lunedì 5 marzo 2012

Un crimine verso l'umanità: l'obbligo del Pareggio in Bilancio

Come Gramsci odio gli indifferenti. 

Anche se comprendo che sia molto difficile non farsi condizionare dalla propaganda mediatica, cartacea e soprattutto dai luoghi comuni scientemente inculcati. Odio l'indifferenza di questo fatidico giorno ove la Camera ha approvato definitivamente l'entrata in  Costituzione del Pareggio in Bilancio. O meglio, ha modificato l'articolo 81 che era un principio di rispetto della dignità dell'uomo. Un principio fino a qualche tempo fa sacro visto che i Padri Costituenti avevano almeno ereditato il pensiero del filosofo Spinoza che si riduce in una sua breve ma incisa frase:" L'economia deve servire l'uomo, non schiavizzarlo".

Oggi hanno ammazzato la nostra speranza.
 

Adesso cerchiamo di fare uno sforzo e lasciamo perdere i costi della Politica, la corruzione e l'evasione: non è questo il problema determinante del deficit.  O ancora meglio, il buco di Bilancio non è un problema come dicono i fautori  dell'economia neoclassica che viene fatta studiare e amare nelle Università private come la Luiss o la Bocconi. 

In realtà non è un male, ma è il benessere della collettività. 


Già immagino l'espressione del lettore leggendo queste ultime affermazioni. Eppure io non ho detto nulla di nuovo. Lo disse un economista non bolscevica ma moderato e borghese come Keynes: egli sostenne la necessità di utilizzare il Bilancio Pubblico per sostenere la domanda.

In parole povere:  se lo Stato spende 100 euro per la popolazione e poi ne richiede altre 100 perchè deve pareggiare i conti, ciò  vuol dire che lavoratori e aziende andranno a zero nei portafogli. E vuol dire recessione, povertà e malessere generale.


Tutte le entrate ricavate da tasse, lotta alle evasioni, ici  per la Chiesa non serviranno per la collettività, ma semplicemente per pareggiare il Bilancio.

Oggi è una giornata dove tutto l'arco parlamentare ha votato un'opera criminale verso noi cittadini. Hanno reso costituzionale una legge che castrerà qualsiasi tipo di politica economica che voglia, un domani, rafforzare lo Stato Sociale oramai smantellato.


Peggio del primo pareggio in Bilancio voluto nell'800 dal ministro banchiere Sella , quello che emise la famosa tassa sul macinato. Raggiunse il Pareggio e provocò una dilagante povertà fino a provocare i moti soffocati a cannonate dal generale Beccavis. Peggio perchè il Governo successivo porse rimedio.


Da oggi , grazie  al trattato europeo del Fiscal Compact che sanziona gli Stati membri se non rispettano il Bilancio e grazie  all'entrata in Costituzione del nuovo articolo 81, un futuro Governo avrà le mani legate.

E se un domani, in una trasmissione televisiva un ragazzo evocherà  il reddito garantito ad un futuro ministro, quest'ultimo  gli riderà in faccia e risponderà:" Ragazzo, ma lo dice la Costituzione.Te l'hanno detto a scuola   che va rispettata?"


 

domenica 4 marzo 2012

Come vorrei che tu fossi qui.

Come vorrei che tu fossi qui ad assistere alla Storia più infame della nostra Repubblica Italiana, quella della nostra Patria nel senso più nobile del termine. Potevi assistere al delirio di massa quando festeggiava la caduta di Berlusconi. Potevi anche ascoltare la canzone innalzata al cielo di "Bella Ciao". Canzone mai così deturpata e mi dispiacerebbe pensare che i giovani partigiani che hanno combattuto contro la dittatura fascista si siano rivoltati dalle tombe. La massa stessa, plagiata dai mezzi di informazione allineati e coperti, appoggiava incondizionatamente la venuta di un Governo Tecnico messo lì dal Potere stesso per completare l'opera di distruzione della nostra dignità. Uomini perfetti, senza anima, dei veri sicari del liberismo che un tempo combattevamo, sono riusciti nell'impresa dove Berlusconi aveva fallito.

