mercoledì 17 settembre 2008

Il lavoro uccide l'uomo

ARTICOLO 41 : "L' iniziativa economica privata è libera. Non può svolgere in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana"

Il lavoro è importante per l'uomo, ti permette di vivere, di non sentirti inutile, di ricoprire un ruolo nella società, forse ti nobilita anche come diceva la famosa scritta che accoglieva i deportati di Auschwitz. Ma il lavoro che ti nobilita, può anche ucciderti.

Fino a qualche mese fa, dopo la strage della ThyssenKrupp, i media hanno "scoperto" che i morti sul lavoro sono una vera piaga del nostro Paese. Poi è calato di nuovo il sipario e tutto è come prima, se non peggio.
Esistono le morti immediate e quelle a lungo termine, perchè lavorando puoi anche morire lentamente.
Altro che lavorare con lentezza come si diceva negli anni di protesta quando uno straccio di ideale esisteva ancora, qui si muore con lentezza. Sono tantissimi quelli che muoiono per causa del lavoro, ma non "sul" lavoro. Muoiono perchè il loro corpo è stato irrorato da agenti chimici e ,il problema, è che la malattia mortale si manifesta a distanza di anni. Con la conseguenza che risulta difficile dimostrare la sua correlazione con il lavoro e con il luoghi di lavoro che magari non esistono più.
Sono morti invisibili, sono senza un rumore di schianto, che di solito non gli dedicano nemmeno un trafiletto in una cronaca locale.
Il lavoratore è considerato una macchina che deve produrre il più possibile, non viene considerato in quanto "uomo", nessuno interessa se la sostanza con cui lavora è cancerogena o meno. Vi ricordate l'amianto? La sua dannosità era stata riconosciuta addirittura nel 1932 quando alcuni operai americani avevano fatto causa alla loro ditta .

In Italia solo nel 1992 ne hanno vietato l'impiego. Il risultato è che ogni anno, nel nostro "Bel Paese", muoiono più di tremila persone che sono state in contatto con l'amianto. L'epicentro è la Venezia Giulia, perchè lì ci sono i cantieri navali di Monfalcone, tutto era fatto in amianto. In quella regione, più o meno tutte le famiglie hanno il proprio morto di amianto.

Le fibre di amianto ti penetrano nella pleura, poi d'un tratto, anche a cinquant'anni di distanza, si risvegliano e ti annegano di liquido in un mese.

E oggi? Oggi hanno sostituito l'amianto con un altra sostanza riconosciuta dagli studiosi lo stesso come cancerogena : lana di roccia e lana di vetro. Ma come al solito dovremmo aspettare i morti, poi forse tra quarant'anni anche questi matreriali verranno messi la bando.

Per le morti immediate mi è difficile scrivere tutto in un post, però un dato importante ve lo devo dare. Non dovete credere che le morti bianche siano diffuse nelle grandi imprese, ma dovete diffidare da quelle maledette imprese a "conduzione familiare". Grazi agli appalti, queste imprese che hanno in media tre operai, devono fare il lavoro il più veloce possibile e a minimo costo per vincere le gare, e dove tagliano le spese? Al materiale non è possibile perchè sul mercato hanno un prezzo e da quello non si può prescindere, e quindi recuperano i soldi dai lavoratori( che li fanno lavorare in nero o li assumono con contratti par-time, ma che nella pratica lavorano come se fosse a tempo pieno), e tagliando i costi alla sicurezza.

Sono le imprese a "conduzione familiare" che ricattano il personale, che lo fanno lavorare duramente e rischiare la vita. Sono gli imprenditori di queste microimprese che diffondono la cultura della non sicurezza, sono loro che invogliano gli operai a non perdere tempo con le protezioni. Perchè in effetti, le protezioni per gli operai, la costruzione di ponteggi adatti per la sicurezza, ostacolano la "produttività" !

Perchè la sicurezza sul lavoro fa da freno all'economia di mercato, e la vita di un uomo vale solo pochi euro.







21 commenti:

elena ha detto...

