ti danno in dotazione un kit minimo di sopravvivenza (costituito per es. da 1 saponetta e poi basta) indipendentemente dalla durata del periodo di detenzione: se hai i soldi ti puoi comprare anche da mangiare, sennò cavoli tuoi (o al limite anche di qualche volontario), figuriamoci per quanto riguarda l'assistenza sanitaria!
Per non parlare della lunghezza dei processi: mancano forse i giudici?
http://www.power-gender.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1067
Mio nonno (che era uno che si opponeva alle razzie dei tedeschi nelle campagne) diceva: nè per torto nè per ragione, non farti mettere mai in prigione...Ed è passato mezzo secolo!

terry ha detto...

Scusatemi, ma il link non mi è venuto in automatico, quindi vi riporto il pezzo e poi non vi rompo più:
"Cosa fanno i Giudici Militari?"
di Irene Giacobbe.
Non vogliono fare i “Fannulloni di Stato”, per Decreto Legge approvato in data 30 maggio 2008 dal Governo del Ministro Brunetta, il noto fustigatore dei “Fannulloni del pubblico impiego”. I magistrati militari, dopo l’abolizione della leva obbligatoria nel nostro paese sono costretti ad una forzata inattività. Su cento magistrati militari in tutta Italia i ricorsi pendenti sono appena 160, poco più di un ricorso e mezzo per magistrato. Il Governo Prodi, prendendo atto della situazione, con la finanziaria del 2007 aveva soppresso 9 tribunali militari a partire dal primo luglio 2008, con il contestuale passaggio di una parte dei giudici (50 su 100) alla magistratura ordinaria.
La chiusura degli uffici inutili avrebbe comportato un risparmio di 848 milioni di euro nel 2008 (che non ci sarà più) e di 1 miliardo e 340 milioni per il 2009. Tutto era già pronto per il passaggio dei magistrati militari alla magistratura ordinaria,con l’accordo del CSM e del Consiglio di Magistratura Militare, ma Palazzo Chigi ha deciso di rinviare tutto a fine anno. Nel paese dei Fannulloni del pubblico impiego, questi magistrati che guadagnano tra i 5.000 e i 10.000 euro al mese hanno protestato per la condizione di “completa mancanza di lavoro” alla quale vengono costretti e che “umilia la nostra dignità di magistrati che non vogliono continuare ad essere dei veri e propri fannulloni di Stato”. Ed il personale amministrativo? Costretti ad essere presenti in ufficio, a non fare niente e a sperperare denaro pubblico in attesa di lavorare mentre altri uffici pubblici ed altri tribunali sono pericolosamente a corto di personale: Ministro Brunetta, ma Lei c’era al Consiglio dei Ministri?

paoladany ha detto...

Sicuramente le carceri dovrebbero essere diverse. Più dignitose. e penso che sia giusto anche rieducare ma certamente secondo i casi e le persone.
non penso che sia nemmeno giusto che uno uccide o violenta... e poi si fa 10, 15 anni di carcere ed è libero anche di prendersi l'eredità dei genitori.

giulia ha detto...

Un post che condivido molto,e l'ho letto tutto. Hai ragione a dire che spesso non leggiamo con attenzione, Giulia

Aicha ha detto...

Il blog di Angela x me è un catalizzatore di anime profonde che fanno delle emozioni il proprio pane quotidiano...ognuno a suo modo dà voce a quanto vi è di più intenso nel proprio intimo... qualcosa che che al di là di ogni differenza di sorta accomuna il nostro sentirci umani...lo faccio io,lo fai anche tu...egregiamente... :)
Buona serata
aicha

clauds ha detto...

arrivo per ultima, ma lascio comunque il mio pensiero: sicuramente le carceri dovrebbero diventare dei luoghi in cui la dignita' umana non venga piu' calpestata, dove spesso si muore e dove vige lo stesso sistema che vige all'esterno del carcere (se mi paghi ti aiuto, sostanzialmente).
l'idea dei "campi di rieducazione" (forse sbaglio a chiamarli cosi', ma non trovavo un'altra espressione) sandinisti e' bellissima secondo me.