Se tu fossi qui avresti capito l'inganno dello sterile antiberlusconismo di questi decenni. I grandi giornali come de "La Repubblica" pronti a sostenere questo infimo governo, il peggiore della Storia Repubblicana, in tutte le sue manovre distruttrici: addirittura con una lettera di Eugenio Scalfari che esortava Monti ad andare avanti con le riforme.  Avresti assistito alle lacrime della Fornero quando annunciò la riforma delle Pensioni. Pochi avevano capito che erano lacrime di felicità, visto che da anni studiava il metodo contributivo. E avrei pianto anche io se mi avessero dato la possibilità di realizzare il mio sogno. Il suo un incubo.

Mai dal dopoguerra in poi abbiamo avuto un tale assoggettamento al Potere di turno. Mai.


E con la chiusura dei giornali , seppur imperfetti, come Liberazione e presto anche il Manifesto, non ne rimane più nessuno a difendere i vari movimenti come quello dei NO TAV, nessuno potrà divulgare critiche alle inchieste della Magistratura come quella del tanto osannato Caselli che ha messo in galera dei manifestanti. Tra i quali un uomo anziano, tale Maurizio Ferrari  uscito dal carcere nel 2004 dopo aver scontato ben 30 anni di carcere perchè apparteneva alle Brigate Rosse. Non ha mai ucciso nessuno, era ed è rimasto un idealista. Per questo mai pentito. Un uomo che ha trascorso l'intera vita in galera( dall'interno lottava contro il degrado esistente nell'inferno carceraio) e ha continuato pacificamente a lottare contro le ingiustizie. Ecco il prezzo, uno dei tanti, che paghiamo grazie al dogma della legalità. Ringraziamo, anche per questo, l'antiberlusconismo brutale e la moda legalitaria che ha deturpato pure la figura di Peppino Impastato.


Se tu fossi qui con me avresti vissuto l'epoca dei suicidi di massa, quasi simili ai tempi dell'Unione Sovietica quando tanti intellettuali e poeti si suicidavano. Ma da noi sono i lavoratori a farlo quando perdono il lavoro, e anche i piccoli imprenditori schiacciati dai debiti e dalla recessione che si accentuerà sempre di più. Avresti visto il Potere criminale dei tecnocrati dell'UE come Draghi che hanno dettato austerità per i popoli, come quello Greco. 


Se tu fossi qui avresti con me assistito alle varie vicissitudini della vita quotidiana che è un riflesso di tutto ciò. Un malessere diffuso, incertezza dilagante, un futuro che non lo si conosce. 


Tutto questo è dovuto principalmente dall'oblio della memoria e dalla mancanza della capacità critica non condizionata. Questa è la vera vittoria del Potere.


Allora rimaniamo insieme. Da soli si cade; uniti forse possiamo, male che vada, rimanere in piedi.

giovedì 3 novembre 2011

George Papandreou, il referendum e le bombe della strategia della tensione..

Ora che Draghi è al capo della BCE ora sappiamo chi comanda veramente, altro che Berlusconi che non conta nulla ;e questo antiberlusconismo sterile sta diventando sempre più ridicolo. 

Tra l'altro secondo la rivista reazionaria Forbes, Draghi si conferma l'uomo più potente e ricco del mondo. Ed ora che il Primo Ministro greco Papandreou, pressato dalle continue guerriglie e proteste del popolo, ha deciso di indire il referendum, l'asse franco-tedesco si è allarmato. E con loro tutti i Potenti del mondo che del volere del popolo se ne frega. 

E in questa fase delicata, da piu fonti si paventa l'ipotesi di un colpo di stato. 