Tutto dannatamente - e tristemente - giusto, caro Incarcerato.
Manca solo un "dettaglio", a mio avviso (ma non saltarmi addosso subito perché NON E' LA MIA OPINIONE!): in fondo le morti sul/per lavoro sono un fattore di crescita, e come tali sono positive. Esattamente come le malattie professionali. Un morto produce ricchezza (pensa alle imprese funebri e a chi costruisce le bare) come un malato contribuisce a rimpinguare le casse delle aziende farmaceutiche e di cliniche per accertamenti o ricoveri. E' la legge del PIL...
Quella teoria che per me è tra i peggiori incubi.
Personalmente, è da un po' che sto portando avanti una riflessione sulla necessità non solo di produrre MENO e di tornare alla qualità (lavatrici che durano una vita, per esempio), ma anche sul concetto stesso di "lavoro".
In fondo non è un'idea così balzana: latini, greci ed altri popoli antichi disprezzavano il lavoro ed inneggiavano all'"otium" (che non è esattamente grattarsi la pancia: questa è la "traduzione" boghese), contrapposto al "neg-otium".
Pensiamoci: se invece di buttare via metà o poco meno della nostra giornata in attività di cui, nella grande maggioranza dei casi, nulla ci importa potessimo lavorare solo quanto ci basta per la sussistenza (perché diciamolo fuori dai denti: a chi servono tre cellulari?) e dedicare il resto del tempo a coltivare i nostri interessi - che magari potrebbero diventare un "lavoro", ma essendo qualcosa che ci piace ci gratificherebbe di più... - ci resterebbe perfino il tempo di... usare il cervello in modo critico.
Panico dei poteri, e anche difficoltà di riformulare il mondo secondo questo schema, certo.
Ma perché non provarci? Dobbiamo essere alternativi? ESSIAMOLO!!!
Scusa la lunghezza... :)

l'incarcerato ha detto...

Hai ragione elena, dovrei aggiungere che il lavoro uccide anche la "mente", e non ti permette di costruire un pensiero critico.

Se potessimo lavorare quanto basta per la sussistenza e forse anche di più, basterebbero tre ore di lavoro al giorno. Come nel libro di Silvano Agosti "lettere dalla Kirghisia".

Lì tutti lavorano solo 3 ore al giorno: il resto del tempo è dedicato a se stessi, all’amore, alla famiglia, ai figli, alla vita insomma. Si lavora meglio, non ci si ammala di ansia e stress, si è sereni e realizzati e quindi più produttivi.
Gli anziani hanno ingresso privilegiato e gratuito a cinema e teatri, non pagano i trasporti, e inoltre hanno piccoli appezzamenti di terreno da curare. I bambini non stanno seduti in aule chiuse, ma giocano nei parchi, e imparano in maniera naturale, e duratura, perché lo desiderano.
E chi vuole fare l’amore, porta in bella vista un piccolo fiore azzurro: così l’amore non genera ipocrisia, incomprensioni e imbarazzi.
Non ci sono guerre, né armi: non ci sono politici falsi e strapagati ma opere di volontariato: non c’è pubblicità ma informazione.
Nel paese di Kirghisia non c’è bisogno di scrivere la costituzione perché tutti la sanno a memoria. E’ composta di una sola frase: "Al centro di ogni iniziativa, l'attenzione dello Stato e dei cittadini va innanzitutto all'essere umano”.

davide ha detto...

certo,la tanto strombazzata piccola impresa è quella,che per far arricchire uno,pone i lavoratori sotto i pericoli maggiori.
Una guerra per il profitto,fatta da terroristi crudeli,altro che il sovversivismo rosso!

Fiordaliso ha detto...

X Elena
Non so di chi sia la teoria che ci riporti ma credo che sia una visione fondamentalmente sbagliata del problema.
Le morti sul lavoro sono un fattore di crescita solo dei soldi sporchi di sangue che si mette in tasca il padrone.
Non è che le morti sul lavoro che contiamo in questo periodo siano fisiologiche sono semplicemente il frutto di straordinari prolungati e ripetuti, mancanza di protezioni di sicurezza, contratti precari che costringono a lavorare senza poter far valere i propri diritti.
E i malati rimpingueranno pure le casse delle ditte farmaceutiche ma non è che per questo non bisogna fare prevenzione.
Il tuo discorso mi spaventa perchè se partiamo dal presupposto che per lavorare bisogna morire non ci rendiamo conto di che responsabilità hanno gli imprenditori e il governo in queste morti. Quando un governo detassa gli straordinari invece di aumentare i salari è come se ti dicesse: se vuoi guadagnare di più lavora pure 14 ore al giorno e muori perchè alla tredicesima ora non hai più la lucidità necessaria per svolgere il tuo compito.
Quando un governo non regolarizza gli stranieri che lavorano nei nostri cantieri è come se dicesse all'imprenditore edile che li può far lavorare a nero, anche la notte, senza protezioni e lasciarli morire lì se sbadatamente cadono dall'impalcatura...
Non è una questione di quanto sarebbe bello poter non lavorare, si tratta di stabilire delle regole affinchè, visto che lavorare è necessario, sia rispettata la dignità e la salute di tutti i lavoratori.

loris ha detto...