qualcuno a me molto caro ha passato due anni nel supercarcere di alba in attesa di un processo che lo ha poi riconosciuto innocente. i suoi racconti di com'era il carcere mi hanno fatto capire un pochino quanto la detenzione possa essere degradante per le persone, le condizioni di "vita" all'interno degli istituti, le vessazioni dei secondini: lui e' molto forte e ce l'ha fatta a superare quel periodo (ed e' totalmente integrato nella societa' ora), ma credo che molti, piu' deboli o forse solo piu' giovani, non ci riescano. quindi mi chiedo: perche' negare dignita' e diritti ad una persona, anche se questa persona ha sbagliato?
se le carceri fossero effettivamente dei luoghi di redenzione o rieducazione o espiazione non ci vedrei nulla di male, ma mi sembra che il sistema carcerario italiano lasci non poco a desiderare.
SE una persona ha sbagliato (qualunque persona, non solo chi e' un poveraccio e non ha intrallazzi), son d'accordo che paghi con pene adeguate al crimine commesso, ma non son d'accordo che venga trattato ai limiti dell'umana decenza.

e delle carceri femminili, ne vogliamo parlare?
sono stata nel carcere femminile di venezia per uno spettacolo teatrale: vedere gli occhi di quei bambini che erano li' mi ha fatto stare di un male che non ti dico... e' giusto che paghino anche loro? (domanda retorica).

ti abbraccio, Incarcerato (e spero di non aver travisato il senso del tuo post. non me ne volere, nel caso.)

clauds

francescaxxxx ha detto...

La rieducazione non solo è possibile ma è prevista nel nostro ordinamento giuridico:

Le carceri, dicono le leggi italiani, non devono consistere in trattamenti disumani o contrari alla dignità ma tendere alla rieducazione dei detenuti.
E se lo dicono le leggi Italiane, poichè siamo uno stato di diritto, non ci sono dubbi.

Per fare una buona rieducazione ci dovrebbero essere più psicologi, più educatori, più assitenti sociali, più progetti di lavoro per i carcerati, più scuole e anche corsi di formazione professionale dove preparare la futura vita fuori.

Così si riuscirebbe a migliorare la vita di coloro che, per disavventure varie, povertà, malattia mentale o difficoltà momentanee sono finiti in carcere.
( e si creerebbero anche possibilità di occupazione per tanti ragazzi laureati in materie psicosociali che purtroppo ora come ora faticano molto a trovare una posizione stabile e restano anni nel precariato, cosa che non guasterebbe)

Io sono Toscana e 3 anni fa a un convegno c'era una psicologa del carcere di sollicciano ( che tu citi, a proposito il mio caloroso sostegno alla madre del ragazzo morto) diceva che ci sono solo 4 psicologi per tutti i detenuti ( 400???)
Non ce la fanno, non ce la possono fare, a fare abbastanza colloqui, se anche uno è depresso e a rischio suicidio non possono curarlo!!!

Purtrppo in Italia non funziona niente, non solo le carceri.
Quindi sarebbe forse il caso di ripensare metodi alternativi per scontare le pene.
Il braccialetto elettronico non mi un'idea pessima, ovviamente deve essere ma usato per allargare gli arresti domiciliari per quei soggetti che ora non ne hanno diritto, quindi per milgiorare le loro condizioni, non una misura repressiva per coloro che ai domiciliari e alla semilibertà possono già accedere.

Giulio Salierno ( ex detenuto, sociologo, professore universitario,scrittore e drammaturgo, che tanto ha scritto di carcere e sul carcere) diceva che con i ritrovati della moderna tecnologia l'istituzione carcere è del tutto inutile perchè si potrebbero trovare delle alternative meno dure...
Non so se pu essere vero, ma è comunque una provocazione da prendere in considerazione per trovare metodi di rieducazione alternatvi.

Gatta bastarda ha detto...

e quello delle carceri è un tema difficile... in realtà sono anni ormai che fiori di sociologi e altri esperti dicono che è un sistema inutile...andrebbe cambiato... ma chi ascolta gli esperti se vanno contro il nostro interesse?...

Anonimo ha detto...

good start

Anonimo ha detto...

Perche non:)

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny

Anonimo ha detto...

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