Forse non è un caso che il primo ministro greco abbia deciso di cambiare i vertici militari. Non è un cretino Papandreou, il suo scopo e speranza è che l'esito del referendum sia favorevole al piano di aiuti europei, ma egli è ben cosciente che il popolo l'ok tanto auspicato non lo darà e un colpo di stato a quel punto sarebbe molto probabile. I giornali di tutto il mondo lo criticano, perfino(ma ormai non è una novità) quelli progressisti che sono diventati i manipolatori del Potere. A proposito l'avete fatto il bonifico a Santoro? Mi dite di si? Complimenti, ancora non avete capito nulla. Ora vi ripropongo un mio articolo del 2 novembre del 2010. Leggetelo e trovate voi il legame con i fatti di oggi. Tutto è collegato:

Sento nell'aria una puzza sgradevole, quella di sangue pesto. Sangue che proviene dai civili ammazzati dalle bombe di Stato, sangue dei martiri uccisi per la ricerca della verità. Credo ancora di sentire la voce indignata e disperata di Panagulis, l'eroe solitario greco che da solo aveva sfidato la dittatura dei Colonnelli, da solo aveva resistito alle atroci torture ricevuta in prigione, da solo contro il Potere, prima in dittatura e poi in "democrazia". Sento la sua voce che urla :"Di nuovo?"

Isolato politicamente da tutti i Partiti, di destra e di sinistra, dalla Grecia fino all'Italia. Lui durante la su prigionia promise di scoperchiare l'inganno della democrazia che stava avviandosi dopo la Giunta dei colonnelli greci e le alleanze strategiche tra la CIA, il KYP(servizi segreti greci) e le convivenze tra fascisti greci e terroristi di destra italiani del Fronte nazionale, Rosa dei venti, Ordine nuovo.

Non è un caso che il generale dei servizi segreti allora SID di nome
Gianadelio Maletti intraprendeva spesso viaggi in Grecia e manteneva contatti con i colonnelli Greci come Papadopulos.

Alcuni pensano che manteneva contatti per attuare una strategia della tensione con loro.


Non è un caso che lui fosse filo americano e che la
stessa America avesse aiutato il golpe dei colonnelli. Come si instaurarono? Le dimissioni di Papandreou volute dal popolo, indignato, portarono ad un governo di coalizione incapace di gestire il clima sempre più teso, fin quando il 21 aprile 1967, alcuni colonnelli, paventando l’avanzata comunista e con l’aiuto dei servizi d’intelligence americani, s’impadronirono del potere con un colpo di stato, in nome del re.
Makarezos,Papadopoulos e Pattakos: i tre famigerati colonnelli greci.


I carri armati invasero le strade di Atene, concentrandosi in Piazza della Costituzione, sede del Parlamento. Tra questi, i colonnelli Georgos Papadopoulos e Stylianon Pattakos, seppur non avessero rappresentato la totalità degli ufficiali superiori dell’esercito, furono in grado di instaurare un regime basato sulle leggi marziali, deportando e imprigionando gli oppositori, come ad esempio il famoso scrittore Mikis Theodorakis.

Mi fermo qua sulla storia greca, anche perchè molto presto cercherò con l'aiuto di un'altra valida persona di dimostrare che Panagulis fu ucciso in un incidente automobilistico per denunciare il governo che si è succeduto alla dittatura greca e gli intrecci con la politica Italiana.                                                            

 Nelle foto Pier Paolo Pasolini e Alekos Panagulis: due uomini uccisi per lo stesso motivo.


Un intreccio che riguarda sempre il periodo dello stragismo perchè internazionale, e guarda caso spunta fuori la pista greca anche nell'attentato di Piazza Fontana. Guarda caso Pasolini morì perchè stava scoperchiando qualcosa di terribile, e non a caso era un grande amico di Panagulis e che otto mesi più tardi morì anche lui.