Dire che di lavoro si è sempre morti è una ovvietà, quello sul quale dobbiamo soffermarci è perché con le trasformazioni che ci sono state sulle professionalità, sulla scomparsa o evoluzione della classe operaia il fenomeno continua imperterrito. Credo che per quanto riguarda Noi la responsabilità si chiama precarizzazione in quanto la contrattazione del lavoro avviene sempre più a livelli bassi e il tutto si traduce in un risparmio sulla sicurezza e una erosione continua di risorse per lo stato sociale .
Altra responsabile la concorrenza: per tenere sempre più bassi i costi molte imprese tagliano il più possibile sulla sicurezza.
Spesso mi domando perché non abbiamo mai proposto un boicottaggio dei prodotti cinesi non perché i prezzi delle loro produzioni sono più bassi ma perché i lavoratori, non hanno diritti e perché l’ambiente è costantemente oltraggiato.
Non sono per una generalizzazione sul discorso “imprese a conduzione familiare” e “piccole imprese” come epicentro del problema anche se spesso questo appare come l’elemento più facilmente visibile. Il mercato del lavoro ha subito tali trasformazione alle quali purtroppo la sinistra alla quale facciamo riferimento non è riuscita a dare risposte rimanendo spesso ancorata a superati modelli . Questo ha determinato parte della sua sconfitta elettorale sguarnendo comunque i lavoratori di una importante rappresentanza politica.
Scusa se mi sono dilungato mettendo in campo forse troppe problematiche.

l'incarcerato ha detto...

Grazie Loris per il tuo intervento, lo condivido è ovvio. Come vedi il tuo discorso è in linea in quanto ho scritto. Io ho voluto un po' calcare la responsabilità delle microinprese perchè purtroppo lì gli operai non hanno nessun potere contrattuale,
e non è un caso se la Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro ha scoperto che il rischio di morte nelle piccole imprese è dieci volte più alto di quello delle medie imprese( quelle da 50 a 250 addetti), in più la Commissione ha rilevato l'espansione del caporalato:

"Alcuni "caporali" non solo reclutano manodopera, ma fungono anche da intermediari nell'erogazione del salario. Si registra persino il disumano fenomeno dell'abbandono dell'infortunato grave che operava senza essere stato scritto a libro paga"

E tanti stranieri li fanno anche sparire, avevo scritto anche un post su questa situazione :
"i desaparecidos in Italia".

Gatta bastarda ha detto...

pensa che a mio padre non hanno dato i 5 anni della pensione causa amianto perchè si che ha lavorato con l'amianto per 5 anni ma non continuativamente per lo stesso padrone, cioè navigando e cambiando nave ogni 6- 9 mesi non gli anno accumlato tutti i lavori insieme anche se ha lavorato come gli altri e come gli altri a contatto con l'amianto... che schifo!

loris ha detto...

Condivido la tua precisazione incarcerato e mi rendo conto che un discorso così complesso è difficile condensarlo in relativamente poche righe.Nuovamente complimenti

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Io aggiungo che ancora una volta poi si fanno le leggi ma le si lasciano a marcire nel nulla per mancanza di soldi.

La legge per combattere le morti sul lavoro esiste, fu fatta dal Governo Prodi ed è anche una buona legge tutto sommato.

Il problema è che non riesce a funzionare nella parte preventiva

E perchè? Semplice, per avere un numero di Ispettori che controllino le realtà lavorative prima che succeda il fattaccio, si devono avere i soldi per assumerli.

Se mancano, è evidente che questa parte importantissima della legge resta lettera morta... morta come quei poveri disgraziati andati a lavorare un mattino e mai più tornati.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Mi dispiace, ma quando ti ritrovi dei lavoratori che lottano per lavorare di più e prendere di più l'unica cosa che mi viene da dire è "cerchiamo di non essere complici dei criminali." Il sistema uccide, il lavoro uccide anche con la complicità dei lavoratori. Resta un problema di inciviltà gravissimo...

il Russo ha detto...

