sabato 15 marzo 2008

C'era una volta il Messico (terza parte)

Quando Berlusconi disse che noi occidentali siamo una civiltà superiore alle altre ci fu giustamente un coro di critiche. Ma la sua infelice dichiarazione rappresenta il pensiero di tanta gente che vive nell'ignoranza. Vi è mai capitato di sentire questi discorsi tristi al al bar o tra i colleghi? Non vi è mai capitato di incazzarvi e aver la voglia di intervenire, ma non lo fate? E' una brutta bestia l'ignoranza, fa paura, è così che ci sottomettono, e così che personaggi di merda come Berlusconi o uno come quello della Lega che dice "noi ce l' abbiamo duro!"trovano i consensi elettorali. Ma il discorso dell'ignoranza merita un lungo post a parte. Volevo parlare di una comunità indigena che si trova in Messico,
precisamente nel Chapas. Gi indigeni vivono in condizioni molto povere e subiscono forti discriminazioni. Vivono di agricoltura e ogni giorno rischiano che le loro terre vengano rubate dal governo per darle alle multinazionali. Questa comunità era "invisibile" fino a quando un certo Marcos guidò una rivolta nel 1994, fu la prima vera battaglia contro la globalizzazione. Era l'anno in cui nacque il trattato di libero commercio(NAFTA); una maniera per ammazzare senza l'utilizzo di pallottole.
E' quel signore con il passamontagna e la pipa, quando era stato invitato a rivelare la sua identità lui rispose :"Chi è Marcos? Marcos è un nero in Sudafrica,un gay a San Francisco, un anarchico in Spagna, un indio in Messico, un pacifista in Bosnia, un palestinese in Israele, un comunista dopo la fine della guerra fredda, una donna sola in una notte di sabato in ogni metropoli messicana, uno studente infelice, un dissidente nell'economia di mercato, un artista senza galleria e, naturalmente, uno zapatista nel Messico sud-orientale."
Volevo parlare di come fanno giustizia questa comunità, altro che inciviltà.
Voglio fare un esempio di come il potere federale messicano si impone sul potere della comunità: Se uno si ubriaca e distrugge la casetta del suo vicino perchè il suo "coche", il maiale, è entrato nella sua "milpa" e si è mangiato il mais; voleva ammazzare il porco, ma quello è scappato e così è finita che ha sfasciato la casa del vicino. Il Codice Penale dice :" Violazione di domicilio, danneggiamenti a proprietà altrui, a terzi ecc." e ti sbatte in galera. La comunità non si comporta così e dice" Tu hai sfasciato la casa, allora dovrai ripararla e lavorare per un certo periodo fino a riparare il danno. Tu resti fisicamente in libertà, ma condannato moralmente, dovrai riparare il male che hai fatto al tuo vicino, e sotto gli occhi di tutti".
Chi commette un omicidio, secondo il Codice Penale viene arrestato e rinchiuso nel carcere, così le vedove saranno due: quella del morto e quella dell'assassino. La comunità dice:"No : libertà fisica, pena morale. Chi ha ucciso deve lavorare per mantenere la vedova e figli, oltre alla propria moglie e figli", e viene additato come assassino senza più alcuna autorità morale nè diritti, che è il peggiore dei castighi!

Cosa ne pensate? Immaginate se applicassimo questo metodo qui! Applichiamo la punizione a quei bastardi degli imprenditori che, risparmiando sulla sicurezza, hanno causato la morte degli operai! Facciamoli lavorare a vita(magari sotto padrone) per mantenere le famiglie rimaste senza un padre.
Anche la famiglia di quell'operaio che si è ammazzato perchè non più riassunto! E che cazzo!!

5 commenti:

luisa ha detto...

Non tutti gli imprendotori sono uguali,ma come sempre vengono trattati tutti allo stesso modo solo per il fatto di appartenere a una categoria, ci tengo a precisare che sono una che lavora "sottopadrone" e purtroppo vedo molto divario tra di loro quanto ne vedo tra gli operai, cè sempre chi tira la " carretta" per tutti, il mondo è diventato sempre più dei furbi e questa parola non va d' accordo con onesti.
P.S grazie per il commento sul mio post, ti metto nella lista dei siti, anche se credo poco al fatto che tu sia incarcerato dietro le sbarre, ma sicuramente starai facendo la tua parte di galera che non si chiama Rebibbia o Regina Coeli,ma Vita.

Dama Verde ha detto...

Bellissimo post, Incarcerato!

Sono tornato a leggerlo una seconda volta.

Succedesse davvero anche da noi !!!

Ciao

Ele ha detto...

Personalmente dò ragione a luisa...oramai il mondo è dei furbi e i pochi onesti rimasti sono fagocitati da questa società che non riconosce più il merito e la buona fede!...Leggendo il tuo post mi chiedo(come mi son sempre chiesta):ma perchè siamo sempre in mano a questi politici che non pensano altro che a riempirsi le tasche?chi cavolo li vota????Che triste..speriamo le cose cambino..anche se ne dubito :-(

Ciao

Vincenzo ha detto...

Ottimo post incarcerato! Sei in gamba. A morte la bestia del capitale e più dignità per gli operai. Non se ne può più...il lavoro che uccide è il mondo alla rovescia! E' l'Italia degli sfruttatori....l'Italia dei magna magna dei voti a Berlusconi e a tutta la pasta mafiosa che lo accompagna...e non se ne può più...sono stufo ma non domato! Ho ancora tanta di quella energia che girerei il mondo con una mano....porca miseria!

francescaxxxx ha detto...

La giustizia di tipo riparativo è comune anche a molte comunità africane, un grande esempio di civiltà superiore che andrebbe, anche se a piccoli passi perchè è abbastanza estraneo alla ns cultura, introdotto anche qui in Italia, prima per i piccoli reati poi piano piano entrerebbe nel modo di pensare della gente...