Ma oggi cosa sta accadendo? C'è la crisi economica mondiale, il Governo Berlusconi presto cadrà, perchè lo faranno cadere e ci sarà un vuoto politico, una voragine. In Grecia sono scoppiate delle bombe al parlamento di Atene e alle ambasciate svizzere e russe. La colpa ovviamente è ricaduta agli anarchici e guarda caso anche ad un italiano. E guarda caso c'è il primo ministro Karamanlis, nipote di Konstantinos Karamanlis, quello che riformò il governo dopo la dittatura. Un governo ponte lo definì Panagulis. Un governo che manteneva rapporti con i fascisti greci.

Di nuovo spunta l'Italia(anche per quanto riguarda la crisi di ora, ndr) e sempre con una banale  coincidenza, anche a Berlino e precisamente alla cancelleria di Angela Merkel scoppia una bomba. C'è chi paragona questo attentato a l'incendio doloso al Palazzo del Reichstag a Berlino avvenuto il 27 febbraio 1933. Un evento considerato cruciale per il sopravvento della Germania nazista.

Ovviamente tendo a precisare che la questione geopolitica attuale è assolutamente diversa da allora. Ma vedo che c'è uno schema simile e non dimentichiamo che questi meccanismi entrano in azione sempre quando ci sono momenti di incertezza economica, sfiducia nelle Istituzioni e un rafforzamento del populismo.

Inoltre qualcuno osserva che il periodo forse è ancora peggiore perchè non c'è nessun punto di riferimento.

C'è da preoccuparsi, quel tanfo adesso diventa davvero insopportabile e sento la voce di Panagulis che con voce accorata ci mette in guardia, sento Pasolini con quel "Io so!", sento le voci dei martiri che si rivolgono di nuovo a l Popolo, al gregge di non ricascarci. Forse dovremmo analizzare ancora meglio questi eventi per aver più chiarezza.


Catene legano le mani
mano destra e mano sinistra
le hanno unite insieme le catene
Insieme soffrono
insieme aspettano
insieme tentano

Mano destra e mano sinistra
nella lotta unite
Mani del popolo
per questo legate

Con lo stesso peso le catene
feriscono le due mani
Comune il sangue
il colore della vita
il principio del fuoco
il fondamento della lotta


Alekos Panagulis


martedì 1 novembre 2011

A chi ha paura!

Quando ti svegli la mattina e hai paura di affrontare la giornata. Quando hai paura di perdere il lavoro a cinquantanni. Quando hai paura di essere sgridato dal genitore, dall'insegnante, da un tuo superiore. Quando hai paura del veloce passar degli anni. Quando hai paura di perdere un tuo figlio. Quando hai paura di perdere la vita oppure di farla finita.

Quando hai paura del buio. Quando hai paura del giorno e tutti ti guardano. Quando hai paura di essere ridicolo. Quando hai paura di non poter superare un ostacolo. Quando hai paura di sognare. Quando hai paura di non saper parlar bene. Quando hai paura di trovare difficoltà ad amare. Quando hai paura di ricominciare a bere e di accorgerti che sei diventato oramai vecchio.

Quando hai paura di parlare con una ragazza.         Quando
  hai paura di vederti troppo grassa. Quando hai paura di guardarti allo specchio. Quando hai paura di essere te stesso. Quando hai paura di perdere la poltrona. Quando hai paura del troppo progresso. Quando hai paura di essere scavalcato da un'altra persona. Quando hai paura di essere di essere sterile. Quando hai paura di amare lo stesso tuo sesso. 

Quando hai paura di non voler più vivere. Quando hai  paura di chi ti dice se non ci sei fa lo stesso. Quando hai paura di non poter più vedere. Quando hai paura di un ennesimo fallimento. Quando hai paura di non essere più creduto. Quando hai paura di aver una vita troppo dura. Quando hai paura di essere per sempre mantenuto.