Bravissimo a parlare di amianto, qua si continua a morire come mosche ma a nessuno frega nulla, i morti di mesotelioma pleurico per qualcuno sono il passato, ma questa malattia sarà una triste compagna per molti di noi negli anni futuri...

elena ha detto...

x Fiordaliso: normalmente non sono una che rifugge le proprie responsabilità e arrivo perfino ad ammettere che ogni tanto sbaglio... :)
Ma non sono disposta ad accollarmi colpe che non mi competono: voglio quindi chiarire, a scanso di qualsiasi equivoco, che la teoria che ho riportato non è quello che penso io, ma quello che effetivamente avviene nel computo del PIL.
Sono assolutamente d'accordo che è assurdo, sbagliato e anche criminale. Ma questo è, per ora - che ci piaccia o meno.
Il metodo di calcolo del PIL l'avevo letto su un sito che, purtroppo, ha cambiato piattaforma di recente e "il gestore" non ha avuto l'accortezza (o magari l'ha fatto apposta, chissà!) di traslocare i post precedenti. Ma niente paura: non sarà l'originale, ma il senso rimane:

http://philosophos73.wordpress.com/tag/pil/

oppure

http://gisa.splinder.com/post/16493390

sono comunque indicativi. Una ricerca più accurata in rete potrebbe portare a risultati maggiori, ma a titolo esemplificativo direi che possono bastare.

x Incarcerato: bello 'sto posto... la Kirghisia... vado a prenotarmi un volo subito!

Franca ha detto...

Ogni sistema ha i suoi effetti collaterali.
I morti sul lavoro sono gli effetti collaterali di un sistema che punta solo al profitto, di un sistema che con la precarizzazione rende i lavoratori ricattabili, di un sistema in cui la classe operaia non esiste più...

Pellescura ha detto...

Mi hai fatto venire un magone, mi hai fatto...

Silvia ha detto...

Si fanno leggi, si allestiscono campagne, si fa tanto bla-bla ma alla fine a nessuno frega niente dei morti/intossicati sul lavoro. Io non so che dire, si fanno film, si prova a sensibilizzare ma nulla cambia. Forse quando saranno morti tutti, i lavoratori, e non ce ne sarà più nessuno, beh, saranno tutti soddisfatti! Il lavoro nobilita l'uomo? Come presa per il culo, forse...

helios ha detto...

E' difficile, in questi post e nel blog dell'incarcerato, trovare qualche cosa, un indicazione, un riferimento, un giudizio, una frase che non sia in tutto o in parte condivisibile. Sembrerebbe ovvio visto che l'area di riferimento e gli attori che la popolano,si muovono nell'ambito (inevitabilmente generico) della sinistra. Stavo per chiedermi/vi che cosa si intende per sinistra ma mi sono fermato in tempo. Avrei probabilmente scatenato un diluvio torrenziale di interventi, risposte, analisi, tesi, antitesi, sintesi hegelianamente (da sinistra) perfette. Tuttavia una domanda mi prude sulla punta della lingua: perché in tutto il bel blog dell'incarcerato e nei 15 commenti sul tema "morti sul lavoro" NON compare MAI il termine CAPITALISMO? Visti da una finestra "di sinistra", argomenti così precipui e ad hoc come lavoro, sfruttamento, fabbriche, morti sul lavoro, sembrerebbero tutti da interpretare alla luce sinistra (si può dire "sinistra? Anche se sarebbe più chiaro, "luce destra" non rende l'idea) e tragica del capitalismo arrembante e ottuso i cui effetti rileviamo su giornali, telegiornali, cronache interne ed estere. E sulla nostra pelle quotidiana. Ma il capitalismo, quello vivisezionato da Marx, maltrattato dai suoi epigoni, indicato fino a qualche decennio fa come causa (io non ho dubbi in proposito) di tutti o quasi i mali del mondo, sembra misteriosamente scomparso, almeno come termine, dai riferimenti teorici e dalle analisi della sinistra. Nessuno si pone più le domande "giuste". Forse per paura di trovare risposte sgradevoli. O di non trovarle affatto. Gli ultimi a cercare di muoversi in questa direzione parlavano (ricordate?) di Stato imperialista delle multinazionali. Ne sortì un disastro politico, sociale, umano, lastricato di cadaveri: giornalisti, giudici, poliziotti, persino operai comunisti, ammazzati dalla critica delle armi sovrastata dalla stella a cinque punte. In nome della lotta al SIM. Ma, almeno, lì si parlava, o meglio straparlava, ancora di capitalismo e imperialismo. Un tentativo di analisi, per quanto tragico e farneticante (si definivano così e in effetti lo erano, i volantini delle BR) degli effetti devastanti del capitale, del capitalismo, dell'azione del capitale multinazionale. Tutto già ampiamente previsto dall'ebreo di Treviri. Ma oggi il capitalismo è misteriosamente scomparso. Chissà a cosa sarà dovuto lo tsunami planetario che ha raso al suolo in questi giorni alcuni fra i maggiori templi del capitale finanziario internazionale. Solo mancanza di regole e di controlli? O aspettiamo che sia Tremonti a dare una risposta? Mi fermo qui. Anche perché io non ho risposte.

nespolina ha detto...

