sabato 19 aprile 2008

La nostalgia

Holà teste de capra! La nostalgia del mio Paese qui si fa sentire nonostante io lo abbia abbandonato. Ma più del Paese ho nostalgia degli italiani, quelli veri, quelli che non si perdono mai di animo, quelli che hanno combattuto per un Italia unita, gli italiani che hanno sfidato la monarchia, l'italiano della breccia di porta Pia, gli italiani della resistenza. Ora mi trovo in Città Del Messico, un immensa metropoli, la più grande del mondo. Comincio ad amare questa città, non c'è metropoli al mondo che accolga tanti profughi, i più dal martoriato continente. Gli sconfitti di tutte le guerre l'hanno scelta come rifugio, da quella di Spagna che qui è in parte continuata a quella odierna del Salvador, che di vinti e vincitori non nè ha ancora stabiliti. E sempre guerre civili, perchè il Messico conosce quanto dolore costino e non se ne dimentica. Persino quando l'accusavano di essere troppo vicina alla Mosca di Stalin, accoglieva e tentava di proteggere Trotzhij e i suoi fedeli superstiti. Dovrebbe dare esempio alle grandi metropoli occidentali che si definiscono "città cosmopolite", e che invece si stanno chiudendo su se stesse
spegnendosi lentamente. E questo sarà il rischio anche dell'Italia con le politiche xenofobe e razziste di questo nuovo governo.
Sento la mancanza degli italiani per colpa del Messico, lo sapete quanti ne sono venuti per difenderlo dai colonialisti francesi? Lo sapete che si distinsero per la loro forte resistenza all'assedio di Puebla?

Ma mentre pensavo a questo che sto scrivendo mi ero ritrovato nel grandissimo cimitero di Città Del Messico, c'era una lapide ricoperta di rovi. Li ho tolti. C'era scalfito il nome di Tina Modotti! Una grande donna italiana bella quanto una raffigurazione di Venere. Lei era stata una grande rivoluzionaria, grande artista, faceva delle foto uniche, riusciva a rappresentare le diverse e complicate realtà di questo mondo in un unico scatto. Nella lapide questa poesia di Neruda a lei dedicata :
"

Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, 1'ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella.

La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova veste di semente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.

Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma
d'acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.

Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l'anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.

Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non arrivi l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai tranquilla.

Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?
Non odi un passo fermo di soldato nella neve?
Sorella, sono i tuoi passi.

Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri si disperdano,
verranno a vedere quelli d'una volta, domani,
là dove sta bruciando il tuo silenzio.

Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorni i canti della tua bocca
nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.

Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
polverose, qualcosa si mormora e passa,
qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
qualcosa si desta e canta.

Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
quelli che da tutte le parti, dall'acqua, dalla terra,
col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
Perché non muore il fuoco.


Pablo Neruda

8 commenti:

Pat pat ha detto...

Carissimo ti invidio profondamente, vorrei essere lì e gustare questo viaggio di libertà, ironicamente si sono invertite le nostre sorti, sei tu quello libero, siamo noi gli incarcerati.
Non provare nostalgia per noi poveri illusi, questo paese va dimenticato, fa troppo male ricordarne i pochi sopravvissuti, nell'inedia morirà la memoria del paese del rinascimento, arti e scienza, l'invenzione dell'uomo moderno. Tutto viene inesorabilmente buttato nella brace, a bruciare tra le fiamme di un inferno terreno.

il Russo ha detto...

"E voi intellettuali non ne avete mai discusso
di come me torna l'onda alla fine del riflusso."

Goditi questo esilio messicano, perchè quando sarà ora di scendere in piazza ti toccherà tornare, perchè avremo bisogno di tutti, anche dell' incarcerato....

Queenia ha detto...

come sempre..magnifici puntini neri uniti che vanno a formare delle parole che si uniscono in una lussuosa danza dettata da un animo inconscio..e a tratti ribelli..il tutto che si getta freneticamente come il ticchettio di tasti premuti dolcemente ma al tempo stesso con forza..

..e ora dove sei?!..
..non so..
..ma..fammi ballare anche a me..

un bacio

Dama Verde ha detto...

Dovunque tu sia, sei sempre speciale.

Complimenti per il bellissimo post!

Vincenzo ha detto...

Incarcerato non ti perdere d'animo....si sta meglio fuori che in questa galera che è l'Italia te lo assicuro! Almeno li non hai Berlusconi davanti alle palle e non ti vien voglia di farlo fuori...non tornare che è meglio....ciao.....

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

E' sempre belllo leggere Neruda.

Anna ha detto...

Tina Medotti:grande rivoluzionaria e fotografa mirabile, donna bellissima e LIBERA.
Città del Messico è affascinante, anche se difficile da vivere.
Qui tra i tuoi monti piove....

P.S. Io Fini e Giovanardi li impiccherei dopo quella legge del cacchio che ora parlano anche di inasprire.

Donna Cannone ha detto...

Sta attento valà, che questi sono i sintomi dell'italiano all'estero prima della svolta, nella "integrazione" della nuova patria. Ti si inumidiscono gli occhi e cominici a esser fiero del paese? NON CEDERE!!!!!