Ma soprattutto quando hai paura di non aver più paura.


venerdì 28 ottobre 2011

Dietro il passamontagna del 15 ottobre

 Non lo faccio quasi mai, ma dopo la squallida rissa avvenuta qui a Roma per l'assalto ad un centro commerciale, e non per una critica all'imposizione politica da strutture come la BCE e l'UE che sta destrutturando la nostra società, ma per il maledetto e oramai anacronistico consumismo, riporto l'articolo del bravo Lanfranco Caminiti. Godetevelo tutto perchè condivido ogni sillaba!


Incolti, brutali, rozzi, prezzolati, criminali, teppisti, dementi, sfascisti, populisti, nemici. Neri. Eccolo, nei commenti sui quotidiani, l’identikit degli “incappucciati” di piazza san Giovanni.
Un unanime coro di condanna, di politici, di opinionisti – un arco che raccoglie la destra e la sinistra e i più radicali delle sinistre – che manda al rogo quei maledetti violenti.
Roma - Valle Giulia - Marzo 1968
Roma – Valle Giulia – Marzo 1968
Una trasversalità di opinioni che lascia sgomenti. Accade solo con le catastrofi, con i terremoti, l’unanime cordoglio. E i tumulti appartengono alla politica, non alla natura del mondo. Tutti hanno “espressioni di ferma condanna”, plaudono alla polizia, invocano azioni repressive – individuateli, toglieteceli dai coglioni.
Tutto il vocabolario dei comunisti d’antan – i Pajetta, i Pecchioli, i Berlinguer – avete tirato fuori. Untorelli, squadristi, chiamavano gli altri incappucciati, quelli del Settantasette, senza capirci un cazzo. E sono storie che non c’entrano quasi nulla, l’una con l’altra. Quelli, però, avevano stoffa e storia, oltre che il pelo lungo così sullo stomaco, voi chi cazzo credete di essere, pensate che basti il pelo? Loro poi andavano da Cossiga con le liste di proscrizione, indicando chi andava arrestato: lo farete anche voi? Andrete anche voi da Maroni? Farete come promise Cameron dopo il riot di Londra, li prenderemo a uno a uno nelle loro case? Avete già le vostre liste?
Chiedete consulenza a Carlo Bonini della Repubblica: lui conosce bene gli Acab, All cops are bastards, ci ha fatto un libro, dove racconta le sofferenze dei poliziotti – ognuno ha le sue debolezze –, e ora disegna le mappe dei violenti di piazza, i luoghi dove si annidano, dove andare a scovarli. La chiama informazione, lui.
Non siate così melodrammatici – la madonnina sul selciato, oh la guerra di spagna e i preti fucilati, oh i talebani e i Buddha sgretolati, e la piazza di San Giovanni violata nella sua sacralità, ah il luogo delle composte manifestazioni, ah le canzoni di luca barbarossa e fiorella mannoia.
Non siate così mediocri nel giudicare.
Volete redigere e distribuire il manuale del bravo indignato? Dire come deve essere la rabbia e indicare i comportamenti dell’accettabile indignazione? Avete già pronta la guida della giovane marmotta indignata, un’indignazione composta, educata, per bene, moderata? Che aspettate a distribuirla?
Siete indignati con i black bloc, con gli incappucciati, i violenti, ormai l’indignazione vi viene così, come niente. Siete indispettiti, avevate già tutti i vostri bei discorsetti pronti, i vostri editorialini, le vostre intervistine, e v’hanno messo un candelotto dentro, ve li hanno bruciati come fosse un blindato.
O giovani incappucciati, meditate su quale disastro abbiate prodotto: Eugenio Scalfari e Aldo Cazzullo vi hanno ritirato la loro simpatia. Ci potevate pulire il culo già prima con la loro simpatia.
Un tumulto non è un pranzo di gala, un ordinato corteo, una partita magari un po’ rude e maschia da commentare nei salotti di una tivvù. Non è la simulazione dello scontro sociale. È una forma dello scontro sociale. Il tumulto è un grumo nero di rabbia e distruzione. Non mette fiori nei cannoni, non cerca consensi, non costruisce alleanze. Non è un movimento politico.