Bentornato Incarcerato!!!!!finalmente...
Premetto che non ho ancora letto i tuoi post...ma passo di qui per assegnarti una di quelle cose che tu "adori"...ebbene sì,un premio!!!
Non ci posso far niente se sei tra i miei preferiti...
http://oranoncirestachepiangere.blogspot.com/2008/09/sorpresa-premio-airone-di-stelle.html

emanuela ha detto...

Non conosco la differenza di pericolosità tra la grande e la piccola impresa, considerate le morti improvvise e le morti lente che sono un'enormità. Credo che se non metteremo di nuovo al centro l'uomo, e non il profitto, non ne usciremo mai. E con questi chiari di luna, con la popolarità di Berlusconi alle stelle, credo che si preferisca di gran lunga il furbetto al lavoratore, all'uomo.

Fra ha detto...

numeri, statistiche nelle mani di imprenditori prima e dati sulle moriti bianche poi. Ovviamente quando va bene, (se mi si passa il termine), visto che spesso gli incidenti e le morti sul lavoro vengono insabbiate sfruttando il bisogno di lavorare delle singole persone, delle famiglie e del resto degli operi.Ricatti morali, subdoli espliciti e non. Taciti accordi presi in nome del dio denaro a cui i più deboli non hanno il diritto di non partecipare.

gap ha detto...

Concordo con il tuo post, caro il mio Incarcerato, anche con molti commenti ed in particolare con Helios, che riporta a galla un argomento di un nostro recente scambio di opinioni. Forse per trovare la parola "capitalismo" dovremmo andare a Chi l'ha visto, e forse non ne verremmo a capo.
Quando il Pci si spaccò, la corrente bassoliniana prese un certo numero di voti perchè nella loro mozione veniva utilizzata la frase "superamento del capitalismo". Non più abbattimento e cose rivoluzionarie come portarono avanti il Pci per via parlamentare e le Br per via demenziale, ma era un'allocuzione che permetteva di avere ancora un filo di speranza nella lotta del proletariato. Ora ci ritroviamo a dover sentire Tremonti al Tg1 che ci dice che la causa del crollo delle banche e di parte dell'economia americana è colpa della globalizzazione. Ci sta forse prendendo per il culo? e noi che cosa facciamo? Il capitalismo lo dobbiamo riesumare noi bloggher. E qui vengo al mio chiodo fisso. Visto che le organizzazioni di partito non fanno, per insipienza o convenienza non so, nulla ecco che l'importanza del singolo, dell'uomo in quanto tale esplode in tutto il suo potenziale.
Siamo noi pestatori d'acqua (frase di Helios che mi ha descritto così) che teniamo viva la speranza di un mondo migliore, noi che spacchiamo il capello in quattro nei nostri blog e che vorremmo che si ragionasse sui contenuti e non sulle apparenze.
La sicurezza sui posti di lavoro non è altro che la conseguenza del bisogno di accumulo. E forse occorerebbe rileggersi Max Weber "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", testo vecchiotto ma utile a capire certi passaggi e la differenza tra capitalismo selvaggio e capitalismo etico.
Mi rendo conto di essere stato lungo, spero che il senso del mio dire sia stato chiaro e scusate se ho deviato dal post iniziale.

Future ha detto...

Ciao Incarcerato
quello che scrivi è vero: la sicurezza costa moltissimo e quindi rappresenta il campo principale dal quale si tagliano le risorse economiche per "risparmiare". E' però sbagliato a mio giudizio dire che siano le ditte a gestione familiare le prime responsabili! Io dico che i primi responsabili sono i signori che ci governano i quali, prima fanno le leggi sulla sicurezza, e poi non le fanno rispettare permettendo che accadano fatti come quelli che hai ben descritto. Poi, chiaramente, noi Italiani siamo i migliori nel fare le leggi avendo però prima trovato il modo per aggirarle. Gli ispettori del lavoro devono lavorare seriamente, e non devono limitarsi a dire: "Chi me lo fa fare, tanto le regole non le rispetta nessuno"....vergogna!