Questi non occupano il teatro Valle e non ascoltano gli uomini di cultura e i loro lamenti. Sono folli di rabbia, pazzi di distruzione.
Sono cronaca nera, forse è vero. Ma è nella cronaca nera che oggi si legge quanta rabbia e quanta disperazione stia producendo la crisi in chi era già ai margini, in chi è senza reti di protezione, in chi non sa a che santo votarsi.
Ma è sulla cronaca nera, sulla rabbia e sulla disperazione, che qualunque proposta politica di trasformazione, di riforme, deve misurare la sua credibilità. Mohammed Bouazizi, il giovane ambulante tunisino che si diede fuoco per protesta contro una multa dei vigili, era cronaca nera, un episodio di disperazione e rabbia, prima che un movimento lo trasformasse in un’onda politica inarrestabile.
La piaga di questo paese è diventato l’antiberlusconismo, spargere a piene mani l’illusione che basti un’imboscata parlamentare, un complotto trasversale, e buttare giù il governo e tutto – come d’incanto – cambierebbe. Niente più debito pubblico, niente più disoccupazione, niente più precariato, niente più tagli all’assistenza sanitaria: invece, investimenti, occupazione, credito a strafottere, la Fiat che marcia a pieno ritmo, e tutta la cassa integrazione che rientra. Basterebbe mettere Visco all’economia, Vendola allo sviluppo, Di Pietro alla giustizia, e ecco la quadra: la Bce ci darebbe tutto il credito di cui abbiamo bisogno, i mercati – la speculazione! – capirebbero che abbiamo un governo solido e stabile e ci ricompenserebbero; Sarkozy e la Merkel ci penserebbero due volte prima di decidere tutto da soli il futuro dell’Europa, e persino la Grecia e la Spagna si risolleverebbero, vuoi mettere? C’è chi fa i calcoli di quanti punti si ridurrebbe lo spread col Bund tedesco, e lo dà come cosa acquisita. Ma si può? Di che favola andate parlando? Quale film vi state girando nella testa? State lì, con l’acquolina alla bocca, pronti a governare senza uno straccio di programma, senza un sentimento sociale che spinga al cambiamento, litigiosi come i capponi di Renzo mentre si assaltano i forni del pane. Questo è il “male assoluto”, non quattro vetrine infrante.
Vedete, la domanda vera non è come mai a Roma il 15 ottobre ci sia stato l’inferno e nelle altre capitali del mondo tutto sia filato liscio – che poi non è neppure vero, già dimenticate le giornate di Atene? già dimenticato il riot di Londra? già dimenticato il 14 dicembre di Roma? già dimenticate le giornate dello sgombero dei No Tav? –, ma come mai non succeda tutti i giorni un casino simile.
Certo, se state tutti i giorni a pensare a Ruby e alla Minetti, a Scilipoti e a Sardelli, a Montezemolo e a Napolitano, è difficile che vi rendiate conto di quanta rabbia e disperazione stia producendo la crisi, quanta devastazione nella vita quotidiana e nell’immaginare un qualunque domani.
A che servono le vostre condanne? Convinceranno forse i black bloc – gli uomini neri – a essere più duttili? Blinderete le manifestazioni pacifiche facendole proteggere da cordoni di sicurezza pronti a menare chiunque si discosti dalle vostre indicazioni, dal vostro manuale di comportamento – fin qui si può essere rabbiosi, più in là, no, non sta bene, ci alieniamo scalfari e cazzullo? Che un movimento faccia le barricate e poi chiami la polizia per rimuoverle – come diceva Marx dei tedeschi – è una cosa contro natura.
Che un movimento provi a costruire simpatia e consenso intorno ai suoi temi è non solo legittimo ma auspicabile, che un movimento ponga un’opzione di cambiamento radicale è non solo legittimo ma auspicabile.
Il tumulto non viene da Marte, non è un complotto organizzato da minoranze di facinorosi. È nelle nostre attorcigliate viscere. È il buco nero della politica, il collasso della materia. Ma è nel nostro universo.
È qui che si misura la sfida di una politica del cambiamento, nel trasformare la rabbia in speranza, nel dare alla rabbia una speranza.
Lanfranco Caminiti

Roma - Febbraio 1977 - Cacciata di Lama dall'Università
Roma – Febbraio 1977 – Cacciata di Lama dall’Università
Roma - 15 Ottobre 2011
Roma – 15 Ottobre 2011

martedì 25 ottobre 2011

Uccidere bambini africani come passatempo e il coinvolgimento italiano( e Vaticano) su altri "fronti".

Quest'estate sul profilo facebook di un tipaccio che si firma  "Eugene Terrorblanch" era comparsa una sua foto shock dove ritrae  un giovane bianco accovacciato che impugna orgoglioso un fucile e preme il ginocchio sulla sua preda di caccia: un bimbo nero.  

Molto probabilmente, si spera, si tratta di un fotomontaggio ma purtroppo non è roba fantasiosa la storia della caccia all'uomo come divertimento. 

In Africa fino a qualche decennio fa, i "gloriosi" latifondisti o colonizzatori occidentali si dilettavano come passatempo, probabilmente stufati di divertirsi a cacciare gli animali, ad u lasciar scappare gli schiavi africani per poi utlizzarli come tiro a bersaglio. 

Già immagino il padre di famiglia, proprietario terriero, divertirsi a sparare su di loro; magari con accanto il proprio figliolo e moglie. 

Sicuramente era un gran divertimento per loro.  Chissà, forse tra una risata e l'altra si sentivano pure con la coscienza a posto visto che gli autoctoni erano considerati di razza inferiore e da addomesticare come animali. 

Nulla di nuovo sotto il sole cocente dell'Africa da sempre tenuta a bada.  Si, ci manca pure l'Africa a diventare un continente autonomo e magari portatore di un diverso modello di sviluppo. E infatti la Libia, che comunque la si pensi era uno Stato sovrano e sicuramente non colonizzato, ora è stata fatta ritornare alle origini di come quando fu sotto l'egida dell'Italia prima, Statunitense e Inglese poi.

Ma questa foto deplorevole mi da la possibilità di ritornare a parlare di un fatto tenuto nascosto, mai coinvolto in nessuna indagine giudiziaria e mai raccontato, tranne un trafiletto all'epoca del Manifesto.

E’ una storia che coinvolge ricchi imprenditori e nobili annoiati, quella noia che solo la ricchezza può dare, quel denaro che porta a marcire l’animo delle persone, a volte è alienante e porta alla distruzione altrui. Qualche anno fa questo scandalo coinvolse alcuni imprenditori di Bologna, la città rossa, ora di un rosso sbiadito. Una città tranquilla e vivibile, in cui ogni tanto accadevano eventi inspiegabili, che andavano da assassinii senza un movente preciso, fino alle stragi compiute dai poteri occulti dello Stato, anche queste senza che mai un colpevole fosse stato identificato.

Ma i delitti, questa volta, venivano compiuti fuori, all’estero
. Un hobby, come dicevo, molto particolare, un servizio che una società camuffata da agenzia di viaggi offriva ai suoi "amabili" clienti. I clienti non potevano che essere dei merdosi ricchi imprenditori e avvocati. Queste persone, annoiate dalla facilità con cui i fagiani si lasciavano spappolare, venivano portate in Croazia, terra di caccia, e precisamente in un territorio controllato dalle milizie del movimento nazionale cattolico croato Ustascia(pochi sanno, ma finanziati dallo IOR), e lì si dilettavano a fare il tiro a segno sugli abitanti di villaggi serbi e bosniaco-musulmani.                                                                                                                                                                             (nella foto potete vedere il generale croato ustascia Gotovina baciare le mani del Papa opusdeista Giovanni Paolo Secondo; costui sarà poi condannato per crimini di guerra e genocidio)

Cecchini del fine settimana insomma . Questo è lo schifoso hobby di cui volevo parlare, questa è la battuta di caccia (all’uomo) che praticavano questi "rispettabili cittadini e laboriosi imprenditori".

Ma molto probabilmente sono persone anche difficili da inquisire perchè hanno "operato" in territorio di guerra e lì è tutto lecito. Oppure più semplicemente ci sono di mezzo uomini potenti dove la Magistratura magari non può indagare.


domenica 23 ottobre 2011

L'uccisione di Gheddafi e la vigliaccata occidentale.

Anche se qualche dubbio ce l'avrei anche io, ufficialmente Gheddafi è stato giustiziato. Tutti noi abbiamo visto il video dove implorava di non sparare, abbiamo visto quel ragazzo con il cappello americano fiero di aver sparato a tradimento sulle tempie di Gheddafi pavoneggiarsi con la pistola d'oro. Non è stata una bella conclusione uccidere un uomo in quel caso ormai indifeso e circondato dai cosiddetti "ribelli" quando ormai era stato catturato. Possiamo pensarla come ci pare, ma Gheddafi piaccia o no è stato fin da giovane un combattente, e oggettivamente almeno inizialmente ha combattuto anche per una buona causa: liberare la Libia da quella marionetta del Re  Idiris. Il Re che aveva svenduto la sua terra agli USA.  Non venne giustiziato a sangue freddo, anzi gli permisero di scappare e rifugiarsi in esilio finendo il resto dei suoi giorni al Cairo.


Anche Gheddafi poteva scappare, ma a quanto pare non lo ha fatto e questo almeno va dato atto del suo coraggio. Poi il resto è storia. Per mia convinzione politica non potrò mai accettare un regime fondato sul carisma di una persona, come non sopporto il regime democratico occidentale che di rappresentativo forse ha solo la nostra mediocrità; ma sono sicuro che ora la Libia diventerà una polveriera e la qualità di vita che con Gheddafi era decisamente alta rimarrà solo un vecchio ricordo.


Tutti si sono rallegrati. Tutti gli uomini di Potere che fino a qualche mese fa lo ricevevano, facevano affari e lo corteggiavano; e il bacia mani da parte di Berlusconi è una sciocchezza se si fossero limitati solo a quello. Ma vi riporto due dichiarazioni dello stesso anno del nostro caro ministro Frattini. Leggetele che così verrà il vomito anche a voi:


"I rapporti che l’Italia ha con Gheddafi non li ha nessun altro Paese … puntando il dito contro la Libia non si ottiene nulla. Noi non lo abbiamo mai fatto … a noi Gheddafi ci apre le porte di tutta l’Africa … Gheddafi è un modello per il mondo arabo. Ha realizzato una riforma dei “Congressi provinciali del popolo”: ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta. Per me sono segnali positivi … Non dobbiamo dare l’impressione sbagliata di volere interferire, di volere esportare la nostra democrazia, ne pagheremmo le conseguenze" (Franco Frattini, 17 gennaio 2011)

 "La conferma del Cnt sulla morte di Gheddafi e’ un dato estremamente importante. Ascolteremo le parole del presidente Abdul Jalil. Credo che se questa fosse davvero la soluzione sarebbe una grande vittoria del popolo libico". "La Libia sarebbe definitivamente liberata. Si potrebbe costituire quel Governo libico che tutti attendiamo per andare verso elezioni elezioni democratiche. Un grande passo avanti che si e’ concluso in modo tragico, perche’ il dittatore ha rifiutato fino all’ultimo secondo di arrendersi alla giustizia internazionale che non lo avrebbe certamente impiccato, ma giudicato secondo le regole". (Franco Frattini, 20 ottobre 2011)